Cemento Armato: recensione del film con Nicolas Vaporidis

Un noir in piena luce. Una storia di riscatto sociale e torti subiti condotto da attori che hanno saputo reinventarsi. Cemento Armato merita una visione.

Cemento Armato è scritto e diretto da Marco Martani, solitamente impegnato a stendere soggetti e sceneggiature di celebri cinepanettoni. Al suo esordio, nel 2007, decide di riscoprire la tradizione del cinema di genere degli anni settanta italiani, traendo ispirazione anche da molta letteratura noir incentrata sulla morte e sugli spiriti che osservano le gesta dei protagonisti, venendo giudicati amaramente lungo il corso della loro storia. Diego Santini (Nicolas Vaporidis) è un ragazzo che vive di piccoli crimini e divide l’appartamento con la fidanzata Asia (Carolina Crescentini). Una mattina Diego rimane bloccato nel traffico in sella ad uno scooter rubato. Per farsi strada comincia a spaccare gli specchietti delle auto ferme con il piede.

Fra le auto che vengono danneggiate c’è una costosa Mercedes di Franco Zorzi (Giorgio Faletti), detto Il Primario: un boss della mafia di Roma che detiene il potere del crimine della Capitale. L’uomo, infastidito dal gesto, decide di dare una lezione a Diego e a scombinare gli equilibri della sua vita familiare e sentimentale.

Cemento Armato: un percorso insidioso per un protagonista ribelle e irrazionale

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Il punto focale di Cemento Armato è un ragazzo che vive di stenti, con una condotta morale difficilmente inquadrabile. Nello scontrarsi con un mondo ancora più cupo e destabilizzante, quello gestito dal Primario, Diego riscopre l’adolescenza perduta ma al tempo stesso una forza interiore che gli serve per affrontare difficoltà che metteranno seriamente a rischio la sua vita. Nicolas Vaporidis è un volto molto conosciuto: reduce da Notte Prima degli Esami di Fausto Brizzi, si rivela un’interprete versatile che sa come adattarsi ad un’atmosfera opprimente, dal retrogusto amaro.

Il concetto di responsabilità si presenta alla porta di Diego e va frantumando i sogni e le speranze del giovane protagonista; contrastare le risorse del Primario è un obiettivo che viene valorizzato da una regia non particolarmente brillante nell’esecuzione, ma immersa in colori spenti e glaciali. Marco Martani si concentra sui volti segnati dei due attori di punta, che devono far fronte ad un cambio netto di tono e di registro rispetto al successo di Notte Prima Degli Esami. L’opportunità di presentare una storia dai destini segnati e dalle svolte intensamente drammatiche è da cogliere in dialoghi sofferti e in una rabbia repressa che non vede l’ora di manifestarsi. Il noir è un genere -ancora oggi- poco sfruttato nel nostro paese: i ruoli di vittima ed esecutore che tracciano un finale non confortante occupano un posto in prima fila in Cemento Armato.

Cemento Armato: le musiche rafforzano un lavoro di caratterizzazione dignitoso

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Per impreziosire un lavoro di ridefinizione del noir in un’epoca contemporanea, le musiche a cura di Paolo Buonvino intervengono per separare le tre figure protagoniste di Diego, Il Primario e Asia – una tra le migliori interpretazioni di Carolina Crescentini – per destrutturare le loro etichette e macchiare di nero il loro arco evolutivo. Cemento Armato si impegna a non rappresentare personaggi estremamente positivi e si smarca dalla prevedibilità e della caratterizzazione semplicistica. L’intervento del frontman dei Negramaro, Giuliano Sangiorgi, con la sua Senza Fiato – in collaborazione con la compianta Dolores O’Riordan – tratteggia un atto conclusivo molto particolare; quando i nodi di questo scontro ideologico e fisico fra due caratteri incandescenti vengono al pettine, il film scopre il velo dell’innocenza e graffia i corpi in disuso di persone che hanno sempre vissuto al limite dell’eccesso.

Non mancano elementi grafici crudi e diretti: la violenza gioca un ruolo fondamentale all’interno del racconto. Una volta che ci si abitua alla presenza del tris di attori in un genere insolito, l’attenzione viene riposta sul cosiddetto “effetto farfalla”. Da un battito d’ali di una farfalla – in questo caso uno specchietto retrovisore rotto – può insorgere una conseguenza di indicibili proporzioni e non prevista. Cemento Armato è una pellicola d’esordio che, alle prime battute, può sembrare acerbo e non pienamente definito. Sorprendentemente, regge il peso del tempo e si dimostra essere un titolo di genere solido, con interpreti coraggiosi e un finale che si fa ricordare.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 2.5
Recitazione - 2.5
Sonoro - 3
Emozione - 3

2.8

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