Cannibal Holocaust: impressionante, violento, estremo: il capolavoro di Ruggero Deodato.

Cannibal Holocaust è il film più violento e controverso mai realizzato in tutta la storia del cinema, il miglior prodotto cinematografico di genere Cannibal, brulicante di impressionante realismo. Additato come snuff movie, Il film rafforzò la fama del regista Ruggero Deodato come autore estremo, dopo il precedente Ultimo mondo cannibale, e gli valse l’appellativo di Monsieur Cannibal.

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The Last Road to Hell

Il professor Monroe compie alcune ricerche in Amazzonia seguendo le tracce di quattro giovani reporter che, incaricati da una emittente televisiva di girare un documentario sulle tribù che praticano il cannibalismo nella regione brasiliana, non danno più loro notizie da sei mesi. Dopo giorni di estenuanti e pericolose ricerche, il professore incontra una pacifica tribù di cannibali ed entra in possesso del materiale girato dai quattro reporter. Tornato a New York, visiona e monta per l’emittente televisiva un documentario sui quattro ragazzi e sulle tribù indigene della zona.

 The Green Inferno

Il filmato mostra i quattro ragazzi tranquilli e pacifici nel compiere il loro dovere come reporter, ma presto la loro spedizione si trasformerà in un vero e proprio inferno mostrando il lato più primitivo e selvaggio del genere umano…

Cannibal Holocaust è sicuramente il film per cui il regista Ruggero Deodato viene e verrà ricordato per sempre nel mondo del cinema mondiale.
La regia innovativa che alterna la prima parte del film girata in 35mm, mentre la seconda parte in 16mm è totalmente camera a mano per dare ancora di più il senso di documentario amatoriale, fa sì che Cannibal Holocaust sia il precursore dei Mockumentary/Find Footage Movie: lo stile grezzo, confusionario, sporco, graffiato rende il film ancora più particolare e difficile da digerire. Lo stesso Deodato disse di aver avuto una cura maniacale nel confezionare il film, tanto da graffiare lui stesso la pellicola per rendere il prodotto finale ancora più disturbante. La contrapposizione (e probabilmente ciò che lo rende un capolavoro) con la prima parte destabilizza lo spettatore facendogli fare un tour su delle montagne russe fatte di canne di bambù e fango: poco stabili ed estremamente emozionanti.
La fotografia di Sergio D’offizi (a pari passo con la regia) si divide in due: una prima parte più documentaristica e tranquilla, con utilizzo quasi prevalentemente di luce naturale con un’immagine pressocchè perfetta e dolce; una seconda parte in ombra, poco illuminata o totalmente bruciata in alcune occasioni, un continuo gioco di opposti e contrapposizioni.

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La recitazione dei quattro protagonisti per la seconda parte del film è folle, totalmente estrema nel suo agghiacciante realismo. Le battute, come di consueto per il genere di film, si possono contare sulle dita di una mano; totale spazio viene dato alle urla, alle espressioni facciali, al terrore e alla cattiveria che si può scorgere negli occhi dei protagonisti. La prima parte del film invece è molto più ricca di dialoghi, anche se non memorabili o profondi, ma essenziali per comprendere al pieno la storia.
La colonna sonora di Riz Ortolani è inquietante con la sua melodia dolce unita alle immagini violente del film, un tema musicale che sicuramente arricchisce ed espande un prodotto già agghiacciante.
Gli effetti speciali di Aldo Gasparri sono la ciliegina sulla torta di un prodotto già perfettamente inquietante: estremi, splatter, di un realismo allucinante tanto da far storcere il naso alle autorità e sospettare che alcune scene fossero addirittura legate ad uno Snuff Movie. Se si deve proprio trovare una nota negativa è sicuramente legata alle violenze (reali?) sugli animali che trovavano spazio anche nei precedenti film (recensiti da noi per il filone #BonApetit ) del genere Cannibal ma qui associate ad una brutalità e ad una violenza davvero gratuita ed estrema.

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Cannibal Holocaust è sicuramente una pellicola non adatta a tutti che ancora oggi crea polemiche ma, cosa più importante, il film di Ruggero Deodato non ci mostra solo scene di efferata crudeltà primitiva, lascia anche un messaggio: in determinate situazioni, l’uomo si trasforma totalmente, mostrando il lato più bestiale e cattivo, diventando il nemico più pericoloso per popoli primitivi, meno evoluti, ma sicuramente più umani di molti altri.

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