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Dal 19 giugno è disponibile su AppleTV+ Dads (Papà), il documentario che vede alla regia Bryce Dallas Howard, figlia del ben più noto Ron, che sceglie attraverso le testimonianze di celebrità e gente comune di raccontare le tante sfumature della paternità. Sceglie di farlo partendo dalla propria famiglia e allargando lo sguardo ai tanti papà d’America, abbracciando diverse etnie, età, stati sociali e background emotivi.

Uno sguardo su ciò che significa, al giorno d’oggi, essere padre e come la figura paterna sia cambiata nel corso del tempo. Howard deve essersi sentita ispirata anche dalla sua esperienza alla regia di un episodio della prima stagione di The Mandalorian, serie tv che in fondo non fa altro che mostrarci come, per essere padre di un essere vivente non sia davvero necessario condividerne il patrimonio genetico. Essere padre significa esserci, non solo al momento del concepimento ma per tutta la vita. Prima davanti per guidare, poi di fianco per supportare ed infine indietro per osservare il risultato di quanto fatto da genitore. Significa rappresentare la bussola che indica la strada a quel qualcuno che si aggrappa a te sin dalla tenera età, ogni volta che si sente perso o smarrito.

Dads, uomini diversi accomunati dallo stesso amore per i propri figli

Dads (Papà) - Cinematographe.it

Bryce Dallas Howard si dimostra fiera e innamorata di suo padre, come capita alla maggior parte delle figlie, già solo dal modo in cui pronuncia la parola Papà che apre il dibattito sul set e che racchiude in sé un po’ tutto il senso del documentario. Parte dalla sua esperienza, raccontando i papà che fanno parte della sua vita e mostrando come cambia lo sguardo di un uomo e come questo sia oggetto di rinascita nel momento in cui incrocia per la prima volta lo sguardo del suo bambino o della sua bambina.

I set coloratissimi sembrano voler formare un arcobaleno che sottolinei quanto possano essere variegate le sfumature della paternità. Conosciamo padri di diverse classi sociali, papà single e papà omosessuali, papà che hanno tanti bambini e papà che invece ne hanno solo uno a cui concedersi completamente. Con il passare dei minuti, emerge una figura che se negli Stati Uniti la considerano ancora una netta minoranza, figuriamoci quello che rappresenta in Italia: il papà a tempo pieno, quello che potremmo più semplicemente definire come un casalingo disperato, che trascorre la maggior parte della giornata con i figli e arriva a chiudersi in bagno a piangere mentre i figli urlano al di là della porta reclamando la sua presenza. Tra il preparare la colazione al mattino e il metterli a letto c’è tutto un mondo che solitamente è la madre a vivere e a gestire ma che in questo caso , con l’inversione dei ruoli, sviluppa al meglio l’empatia reciproca tra i partner e fa ben comprendere anche alla parte maschile della coppia quanto sia necessario un supporto soprattutto nei primi mesi che seguono la nascita di un bambino.

Nel corso del documentario si utilizza troppo spesso il termine “eroe” per definire un padre che dedica più tempo ai suoi figli ma che in fondo non fa altro che quello fatto dalla donna sin dall’alba dei tempi, quando viene definita solo come una “casalinga” che spesso e volentieri, agli occhi della gente, equivale ad un fare poco o niente quando invece si tratta di un vero e proprio investimento fisico ed emotivo. Perché, come dice giustamente Jimmy Kimmel, in molti casi la donna è Batman e tu non sei neanche Robin, sei solo una ruota della Batmobile.

Non basta generare una vita per essere padri

Dads (Papà) - Cinematographe.it

Tra gli uomini intervistati troviamo anche Will Smith che proprio in questi giorni ha raccontato cosa abbia significato per lui diventare padre, le paure provate ed i ricordi che ancora oggi lo fanno piangere nel ripensare alle violenze subite da suo padre. Una testimonianza delicata che sottolinea però ciò che forse manca nel documentario Dads. Bryce Dallas Howard, infatti, ci offre una visione un po’ troppo idealizzata dell’essere padri, di quanto possa essere bello ma anche delle tante difficoltà che possono subentrare durante il cammino che inizia quando si diventa genitore. Nonostante risulti difficile trattenere la commozione di fronte ad alcune testimonianze e a molti verrà voglia di telefonare al proprio padre o ripensare ai momenti più belli trascorsi con colui che magari adesso non c’è più, bisogna tenere bene a mente che esistono anche uomini che non meritano neanche di essere definiti padri. Qui subentra la netta distinzione tra chi semplicemente genera una vita attraverso l’atto sessuale e chi invece investe le proprie energie ed il proprio tempo nell’esserci, sempre e comunque, per quello che diventa giorno dopo giorno suo figlio, indipendentemente dal legame biologico.

Gli uomini coinvolti nel documentario sembrano imbarazzati di essere loro, quasi per la prima volta, al centro dell’attenzione quando si tratta di parlare di figli. Raccontano di qualcosa di magico ma anche di spaventoso, per il quale nessuno nasce pronto. Non vediamo un pancione che ci fa capire che stanno diventando genitori, non c’è un cambiamento a livello fisico ma una trasformazione a livello emotivo: anche loro diventano più ansiosi e quel luccichio negli occhi rimarrà per tutta la vita ogni volta che sentiranno pronunciare la parola papà nei loro confronti. Ora sono coinvolti su tutti i fronti e non dovrebbero essere lontani i tempi in cui su Whatsapp nascerà anche il “gruppo dei papà” che si contrappone così a quello famigerato (e temuto) delle mamme.

Nel corso dei decenni c’è stato un cambio di paradigma, è cambiata radicalmente la figura paterna: padre non è più solo colui che esce per procacciare da mangiare alla famiglia, che ammonisce i propri figli se fanno qualcosa di male. Adesso esistono i papà a tempo pieno, che rimangono sempre un po’ bambini e che si divertono insieme ai propri figli, concedendogli a volte di superare per la prima volta qualche limite, magari mentre è la madre che esce per andare a lavorare e mantiene viva la propria indipendenza. Una liberazione anche per gli uomini che si sentono così meno soffocati dall’idea di dover dimostrare la propria virilità attraverso quella che sembrava essere la loro unica funzione, ovvero lavorare per mantenere la famiglia.

Essere padre significa soprattutto sacrificio

Dads (Papà) - Cinematographe.it

I racconti sul set ci mostrano un aspetto più intimo e personale di personaggi che siamo abituati a vedere sul palco. Alcuni di loro si commuovono, continuano a farci sorridere per mascherare l’emozione che provano mentre parlano dei loro figli, altri ammettono di aver commesso degli errori quando questi erano ancora piccoli, di non essere stati molto presenti. Sono comunque racconti di persone più fortunate, che possono godersi i propri figli senza le ansie e le preoccupazioni di non riuscire ad arrivare a fine mese. Ecco perché dopo le risate che ci regalano loro, arriva la commozione per i racconti della gente comune, di chi trascorre la giornata a lavorare per portare a casa un pezzo di pane, di chi è costretto a vendere la propria macchina per permettersi di portare in ospedale il proprio figlio. Insomma, racconti in cui la maggior parte degli spettatori ha la possibilità di riconoscersi.

La paternità come esempio che si tramanda

Dads (Papà) - Cinematographe.it

Ma loro prima di essere padri sono stati figli, ed ecco che subentra anche la visione che loro stessi hanno avuto del proprio papà e quale insegnamento hanno ereditato: la maggior parte hanno seguito le sue orme e dai suoi errori sono cresciuti tentando di non ripeterli con i propri figli. Tra una ripresa e l’altra non manca un tuffo nella famiglia Howard che ci permette di conoscere alcune curiosità, come l’abitudine di riprendere il momento del parto mantenendo la ripresa fissa sulla vagina nel momento in cui il bambino viene al mondo. (Abitudine che il fratello di Bryce non sembra affatto voler proseguire!).

La regia di Bryce Dallas Howard risulta costantemente attenta al voler mostrare le emozioni che galoppano nell’animo di chi racconta, indugiando sui loro sguardi e contrapponendoli a quello adorante dei loro figli che li guardano ammaliati da così tanta “grandezza” a cui aggrapparsi come koala. Loro che vedono il loro papà come fosse il Presidente, il primo Uomo sulla luna, il più grande supereroe.

Un documentario riuscito, dedicato ai papà che ci sono sempre, a quelli che non ci sono più, a chi diventa padre molti anni dopo essere diventato genitore, a chi merita di essere definito padre.

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