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Attacco glaciale, di Brian Trenchard-Smith, con Michael Shanks, Alexandra Davies e Indiana Evans, è un disaster movie con un buon incipit che però si perde nel corso della narrazione, risultando privo di originalità, dalla trama alla struttura. Un film che ha forse l’unico pregio di concentrarsi da subito sull’evento devastante senza dilungarsi eccessivamente su tematiche che accenna, ma non approfondisce.

Al centro della trama un evento tragico e inspiegabile le cui cause vengono subito scoperte: un’eclissi solare ha provocato l’apertura dello strato di ozono dell’atmosfera, generando così la fuoriuscita di una massa gelida che congela persone e città nel giro di pochi secondi, con una temperatura di centinaia di gradi sotto zero. Il meteorologo Jack Tate (Michael Shanks) dopo aver cercato di informare i cittadini della situazione, fermato però da alcuni funzionari dello Stato, cerca di capire come arginare la situazione. Insieme alla figlia Naomi (Indiana Evans) e la sua assistente Zoe (Saskia Hampele) si rifugia nel laboratorio e continua a monitorare la nube di freddo che distrugge città dopo città e a cercare una soluzione. Intanto il suo capo Winslaw (Bruce Davison) ordina un’operazione di lancio di centinaia di palloni aerostatici contenenti un’alta quantità di magnesio per riparare la falla dello strato d’ozono.

Attacco glaciale: quando un buon inizio e scene d’azione non bastano a rendere un film coinvolgente

Attacco Glaciale - cinematographe.it

Un film catastrofico dalla struttura piuttosto prevedibile e banale che per un film del genere non sorprende, ma che poteva essere arricchita con più elementi. La crisi familiare e coniugale del protagonista è inevitabilmente creata per dargli un maggiore spessore, essendo il personaggio principale. Con una serie di problemi latenti e nominati, senza essere esplorati o indagati. Un classico disaster movie segue una serie di regole prestabilite, caratterizzato spesso da false risoluzioni che possono essere anche più di una, ma le possibilità di stupire il pubblico non mancano mai. Basti pensare a 2012 di Roland Emmerich che, nonostante pareri contrastanti, si può definire un ottimo film del genere, dai rapporti tra i protagonisti, fino a scene spettacolari e d’impatto, uniche nel loro genere di coinvolgere tutte le maggiori città del mondo. O The Day After Tomorrow dello stesso Emmerich, che condivide con Attacco glaciale il freddo come principale nemico.

Attacco Glaciale non convince neanche per quanto riguarda gli effetti visivi che si limitano a quella nube di freddo polare che investe le città ghiacciando palazzi e monumenti storici; sembra inoltre la stessa sequenza ripetuta cambiando lo sfondo. Con alcune situazioni poco realistiche che in questi casi sono accettabili, ma che qui rischiano comunque di esagerare. Il film di Brian Trenchard-Smith ha però il prego di tenere viva l’attenzione dello spettatore che anche se può ben immaginare come si muoverà la narrazione, aspetta un finale che arriva abbastanza velocemente e senza eccessive sorprese. Pochi colpi di scena o momenti di suspense; interessante l’idea di una nube che sembra nebbia e che avanza sempre di più rischiando di inghiottire chiunque trovi sul suo cammino. Ma comunque non basta. Essendo riconducibile allo stile fantascientifico, c’erano gli elementi per renderlo più denso e ricco: il film catastrofico è forse uno dei pochi dove i limiti si posso creare e ridimensionare a proprio piacimento, specie se si decide di sfociare nel surreale e fantastico.

Attacco glaciale: un’assenza di originalità che ricade su ogni ambito del film

Attacco Glaciale - cinematographe.it

L’interpretazione degli attori, buona e conforme alla poca originalità di Attacco glaciale, riesce a nascondere una scarsa caratterizzazione dei personaggi con tormenti e problemi che nascono e finiscono prima ancora di essere chiariti o espressi. Anche la sceneggiatura ha il difetto di essere piatta e già vista. La trama influenza l’intera riuscita del film che dalla fotografia alla regia, non ha niente di brillante o particolare: racconta i fatti, tenta di stupire con corpi ghiacciati e prova anche a dare un senso di tensione in brevi corse dei sopravvissuti mentre la nube di freddo li rincorre. Con un ritmo veloce che procede disinteressato verso tutto ciò che non riguardi la nuova glaciazione della Terra.

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