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Bo Burnham: classe 1990. Comico, cantautore, sceneggiatore e regista sempre pronto a scuotere le fondamenta di una società sull’orlo del precipizio. Due spettacoli comici all’attivo, What (2010) e Make Happy (2016), entrambi disponibili su Netflix; in un percorso di riassestamento del senso critico e dell’ottica spietata su un mondo in decadimento e su uno spazio vuoto, in attesa di riempirsi di un improvviso impulso di mostrarsi sereni e soddisfatti in ogni aspetto delle nostre vite, in Bo Burnham: Inside, il comico recupera il materiale proposto in precedenza ed estende tutti i suoi dubbi e le sue prospettive distorte di un futuro incerto all’interno di una singola stanza. Una quarantena forzata costringe l’artista a considerarsi già sconfitto in partenza, sviluppando nel corso di un anno un arco narrativo quasi improvvisato, dominato da convinzioni manipolate dall’esterno e, al contempo, dalla fermezza negli intenti di plasmare il prodotto definitivo da inserire nella piattaforma streaming.

Tutto è lecito in Bo Burnham: Inside

bo burnham inside recensione show netflix cinematographe.it

Burnham si diverte a criticare persone che non gli appartengono, realtà parallele in rotta di collisione con il suo personale gusto critico. Un’intera generazione allo sbando, che valorizza le apparenze di un’esistenza disfatta dalla radice, con filtri applicati per garantirsi un’immagine perfetta e da riprodurre in loop in storie e reel su Instagram e TikTok. Mettendosi in quarantena, sfruttando l’ondata negativa di una pandemia ancora in corso, Burnham si ritaglia un arco di tempo esteso per analizzarsi, confrontarsi con notizie, gossip e mentalità adottate per scacciare la strategia del terrore trasmessa sulle reti nazionali e mostra una parte di sé inedita: quella di un “comedian” sciupato, saturo, che arranca per garantirsi una sua fetta di pubblico.

Un personaggio famoso che si spoglia di un’aura dorata che non ha mai voluto guadagnare per scendere a patti con le nuove regole di un gioco al massacro; un gioco condotto da una gioventù controllata da forme di comunicazione e applicazioni deleterie, che annullano qualsiasi accenno di creatività per omologarsi ai trend del momento. Una sola strada da percorrere, e Burnham tenta di confondersi tra la folla per delineare un quadro privo di colori speranzosi, incerto sul da farsi, bloccato fra le quattro mura della sua abitazione. Confinato e isolato, Burnham sottolinea alla perfezione una condizione che riguarda il nostro collettivo, impossibilitato ad approcciarsi al mondo esterno con una rinnovata forza di volontà. Una condanna già scritta, ma non inquadrata in sezioni di trama preimpostate. Un grido disperato mascherato da spettacolo dell’assurdo, con una realizzazione singolare che valorizza gli interni di un rifugio in via d’estinzione.

La scissione uomo/performer

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Ogni brano, ogni riflessione in pillole e ogni transizione in Bo Burnham: Inside è frutto di uno sfogo incontrollato, con un caratterista affranto e solo contro il mondo. Tutto ciò che lo ha formato, professionalmente parlando, si scontra con la mancata ideologia di fondo di un complesso di aspetti culturali disorganizzati. Lo stato incerto di equilibrio politico ed economico, unito alla nuova condotta di una vita sociale completamente digitalizzata, spinge l’artista Burnham a fare i conti con l’uomo Burnham in balia degli eventi. L’uomo cerca di autodistruggersi mentre l’attore e intrattenitore porta avanti le fila di uno show che non sa come concludersi.

Scritto, diretto, interpretato e sceneggiato dallo stesso Burnham, Inside osserva il crollo mentale e la disfatta di uno spirito anarchico che non viene ascoltato, non ha un pubblico. Nel tentativo di “generare una risata in un momento come questo”, battuta riproposta di continuo all’interno del canovaccio che ha ideato per lo show, Burnham non segue uno schema lineare per portare a compimento la sua opera, ma traccia dei cerchi concentrici che lo intrappolano e lo limitano nei movimenti, in modo tale da lavorare di ingegno per crearsi una via di fuga da un’abitazione costretta alla quarantena. L’evasione altro non è che un nuovo ostacolo, in un finale catartico che effettua due azioni di fondamentale importanza: purificare interiormente le sfumature di un combattente nato per ridere delle disgrazie che ci colpiscono, e contemplare prigioni invisibili che non ci rendono più uomini ma schiavi telecomandati dall’apatia e dalla noia.