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Giangiacomo De Stefano ci porta At The Matinée: sfonda la porta del CBGB di New York, oggi chiusa ma un tempo più che aperta, che era pronta ad accogliere dopo file chilometriche tutti coloro che credevano in un sola religione: l’hardcore e tutte le sue sfumature e derivati che rendevano fiorente, prezioso e sempre in fermento il genere. Prodotto dal La Sarraz Pictures, il documentario desidera andare a fondo, nelle radici più nascoste che hanno fatto dell’hardcore, e come accade per diversi generi musicali, più che un genere ma l’inno di un preciso spaccato sociale.

At the Matinée – Un documentario per scoprire una tradizione giovanile tutta hardcore

At the Matinée Cinematographe.itSi chiamavano sunday matinée, ed erano le domeniche mattine a cui un appassionato hardcore non poteva mancare: ore di fila, alle volte con il rischio di non riuscire ad entrare, ma accontentandosi dell’energia e del senso profondità di comunità che emanava il CBGB, locale newyorkese il cui palco poteva vantarsi di aver accolto sul proprio palco leggende come Patty Smith e di band che avevano segnato la scena del punk e dell’hardcore, come i Blondie, i Talking Heads e i Ramones.

Ma fu la seconda parte dell’avventura di questo music club di New York, punto di riferimento ormai per molti ragazzi nella zona del Lower East Side verso la metà degli anni ’80, a portare un continuo fermento nella musica punk e hardcore, dando la possibilità a numerose e talentuose giovani band di esibirsi ogni domenica mattina e farsi conoscere agli appassionati del genere, al punto da arrivare a costruire un sottogenere che assicurava un continuo ricambio. Non solo generazionale, ma anche di natura artistica e musicale: ognuno sul palco portava la sua vita, la sua storia, la sua rabbia. Suonare hardcore era vivere. Nacquero così band come i Gorilla Biscuits e gli Youth of Today.

Quando la musica è un universo che ti salva la vita

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Una canzone molto nota di Marco Masini, del ’93, diceva che “i ragazzi sono agnelli e la loro religione è di credere ai cantanti”, e molto probabilmente l’analisi del fenomeno tutto newyorkese hardcore narrata da At The Matinée nasce proprio da questa consapevolezza, che in fondo ancora oggi seppur con sfaccettature diverse è diventata una verità che si tramanda nei secoli dei secoli. Ma la particolarità del documentario di Giangiacomo Di Stefano è di farlo narrare lasciando che siano le testimonianze e le dichiarazioni di chi ha vissuto davvero quel fenomeno da dentro, con la pancia, e a cui oggi da adulto riesce a guardare con schiettezza e lucidità.

Il viaggio nei ricordi infatti è guidato da Walter Schreifels, musicista a tutto tondo che ha collaborato con le stelle di una galassia hardcore – primi fra tutti i Gorilla Biscuits, Warzone, Quicksand, per citarne alcuni – che ha alimentato di riflesso il genere, tenendolo in vita nella sua essenza più pura: la voglia solo di gridare, di dimenticarsi di un quartiere malfamato e delle ristrettezze economiche, buttando via la rabbia attraverso il suono della voce e l’arroganza della musica. A lui si aggiungono gli interventi di altrettanti musicisti e produttori noti nell’ambito come Don Fury, Raymond “Raybeez” Barbieri, Alison Wall, Richie Birkenhead e diverse personalità del genere.

At The Matinée è un documentario on the road: i germogli delle sunday matinée

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Si alternano così seguendo un effetto on the road rintracciabile anche nel montaggio, filmati di repertorio, fotografie sbiadite che sigillano una fetta importante e poco raccontata di quella musica che nasceva dalle viscere, dal sudore, intrisa di una verità che una volta raggiunto il successo finiva per sottostare alle leggi dell’economia. E nasceva naturalmente anche da zone disagiate, abbandonate a se stesse, dove la sofferenza era ripagata da un assolo di chitarra e la voce rassicurante di chi se ne faceva simulacro. Quando infatti il Lower East Side divenne borghese, la natura di quel fenomeno che si specchiava nel CBGB perse motivo di esistere, e il locale chiuse nel 2006.

At the Matinée racconta di battiti, schitarrate, voci grintose e arrabbiate, che dentro nascosero anche i germogli di altri stili musicali complementari. Nella canzone finale omonima, At the Matinée di Walter Schreifels, che chiude il documentario, più che punk c’è tanto indie, uno dei suoi figli che ha avuto maggior seguito, quando alla sconfitta della rabbia è accorsa la malinconia. Non è un caso infatti che sia la canzone che si ascolta più a lungo, come per dirci ciò che rimane di quelle indimenticabili domeniche mattina dalla sveglia hardcore.

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