Cinecomic Italiani: Diabolik di Mario Bava

Prima che la Marvel diventasse popolare a livello cinematografico con il suo Marvel Cinematic Universe, prima che Batman e Superman si scontrassero dando vita ufficialmente all’universo Dc Espanso, prima che Gabriele Salvatores portasse sugli schermi italiani Il Ragazzo Invisibile e prima della nuova alba del cinema italiano di intrattenimento da parte di Gabriele Mainetti con Lo Chiamavano Jeeg Robot, i Cinecomic Italiani avevano già visto la luce sottoforma di pellicole pop che si rifacevano ad eroi dei fumetti che a loro volta traevano ispirazione dalle pellicole di successo dell’epoca.
Erano gli anni ’60 e Diabolik, fumetto creato dalle sorelle Giussani, aveva un enorme successo di critica e pubblico tanto da far scritturare Mario Bava da De Laurentiis per dirigerne la trasposizione cinematografica in quanto era uno dei massimi esperti di effetti speciali e il film necessitava di parecchie scene visivamente impeccabili.

Cinecomic Italiani: Diabolik di Mario Bava

Cinecomic Italiani: Diabolik poster

Per il ladro gentile e imprevedibile conosciuto come Diabolik (John Philip Law) le cose belle e preziose non sono mai sufficienti. Soprattutto quando ci sono montagne di soldi da portar via sotto il naso di presuntuosi ufficiali governativi e gioielli senza prezzo da rubare dai salottini dei miliardari. L’inafferrabile furfante trova sempre una miriade di modi per essere all’altezza della sua fama in questo movimentato e scherzoso film ispirato al celebre fumetto europeo Diabolik. Si arrampica sui muri, sabota le conferenze stampa col Gas Esilarante, strappa una confessione a un signore del crimine mentre precipitano da un aeroplano e riesce a farla franca dopo il furto di venti tonnellate di lingotti d’oro.

 

Il Diabolik diretto da Mario Bava, con il suo stile registico molto lontano dai lavori portati a termine in passato è considerato uno dei migliori film pop degli anni sessanta, un misto di pop art, optical art, psichedelia e futurismo: nonostante le discussioni avute con De Laurentiis sul set del film poiché Bava voleva portare in scena più orrore e ferocia per rimanere fedele al fumetto mentre De Laurentiis era contrario, Diabolik è stato un successo che si è dimostrato tale solo negli anni, diventando non solo un prodotto Cult ma anche di ispirazione per i grandi registi moderni.
Vista la maestria di Bava nell’utilizzo degli effetti speciali, Diabolik vanta scenografie quasi invisibili, che venivano dipinte per la maggior parte delle scene su alcuni vetri che venivano posizionati davanti alla macchina da presa creando in questo modo l’illusione di set immensi con spesa minima.

cinecomic italiani diabolik castI cinecomic Italiani dell’epoca (visti al massimo come fotoromanzi prima di diventare veri e propri film) vantavano un cast con nomi noti, scelta adottata dai produttori per portare il pubblico al cinema e per far scoprire un nuovo genere cinematografico che stava nascendo; Diabolik, però, non poteva dire certo la sua da questo punto di vista: nonostante la straordinaria presenza di Adolfo Celi come villain principale e Michel Piccoli nel ruolo dell’ispettore Ginko, le critiche più grandi al film vanno fatte a Marisa Mell che, nonostante sia diventata un’icona pop, nel film di Bava risulta totalmente fuori parte.
Il Diabolik di John Philip Law nonostante i dubbi iniziali e le poche battute (dopotutto il personaggio è silenzioso) rispecchia fedelmente il carattere e le fattezze della controparte cartacea, anche se Bava non fu d’accordo col casting, ritenendo l’attore troppo anonimo per interpretare un ruolo così iconico. Nonostante tutto, il personaggio ne esce più che bene dalla pellicola di Bava, seppur con qualche esagerazione che fa palesemente notare la strada che voleva intraprendere il regista, smussata poi dalla produzione che ha reso il tutto meno cupo e più fumettoso, rifacendosi anche ai film di James Bond che stavano avendo un enorme successo.

Cinecomic italiani: Diabolik Eva

Diabolik di Mario Bava rimane uno dei Cinecomic Italiani più fedeli alla controparte cartacea, manifesto e simbolo di un periodo artistico eccezionale che, unito alla stupenda colonna sonora, consapevole delle sue sbavature e piccole imperfezioni, rappresenta la voglia di sperimentare e un notevole punto di svolta per il cinema italiano d’autore.

Regia - 4.5
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 4.5
Recitazione - 4
Sonoro - 4.5
Emozione - 4.5

4.3