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Siamo nel 2021, mandiamo le sonde su Marte, creiamo la carne artificiale in laboratorio, eppure parlare della violenza sulle donne sembra ancora un grande tabù. Dei passi avanti sono stati fatti, ma se in Italia nel solo 2021 si registra un femminicidio ogni 5 giorni, evidentemente non è abbastanza. E questi sono i solo i casi più eclatanti, la punta di un iceberg che vede decine, centinaia, migliaia di donne (e non solo) abusate fisicamente e psicologicamente da chi dovrebbe il loro rifugio sicuro, la famiglia. Ecco perché è sempre un piacere dare visibilità a chi sceglie di rappresentare questi temi, dare voce a chi, sotto silenzio, vive un incubo quotidiano. Credo in un solo Padre, la prima opera cinematografica del regista di talento Luca Guardabascio, vuole aprire una finestra proprio sul delicato tema della violenza sulle donne.

Il suo film, in uscita il giorno della Festa delle Donna e ispirato a una storia vera, è la sofferta preghiera che una donna recita per scongiurare l’ennesima violenza del suo carnefice. È un grido di dolore di una donna, che grida per tutte le donne e le persone vittime di violenza. Un opera intensa, che esplora una realtà segnata dalla sorda brutalità e dagli orrori del sistema patriarcale, che fa male ancora di più, perché sappiamo che è vera. Ma anche un’opera che vuole lanciare un messaggio di speranza, lanciando un finale in cui aleggia il sogno di un futuro migliore.

Credo in un solo padre, la storia vera dell’ennesima donna vittima di abusi

Credo in un solo padre Cinematographe.it

In una località tra Campania e Basilicata, la vita di una famiglia è punteggiata e sconvolta
da crudi rituali di violenza domestica quotidiana. Giuseppe (Massimo Bonetti) è un
padre padrone. Violento. Dispotico. Feroce. Nel paese nessuno vede. Nessuno sente.
Nessuno parla. Ma tutti sanno. E così diventano tutti complici di quello squallore, della
schiavitù imposta alle vittime degli abusi. L’indifferenza è più forte della loro coscienza.
Quando Gerardo (Giordano Petri), giovane padre di famiglia emigra in Austria per
guadagnare più denaro così da permettere una vita più agiata alla moglie e ai due figli, la
donna e i bambini restano a vivere nella fattoria del suocero. Questa assenza sarà l’inizio di
un incubo che porterà Maria (Anna Marcello) prima e sua figlia poi a subire gli abusi e
gli orrori dell’orco.

Un lavoro corale per un grido di denuncia contro violenza e omertà

Credo in un solo padre Cinematographe.it

Maria è la protagonista femminile del racconto di violenza, insieme all’orco Nonno Giuseppe, padre padrone che approfitta dell’assenza lavorativa del figlio per abusare di lei, e anche della nipote. In questi due ruoli troviamo due attori di grande spessore come Anna Marcello, interprete intensa e convincente, e Massimo Bonetti, che nella sua lunga carriera ha fatto cinema come attore, regista o sceneggiatore.

Ma Credo in un solo padre non racconta solo la violenza subita da Maria: sono tanti i personaggi feriti, che vivono la loro vita fra fra l’abbandono, il lavoro duro dei campi, la preghiera, l’omertà, il pettegolezzo e l’ignoranza. Una società in cui quasi tutti appaiono sconfitti. Come Ninetta, donna in gabbia violentata dai fratelli e che sogna di poter fuggire, interpretata con intensità da Francesca Luce Cardinale, giovane nipote della celebre Claudia. O come il muto Ciriaco (Claudio Madia), che non è una donna ma vive una vita ai margini della società, ugualmente maltrattato dal padre Giuseppe che lo ha seviziato e dal paese, che lo considera un invisibile inutile errore. Nel cast spiccano anche due apparizioni di peso. Una è quella di Roberto Ciufoli, che lascia i panni del comico per dare volto a Alfonso Murano, personaggio non del tutto pulito che convince il marito di Maria a cercare fortuna all’estero per puro tornaconto personale. L’altra è quella di Flavio Bucci, compianto attore scomparso il 18 febbraio del 2020: in Credo in un solo padre, ultimo film da lui girato, è Zio Domenico, fratello di Giuseppe e vero fulcro della famiglia. Un uomo solitario, di cultura, dal pensiero limpido, libero e dissacrante.

Credo in un solo padre, una speranza per chi crede di non averla

Credo in un solo padre Cinematographe.it

Credo in un solo padre è una storia ancestrale, antropologica, un film che vuole essere denuncia e speranza, come racconta il regista:

L’opera racconta del nostro passato, ma anche della nostra storia più recente, perché violenze come quelle presenti nel film, non debbano avvenire mai più. Il nostro film ha già un valore sociale e molte sono le scommesse vinte, come quella di aver assunto sul set persone vittime di abusi e violenze. Mostrare i fatti è l’arma più forte per raccontare a tutti la verità su qualcosa che, in epoca moderna, appare ancora un tabù del passato. Per questo, abbiamo deciso di realizzare un’opera cinematografica originale dal grande appeal internazionale, grazie ad una squadra che coinvolge il territorio, scuole, associazioni, cittadini, imprenditori ed istituzioni sensibili all’argomento. Il cinema farà emergere una storia taciuta, la proietterà sul grande schermo e, come un macigno, il messaggio finale lavorerà sulle coscienze di chi, da troppi anni, è sordo alle richieste di aiuto.

Luca Guardabascio riesce nel suo intento grazie a una regia minuziosa e accattivante, che immerge lo spettatore nella storia. Con cura e intensità, il regista non cade mai nel banale, ma trova la chiave giusta per raccontare in modo diverso un argomento così doloroso. Ottimo il lavoro nel reparto fotografia guidato da Francesco Paglioli, che gioca molto nell’alternanza tra sprazzi di colore e sequenze più buie dai toni quasi seppiati, dando una rappresentazione visiva ai diversi sentimenti che vengono raccontati di scena in scena. Un bel contributo arriva anche dalla colonna sonora curata da Francesco Baccini, che svolge un doppio ruolo comparendo anche come attore. Nonostante il dolore portato sullo schermo, e la voglia di mostrare e denunciare l’orrore della violenza, Luca Guardabascio decide di lasciare anche una nota positiva. Lo fa con la figura del pastore Ciriaco, un emarginato che sarà, invece, l’uomo del riscatto contro tutta la violenza perpetrata nella storia. Una sorta di rivalsa degli ultimi, espediente narrativo ben riuscito e che porta a un finale in cui entra uno spiraglio di luce nelle tenebre. Proprio grazie a questa chiusura, quello che rimane in mente non è tanto l’orrore, ma un barlume di speranza la cui presenza è necessaria.

Quello che convince di più, in Credo in un solo padre, è che guardandolo si capisce come tutte le persone che hanno preso parte al progetto credono davvero nel messaggio che stanno veicolando. Il film, quindi, non risulta un mero esercizio stilistico, ma un vero manifesto di denuncia, e un modo ben riuscito di dare una speranza a chi non crede di averla.