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Una donna moderna che ha saputo rialzarsi dai soprusi con cui la vita, la società, l’uomo hanno tentato di disarmarla, togliendole la libertà di essere, di esprimersi, attraverso l’arte, di lavorare (con le stesse regole con cui esercita la propria professione un uomo); questo è il ritratto di Artemisia Gentileschi (Roma, 1593 – Napoli, 1654) che Jordan River  fa nel film documentario Artemisia Gentileschi, Pittrice Guerriera – di cui è anche produttore – che esce su Amazon Prime il 25 novembre 2020, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Non è una data casuale perché la pittrice – interpretata da Angela Curri (Braccialetti rossi 3, La mafia uccide solo d’estate 2, Raffaello, il principe delle arti) -, prima donna della storia ad essere ammessa ad un’Accademia di Disegno (quella di Firenze), ha dovuto lottare per imporsi come pittrice in generi decisamente lontani da quella peinture de femme sulle quali altre donne si erano cimentate.

Artemisia Gentileschi_Cinematographe.itArtemisia Gentileschi, Pittrice Guerriera: l’arte come espressione di sé

Il documentario percorre l’intera vita della pittrice, raccontando vita e arte, la donna e la lavoratrice, entrando nei suoi quadri e costruendo, attraverso la visione della Gentileschi, interpretata da un’attrice – che mette in scena alcuni avvenimenti fondamentali o legge alcune pagine dei suoi diari o di alcune lettere da lei scritte – e anche attraverso le interviste di Alessandra Masu (Storica dell’arte, specializzata nel Rinascimento e nel Barocco Italiano) e di Adriana Capriotti (Storica dell’arte moderna, direttrice della Galleria Spada, MiBACT). I suoi capolavori – conservati in importanti musei internazionali (dal Detroit Institute of Arts al Columbus Museum of Art negli USA, dal Palazzo Reale di Madrid al Stiftung Preußische Schlösser und Gärten Berlin-Brandenburg di Berlino fino alla Galleria Spada di Roma) e in collezioni private, come l’Aurora (ca. 1627) e il David and Goliath (1639), scoperto di recente a Londra grazie al restauratore britannico Simon Gillespie -,  mostrati come epifania di un sogno, sono prova tangibile del suo talento, della sua inesauribile capacità di raccontare dietro i corpi, storie, vicende, tematiche (i soprusi degli uomini e la vittoria di molte donne).

La Gentileschi, figlia d’arte, primogenita del pittore Orazio Gentileschi (pittore pisano di stampo manierista che poi a causa del trasferimento a Roma, ha assorbito l’influenza caravaggesca), fin da piccola ha dimostrato un talento inesauribile, avvicinandosi alla pittura. Accanto al padre, la madre muore quando Artemisia è ancora una bambina, impara dalle suo opere il realismo del Caravaggio, ne intende il linguaggio e la poetica, impara anche dalla scuola bolognese e queste due linee guida, fonti di ispirazione sono interiorizzate da lei e inserite in Susanna e i vecchioni del 1610, realizzato a soli 17 anni. L’opera dà possibilità al documentario di dare il via al percorso compiuto da Artemisia e sottolinea come, già con questa prima opera, non volesse semplicemente mettere colore sulla tela ma fare anche qualcosa di più. Per lei non si tratta solo di pennellate quanto di un allungamento della propria mano, un prolungamento di sé, espressione delle sue emozioni e dei suoi sentimenti più intimi. In Artemisia Gentileschi, Pittrice Guerriera si vuol far comprendere allo spettatore come vita e lavoro vadano per lei di pari passo: la pittrice racconta storie di donne (Giuditta che decapita Oloferne; quadro che rappresenta una delle scene più violente della Bibbia e che è rappresentazione di ciò che lei stessa aveva vissuto e provato) e in esse racconta anche sé stessa.

Artemisia Gentileschi_Cinematographe.itArtemisia Gentileschi, Pittrice Guerriera: lo stupro

“Serrò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda del letto dandomi con una mano sul petto…”

Con queste parole, scritte dalla stessa pittrice, lei descrive lo stupro (nel 1611) che ha vissuto quando era a bottega dal pittore Agostino Tassi, amico e collega del padre. La violenza segna indelebilmente Artemisia e la pittrice che non tace, raccontando tutto al padre, denunciando il suo stupratore. Il documentario insiste su questo, mette in scena il processo pubblico durante il quale, come purtroppo accade ancora oggi, la vittima viene trattata da colpevole, torturata per essere certi che non fosse una bugiarda. Tassi viene condannato ma la Gentileschi non sarà più la stessa, turbata nel profondo, deve leccarsi le ferite sia nel “privato” (dentro di sé) che nel pubblico (la sua reputazione, macchiata all’epoca forse indelebilmente, il suo lavoro, si continuava a parlare più di questo tragico episodio che non della sua arte). Si sposa senza amore con il Pierantonio Stiattesi, un pittore modesto, e nel 1612 lascia Roma per trasferirsi a Firenze. La donna si immerge in quel clima culturale fertile, frequenta Michelangelo Buonarroti il giovane (scrittore, pronipote di Michelangelo) e Galileo Galilei, qui avviene la sua prima vittoria: nel 1616 viene ammessa, prima donna nella storia, alla prestigiosa Accademia del disegno fiorentina. Imperterrita continua il suo percorso, nonostante le sue commissioni siano molto meno di quelle dei colleghi uomini.

Artemisia Gentileschi_Cinematographe.itArtemisia Gentileschi, Pittrice Guerriera: la ricerca di uguaglianza nell’arte

Artemisia Gentileschi, Pittrice Guerriera, a suon di quadri e di aneddoti, fa un ritratto di colei che è stata la prima a scegliere temi e argomenti, a raggiungere dei traguardi. Se oggi si lavora per il riconoscimento della parità di genere, nel XVII secolo le donne non potevano frequentare ambienti artistici di un certo prestigio, un grazie bisogna dirlo anche a donne come lei che lottando contro la disparità di genere nell’ambito lavorativo, hanno compiuto un piccolo passo nella battaglia. Ignorata per secoli da molti storici dell’arte che la ricordano solo per le tristi vicende personali invece che per il suo talento artistico, Artemisia deve essere celebrata per l’eccezionalità dei suoi dipinti la cui portata stilistica ed espressiva è innegabile e per quel femminismo ante litteram di cui si fa portavoce: numerose sono le opere che ritraggono eroine bibliche come Giuditta, Betsabea o Ester che hanno la meglio sulle violenze perpetrate dagli uomini.

Lungo tutto il viaggio da lei compiuto nell’arte e in Italia (Venezia, Napoli), la donna non si perde mai d’animo, tentando di rompere cliché, tabù, regole fisse, dettate da uomini e dal mondo fatto di uomini ma che non devono averne l’esclusiva. Forse per prima chiede di avere la stessa libertà, di essere retribuita come i colleghi, di lavorare quanto un uomo.

Artemisia Gentileschi_Cinematographe.itArtemisia Gentileschi, Pittrice Guerriera: una storia necessaria

Artemisia Gentileschi, Pittrice Guerriera è un documentario volutamente didascalico, perché c’è la necessità di conoscere bene, approfonditamente la storia, l’esistenza, le opere della pittrice, ma è anche un film che tenta di immergere lo spettatore nella profondità dell’anima di un’artista. Lei, attraverso l’arte, è riuscita a rialzarsi dopo le cadute, attraverso l’arte, la richiesta del proprio posto, si è mostrata per la lottatrice (la guerriera del titolo) che era in ogni campo. Forse manca qualcosa, o forse c’è troppo ma Artemisia Gentileschi, Pittrice Guerriera è sicuramente da vedere per la portata della pittrice nel mondo dell’arte e nella lotta femminile.