Di attori italiani che riescono a spopolare in America, oggi come oggi, non ve ne sono molti: Sergio Castellitto e Pierfrancesco Favino sono i nomi che vengono subito in mente.
Tuttavia, per diversi motivi, personali e non, o comunque a noi sconosciuti, oltre a delle piccole parti nei film d’oltreoceano, non si va.
Gli anni d’oro di debutto attoriale americano furono, per noi italiani, i fatidici anni ’50, dove Gina Lollobrigida e Sophia Loren furono le nostre migliori carte.
Desiderio Sotto gli Olmi rappresenta la pellicola del debutto attoriale, negli Usa, della nostra Sophia.
Non sono fandonie, ma questa pellicola è rimasta semi-sepolta per anni, confondendo Un Marito per Cinzia come quello di debutto, solo per il grande successo che ottenne.
Desiderio Sotto gli Olmi è una pellicola in bianco e nero del 1958, con la regia di Delbert Mann e un cast di eccezione: Sophia Loren, Anthony Perkins, Burl Ives (il padre padrone de La Gatta sul Tetto che Scotta), Pernell Roberts (conosciuto per la serie tv Bonanza), Frank Overton (Il Buio oltre la Siepe).

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La vicenda è ambientata nell’America rurale di metà ottocento (più precisamente nella Nuova Inghilterra), dove Ephraim Cabot (Burl Ives) è un contadino ultra settantente, religioso, burbero, due volte vedovo; il matrimonio con la seconda moglie gli ha fruttato un casale, ornato da enormi olmi, e un gran terreno in cui lavorare, nonché una cospicua eredità, alla morte della moglie.
Dalla prima moglie ha avuto due figli, Simeon e Peter (Frank Overton, Pernell Roberts) burberi quanto il padre, ma volenterosi di una loro indipendenza sociale ed economica, e dalla seconda ha avuto Eben (Anthony Perkins), smanioso di avere l’eredità del padre; Ephraim ha fatto soffrire sua madre durante il matrimonio, e avere l’eredità è il solo modo per riscattarsi e far riscattare sua madre.
Eben riesce a comprare le fette di terra dei due fratellastri, che colgono al volo l’occasione per poter andare in cerca di fortuna; lo stesso giorno della loro partenza, il padre porta a casa una giovane donna, Anna (Sophia Loren), della stessa età di Eben.
Anna è italiana, senza nessuno al mondo. Il matrimonio vede, quindi, un tacito accordo: per Ephraim vuol dire avere una compagnia che possa essergli accanto fino alla fine dei suoi giorni e che possa dargli un erede degno di ereditare quello che possiede (ritiene che gli altri figli non siano altro che dei mollaccioni), mentre per Anna questo vuol dire che un giorno potrà avere una bella eredità, con cui poter fare una vita tranquilla ed indipendente.
Eben e Anna sono attratti reciprocamente ma cercano di evitarsi. Tutto ciò non riuscirà a frenare la passione che scoppierà, ben presto, tra loro.
L’amore legalmente incestuoso darà vita ad un figlio, che viene fatto credere figlio di Ephraim; lo stesso insinuerà in Eben il dubbio che Anna abbia solo giocato con lui, per la questione dell’eredità.
Anna è innamorata sul serio del giovane e per dimostrarglielo compie un crudele infanticidio: la donna verrà ripudiata e denunciata sia da Ephraim che da Eben, salvo poi, quest’ultimo ritrattare, e autodenunciarsi, poiché egualmente colpevole.

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Sceneggiato da Irwin Shaw e derivante dall’omonima pièce teatrale di Eugene O’Neill, del 1924, (vincitore di tre premi Pulitzer e in genere ricordato per Strano Interludio), il film non ebbe il successo sperato.
Presentato alla stampa e al pubblico internazionale il 5 maggio 1958, durante la terza giornata del Festival di Cannes (dopo alcune anteprime americane ed inglesi), la pellicola venne duramente criticata per la mancanza di realismo (il film fu girato negli studi della Paramount di Los Angeles) che dava sfogo ad una sorta di teatro filmato, per i ruoli assegnati che non rendevano giustizia agli attori, e per gli argomenti trattati in essere, troppo espliciti per l’epoca.
Su tutti, solo Sophia Loren fu degna di nota, poiché diventata la porta-bandiera italiana, e lanciata come una superstar sul suolo americano.
Ma da sottolineare c’è l’interpretazione di Burl Ives, che riesce ottimamente nel ruolo di possessore di ogni cosa (e reduce, appena, dal successo del La Gatta sul Tetto che Scotta), e del timido ed impacciato Anthony Perkins; Desiderio Sotto gli Olmi non gli rende quella giustizia, che poi, per (s)fortuna gli venne attribuita con Psycho.
D’altra parte gli anni ’5 non furono facili per il cinema, che aveva la televisione come più importante concorrente, e l’errore è stato, forse, quello di non essere riusciti a cogliere il periodo giusto, specie per l’Europa, che in quel periodo cominciava a vedere film e attori che impersonavano la ribellione, con una scia, mal seguita, del produttore del film, Don Hartman.
Il nostro continente non era probabilmente pronto per affrontare un film che racchiudesse morbosità, incesto, sessualità e mitologia in una sola pellicola.
Con quest’opera, O’Neill prima, e Delbert Mann poi, si è saputo manipolare un insieme di elementi tragici come il conflitto tra l’apollineo e il dionisiaco, la famiglia dai mille problemi intestini da risolvere, con la combinazione del mito greco di Ippolito e Fedra (di Euripide), amalgamato dalla corrente filosofica-psicologica di Nietzche e Freud.
Un film che dimostra l’abilità, non concepita o forse non capita dal pubblico dell’epoca, al di là del mero realismo teatrale o meno, del regista di aver trasposto sul grande schermo la distruzione della filosofia americana, che pone un’immagine di successo e benessere che in realtà non è altro che una facciata, di una società, o di una famiglia, che non sta facendo altro che implodere.
La pellicola ricevette una nomination agli Oscar per la Miglior Fotografia in bianco e nero a Daniel L. Fapp.

Desiderio Sotto gli Olmi è un film diretto da Delbert Mann, sceneggiato da Irwin Shaw, fotografia di Daniel L. Fapp, con musiche di Elmer Bernstein, prodotto dalla Don Hartman Productions e distribuito dalla Paramount; il cast è costituito da Sophia Loren, Anthony Perkins, Burl Ives, Pernell Roberts, Frank Overton, Rebecca Welles, Jean Willes, Anne Seymour, Roy Fant, Charlotte Knight.

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