Amore Tossico: recensione del film di Claudio Caligari

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Questo si ch’è un quadro vero: fatto de vita, fatto de morte, fatto de sangue…de sangue nostro: – in questi termini Cesare, uno dei tossicodipendenti della pellicola di Claudio Caligari, definisce il telo bianco che Patrizia, la vena artistica del gruppo, ha pensato di macchiare con gli schizzi di sangue degli aghi. In realtà, la frase in questione, pronunciata in quel romanesco dal tono svogliato che non risparmia la parlata di nemmeno uno degli attori e che caratterizza fortemente a livello linguistico tutta la pellicola, potrebbe bastare a dare l’idea di cos’è nel profondo Amore Tossico (1983). Scioccante, crudo, reale, il film vincitore del premio “De Sica” al Festival di Venezia, venne girato in un decennio in cui la dipendenza dall’eroina affliggeva e devastava la vita di molti giovani.

Caligari

Una cultura cinematografica come quella che ci appartiene, educata al realismo e forse per questo sempre abbastanza diffidente nei confronti di ciò che appare troppo immerso nelle sfere dell’impossibilità, non poteva e non può ancora oggi che apprezzare l’approccio documentaristico del regista, che tanto ci ricorda la nostra tradizione neorealista di dar voce alla realtà. Una realtà che, come suggerisce fin da subito il titolo, è quella del degrado e dell’emarginazione di un gruppo di nullafacenti drogati il cui unico obiettivo quotidiano è racimolare qualche soldo e rimediare l’ennesima dose. Quella “spertusata di vena” (in questi termini Cesare definisce il drogarsi) che, a fine dei conti, oggi come ieri, non soddisfa mai, semmai allontana momentaneamente il rischio di cadere in una crisi di astinenza che volente e nolente prima o poi arriverà. I protagonisti della pellicola, Cesare, Enzo, Roberto detto Ciopper, Massimo, Capellone, Michela, Loredana, Debora e Teresa, trascinano le loro vite tra Ostia e Roma. Le giornata alla continua ricerca di droga, passano tra prostituzione, ovvio destino delle protagoniste di sesso femminile, furti e solo in un breve momento di tregua da questa squallida routine ascoltiamo Michela, compagna di Cesare dai tempi delle prime esperienze con la droga, riflettere sulla propria nauseante esistenza senza futuro.

Non c’è più niente da scoprì! Io c’ho voglia de cose nove..è un po’ che ce penso. Stamo tutto il giorno a sbattese, a rovinasse la vita e se perdemo tutto il resto..Viviamo a due metri dal mare e sarà a prima volta che ce venimo! (Michela)

Caligari
Cesare e Michela

Il quartiere di Ostia dove il film venne girato sembra riflettere nella propria immagine di desolazione la vita stessa dei personaggi che popolano la pellicola, interpretati da attori non professionisti realmente eroinomani o con un passato nella tossicodipendenza. Ci risulta abbastanza facile associare Cesare e il resto del gruppo ai fannulloni oziosi del film Accattone (1961) di Pier Paolo PasoliniAmore Tossico, inquadrabile nel genere che definiamo cinéma vérité, si distingue fortemente da altre pellicole che hanno trattato il tema della dipendenza da droga, come ad esempio Trainspotting (1996) di Danny Boyle o Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (1981) di Uli Edel, perché ci arriva ancora più nudo e crudo. Alle volte, gli attori gesticolano fin troppo o si lasciano scappare qualche espressione colorita di troppo, ma sembra che a Caligari non importi perché è la verità, dei volti e dei linguaggi dei protagonisti, che ha plasmato il film e non il contrario.

I ragazzi di Caligari: volti veri senza alcuna luce e scavati dai segni che ha lasciato loro una vita assuefatta da un logorante amore tossico

Credo che non si giudichi un attore soltanto dalla sua bravura tecnica, ma anche dalla storia che il suo volto racconta, le luce negli occhi, le rughe che disegnano il viso: – queste le parole di Pietro Marcello che leggiamo in un intervista riportata nel volume Il documentario di Alessandro Bignami. Gli interpreti del film di Caligari, volti veri senza alcuna luce e scavati dai segni che ha lasciato loro una vita assuefatta dall’amore tossico che nutrono verso l’oggetto della loro dipendenza, dopotutto sembrano descritti perfettamente nell’essenza dalle parole di P. Marcello.

A conclusione, riportiamo le parole dello stesso Caligari comparse in un’intervista pubblicata il 5 maggio 2005 su Il Messaggero. Il regista, a quei tempi, già nutriva l’ambizione di dare un seguito al suo film cult sulla droga. Oggi, quel progetto ha preso vita e porta il titolo di Non essere cattivo.

Amore Tossico è un film raccontato senza filtri. Vorrei fare lo stesso. Non voglio la versione addomesticata di professori e poliziotti che parlano il linguaggio del sistema. Non voglio scrivere una storia a tavolino. Voglio cercare e trovarne un altro Cesare Ferretti (il protagonista di Amore Tossico, morto qualche anno fa ndr) che mi riveli una nuova rivoluzione copernicana…

 

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