Blindspot: recensione del pilot della serie Nbc

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Settembre non ci da neanche il tempo di prendere fiato che immediatamente ci sovraccarica di serie, sorprendendoci anche con preair inaspettate. Quello di questa volta è il turno di Blindspot, serie targata NBC con Jaimie Alexander (la bella e forte Lady Sif di Thor), ideata da Martin Grero e Greg Berlanti (sceneggiatore e produttore di serie come Arrow, The Flash e Supergirl).

New York, sera. Time Square è gremita di persone. Passanti veloci e disinteressati. Un poliziotto di passaggio nota un sacco sospetto, lasciato nel bel mezzo della piazza. Nessuno sembra esserne il proprietario. A tarda notte, evacuata la zona, polizia, corpi speciali dell’ordine e artificieri sono pronti a capire cosa si nasconde dentro quel sacco, pronti e preparati al peggio. Ma quando l’artificiere è alla ricerca dei cavi dell’ipotetico ordigno, scongiurata qualsiasi traccia di radioattività, la cerniera inizia ad “aprirsi”. Lentamente una donna fuoriesce da quel sacco; una donna completamente tatuata e spaesata, inconsapevole di come sia finita lì.

Questo è Blindspot! I primi minuti del pilot già fanno entrare lo spettatore totalmente nel pezzo, introducendolo in una sfera di ansia totale e adrenalina pulsante. Quarantatre minuti di fiato sospeso, dove la domanda è sempre la stessa: chi è la donna tatuata?

Blindspot

Siamo dentro a Memento, ma in questo caso le carte si fanno ancora più ingarbugliante. Non solo l’amnesia della protagonista è totale, ma perfino il suo dna e il suo volto sembrano essere sconosciuti per qualsiasi mezzo di ricerca. Non ci sono tracce di lei, e ne tanto meno lei ne ha su di sé, a parte i suoi tatuaggi. Il 90% del corpo della donna è, infatti, interamente ricoperto da tatuaggi ancora in via di guarigione. Una vera e propria mappa del crimine, all’apice della quale c’è un solo nome: Kurt Weller (Sullivan Stapleton), importante agente dell’FBI assegnato, per ovvie ragioni, a quel caso.

Il mistero sulla donna si infittisce quando alcuni ricordi le ritornano alla mente. Più che ricordi sono delle vere e proprie abilità che ella, inspiegabilmente, possiede. Infatti, pur non sapendo cosa le piaccia di più tra il tea e il caffè, è in grado di parlare correttamente il cinese e i suoi dialetti più stretti, oltre ad essere un’esperta della lotta corpo a corpo. La donna, ipoteticamente chiamata Jane Doe dall’FBI, sarà protagonista in primissima persona nel risolvere il primo di una lunghissima serie di casi sempre più intensi e pericolosi. Attraverso questa “nuova” esperienza, Jane prende coscienza di sé e più consapevolezza del suo passato. Ma il percorso è ancora lungo e, soprattutto, sconosciuto. Chi è veramente Jane? O meglio, chi era Jane? Oltre la cortina dei tatuaggi, c’è qualcosa di ancora più importante che nasconde la pelle di Jane, oltre alla sua identità, anche quella di colui che l’ha “creata”. Il corpo di Jane nasconde un enigma che chiede di essere risolto. Per ogni rebus portato a termine tot vite verranno salvate. La lotta tra la vita e la morte vengono mascherate da gioco,  un gioco rivolto in primissima persona a Keller, ma che coinvolgerà l’intero reparto dell’FBI. Ogni tatuaggio è un pericolo in agguato, e ogni pericolo è collegato all’altro come la fitta tela di un ragno.

blindspot

L’unica vera nota dolente di questo ottimo inizio di stagione per Blindspot è una rivelazione, forse, fin troppo affrettata sul finale. Una vera e propria bomba, forse non ancora pronta per poter esplodere. Un flashback non appartenente alla nostra protagonista, che chiude l’episodio in sospensione. Sembrerebbe, da parte degli ideatori, bruciarsi una cartuccia un po’ troppo presto, o forse anche sotto questa rivelazione c’è nascosto ben altro.

Blindspot è un thriller come pochi, volto a lasciare a bocca asciutta lo spettatore, sorprendendolo secondo dopo secondo.

L’NBC orfana, per sua scelta, del capolavoro di Bryan Fuller, Hannibal, si lancia su un thriller con pochi precedenti nel campo televisivo. Blindspot è adrenalinico e coinvolgente. Un buon ritmo dettato sia dalle immagini che dalla sceneggiatura ben confezionata. Serrato e ansiogeno in alcune scene. Non ci sono tempi morti. La timeline è precisissima, perfettamente in linea con la posta in gioco di ogni partita. Jaimie Alexander mostra delle incredibili doti attoriali. Durante i suoi momenti di amnesia, lo smarrimento nella sua espressione è tale da essere impossibile non crederle. Lo spettatore riesce a vivere lo stesso disagio del personaggio, sentendosi un nessuno su una lunghissima scacchiera di pedine agguerrite.
Il tiro di questo pilot è, dall’inizio alla fine, sempre bello alto; purtroppo, il rischio di avere a che fare con i progetti di Berlanti è sempre quello di avere inizi con i fuochi d’artificio, per poi perdersi durante il percorso.  Ci farà ricredere questa volta?

Blindspot andrà ufficialmente in onda il 21 settembre su NBC, tenendoci compagnia per nove episodi.
Staremo a vedere cosa il “corpo” di Jane ci rivelerà ancora!

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