Bolgia Totale: recensione

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Bolgia Totale è il nuovo film di Matteo Scifoni, distribuito nelle sale cinematografiche a partire da oggi, 3 settembre, e mai titolo poteva essere più adatto a descrivere la storia e le dinamiche raccontate in questa pellicola: è una bolgia totale, infatti, la situazione che si dipana nella trama ma, allo stesso tempo, è una bolgia totale anche la vita dei protagonisti, alle prese, tutti, con un’esistenza sbagliata, intricata, inconcludente; per contingenza, certo, ma anche e soprattutto per la loro incapacità di cambiare, nonostante le intenzioni.
Il film ci catapulta nella vita strascicata di Quinto Cruciani, ispettore di polizia prossimo alla pensione, un tempo brillante poliziotto ma ora stanco e affaticato, che si trascina tra alcool, droghe e debiti di gioco. Fin dalle prime scene viene evidenziato il dualismo con l’altro protagonista della pellicola, Michele Loi, giovane spacciatore con problemi psichici, da poco uscito di galera e che non riesce a tenersi lontano dalla cattiva strada. Le vite, così diverse eppure così simili, dei due sono destinate ad incrociarsi quando Cruciani, subito dopo averlo arrestato nell’ambito di una retata, si lascia sfuggire Loi. Per evitare una sospensione all’anziano investigatore, l’ispettore capo Bonanza accetta di coprirlo con i superiori e di concedergli tre giorni per recuperare il fuggitivo. Sarà l’inizio di una frenetica caccia all’uomo, ma anche di un viaggio all’interno della psicologia dei due antagonisti per scoprirne sogni infranti e fragilità.

Bolgia Totale è un film interessante: asciutto, freddo e calibrato, è sicuramente uno di quei prodotti italiani validi e di qualità che, cercando con attenzione, è possibile trovare nei cinema. D’altra parte, lo stile e le atmosfere rimandano chiaramente ad un filone tutto nostrano ovvero quel poliziottesco che tanta fortuna ebbe negli anni Settanta e che, da allora, solo raramente è riuscito a trovare una degna continuazione nei decenni successivi. Ebbene, con Bolgia Totale l’operazione nostalgia, per gli amanti del genere, è garantita senza, tuttavia, scivolare mai nel caricaturale. Il film ha, infatti, una sua propria identità ben delineata: non imita ma, invece, dimostra di aver assimilato e fatta propria la lezione impartita dai predecessori, scorrendo, così, senza sbavature per tutti i 90 minuti di visione. La regia di Matteo Scifoni è pulita e oggettiva, le inquadrature ben studiate e, in alcuni casi, una gioia per gli occhi. La fotografia, tendente a toni freddi e grigi, sottolinea lo scorrere delle vite dei protagonisti ed il loro sentire, amalgamandosi bene con la narrazione. BolgiaTotale1E’ una storia fredda, d’altra parte, quella raccontata nel film e tutto, a livello tecnico, è pensato per trasmetterci questa sensazione. Con una regia sicura, accompagnata da musiche essenziali, mai invadenti e sempre adatte alle immagini che scorrono sullo schermo, Scifoni ci guida verso l’inevitabile epilogo, intuibile, a ben guardare, fin dalla prima sequenza. Un poliziesco nudo e crudo, insomma, italianissimo nelle atmosfere che gli amanti del genere non faticheranno a riconoscere ma che, in fondo, è anche il racconto di due solitudini, apparentemente diverse ma in realtà estremamente simili. Cruciani e Loi, infatti, provengono da contesti differenti e hanno vissuto esperienze agli antipodi eppure, alla fine, sono entrambi emarginati, che non riescono a collocarsi, ognuno per le proprie ragioni, pienamente nella società civile. Se questo aspetto psicologico emerge così bene nella pellicola, senza stridere con il resto della vicenda, il merito è anche degli interpreti, entrambi ispirati e convincenti. Giorgio Colangeli dà vita ad un ispettore disilluso, cinico e stanco, ormai lontano dai giorni in cui era un poliziotto modello ed alle prese con una situazione familiare e personale che gli sfugge di mano, si rifugia nell’alcool e nelle droghe ma, nonostante questo, intravede una possibilità di riscatto nella solitaria missione di recupero dell’evaso Loi e la coglie convinto di riuscire a migliorare, nell’impresa, anche se stesso. Domenico Diele è perfetto nei panni di Michele Loi, giovane psicopatico che si districa in situazioni più grosse di lui, che coltiva il sogno impossibile di una vita migliore in Porto Rico e che nutre una autentica venerazione per il personaggio di Clint Eastwood nel film Il Buono, il Brutto e il Cattivo tanto da far assumere, nei suoi deliri, le fattezze e la voce del suo beniamino alla propria coscienza. Una nota di merito anche per i comprimari che, seppure in ruoli brevi, contribuiscono, con la loro interpretazione, alla riuscita artistica della pellicola. Gianmarco Tognazzi è il rampante Bonanza, apparentemente integerrimo ma in realtà corrotto ispettore capo. Ivan Franek interpreta in maniera convincente il malavitoso polacco Felix Kometa, uno dei personaggi meglio caratterizzati del film. Una buona interpretazione anche per Xhilda Lapardhaja, nel ruolo della spogliarellista muta Zoe Belushi, unico appiglio di Loi alla realtà noché unica figura pura e pienamente positiva della pellicola. Un interessante film di genere, in conclusione, che vale pienamente il costo del biglietto. E per godervi al meglio l’esperienza nel buio dello schermo, vi rimando ai nostri consigli sensoriali del Manuale del Cinefilo.

bolgia totale

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