Annabelle: recensione

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Il successo ottenuto da The Conjuring – L’Evocazione ha spazzato via tutta la mediocre produzione horror di questi ultimi anni, ora arriva nelle sale Annabelle, lo spin-off tratto sempre dal miglior horror del 2013. Cambia la guida ma la macchina resta stabile, dopo l’abbandono di James Wan, alla regia arriva il bravo John R. Leonetti, nome non molto noto nell’ambito direttivo quanto invece conosciuto per aver gestito, con profitto, la fotografia non solo di tutti i fortunati film di Wan, ma anche altri titoli molto “movimentati” (ad esempio Mortal Kombat del 1997, Il re scorpione del 2002 o Piranha 3D del 2010). Se diamo uno sguardo più affondo alla pellicola, in uscita in tutte le sale a partire del 2 ottobre, potremmo iniziare con un aggettivo: difficile, sì, difficile nel 2014 fare un film dove la protagonista è una bambola.

Dopo The Conjuring – L’Evocazione arriva Annabelle

Le motivazioni di questa possibile difficoltà potremmo ricercarle in tutto un intero filone cinematografico che fa riferimento a questi tanto temuti esseri apparentemente inanimati. Da una difficoltà di gestione di questo genere si può facilmente andare incontro ad una facilità di caduta del contenuto. In poche parole era molto semplice fare un film banale e scialbo In tutto questo irsuto e irto panorama Leonetti è riuscito a produrre una pellicola di indubbio valore giocando una partita importante sulle paure pregresse dell’Evocazione e riuscendo pienamente a mantenere articolazioni rigide e tachicardia per tutta la durata del film.

La trama è nota a tutti ormai visto la grande campagna pubblicitaria indetta dalla major: Una famiglia americana si vede strappare la tranquillità tramite la venuta in contatto con l’entità oscura che si cela “dietro” lo sguardo di porcellana di Annabelle (chiamata così perché lo spirito che la infestava era una bambina di nome Annabelle Higgins). È l’inizio di un vero  incubo fatto di enormi paure (quella dell’attrice Annabelle Wallis di perdere l’adorata figlia Lia) e terrore (quello dell’intera famiglia Form che vede una pesante destabilizzazione interna e morale portata dal demone che possiede la bambola e vuole un’anima candida a tutti i costi).

Gli attori calzano a pennello il ruolo della famiglia americana stile anni 70 tutta casa e chiesa.

annabelle

Gli attori calzano a pennello il ruolo della famiglia americana stile anni 70 tutta casa e chiesa. Anche l’ambientazione è di pregevole fattura con accurate ricostruzioni d’epoca. Buono il montaggio di Tom Elkins con numerosi spunti interessanti. La colonna sonora è diretta dall’ormai “garanzia dell’orrore” Joseph Bishara, capace come non pochi di solfeggiare arie temibili che creano suspense. L’opera completa è più che apprezzabile, il tempo è gestito in maniera ottimale non suscitando mai noia, i dialoghi sono buoni e il doppiaggio non scende mai al di sotto della sufficienza

Annabelle è il frutto di un lungo progetto non solamente mosso dal marketing, ma fa parte di un più generale prototipo rivoluzionario nel genere horror che necessita sempre più di nuove idee, anche folli. Insomma Wan, Leonetti e company continuano a sorprenderci. Ottimo.

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