voto del pubblico 3.0/5
voto finale 3.0/5
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Thoroughbreds, in uscita italiana il 2 agosto con il titolo Amiche di sangue, debuttava lo scorso anno al Sundance Film Festival come opera prima di Cody Finley, scrittore per il teatro, qui all’esordio come regista e sceneggiatore.

Atmosfere cangianti tra horror, thriller e commedia nera, protagoniste due attrici promettenti, rispettivamente classe ’93 e ’96, Olivia Cooke (già co-protagonista di Ready Player One) e Anya Taylor-Joy (The Witch, Split), alle prese con un’amicizia disfunzionale che le porterà a meditare di commettere insieme un omicidio. Adolescenti annoiate, frustrate dal loro milieu alto-borghese, a caratterizzarle l’una un passato traumatico da cui deriva il titolo anglofono “purosangue” (i riferimenti ai cavalli, più o meno evidenti, sono numerosi), l’altra il lutto del padre quando era appena una bambina e l’espulsione da una scuola prestigiosa. Le due hanno in comune più di quel che pensano: Amanda (Cooke) è anaffettiva e problematica, è appena uscita da una clinica psichiatrica (a lei il ruolo di freak), Lily (Taylor-Joy) è arrabbiata e scarsamente empatica, teenager in libertà condizionale in una gabbia d’oro, dedita all’odio per il patrigno sportivo ed edonista. Ovviamente la sorellanza che via via va a consolidarsi assumerà presto ambiguità morali e colorazioni perverse.

Amiche di sangue, cinematographe.it

L’esordio di Cody Finley elabora i generi con cura formale

È un frullatore di già visto e già sentito, questo esordio: ci si potrebbe rintracciare gran parte della produzione di genere che a ritroso dagli anni ’80, passando per Schegge di Follia e Kevin Williamson, culmina con le ciniche inquietudini di Yorgos Lanthimos (Il sacrificio del cervo sacro) e la satira grottesca del neo-vincitore agli Oscar Scappa, di Jordan Peele (che, guarda caso, richiamava a sé l’eco folle di un certo Brian Yuzna, The Society, 1989), in una sorta di giro completo che tutto include e nulla aggiunge.

Eppure, Finley dimostra una certa cura nell’adattamento (la divisione in capitoli) che passa soprattutto attraverso un impianto estetico di tutto riguardo: placida lentezza nei movimenti di macchina che provano a costruire un crescendo tensivo (e per metà film ci riescono), intrusioni musicali discrete ma roboanti che sanno sottolineare l’incedere al punto giusto e vezzi formali (come i frequenti zoom-in/zoom-out) in ammirabile equilibro, a definirne un’attenta fattura.

Amiche di sangue, cinematographe.it

Olivia Cooke e Anya Taylor-Joy forniscono al film un’ottima prova attoriale

La chimica tra le due attrici è d’innegabile importanza per sostenere un lavoro fatto soprattutto di interni e dialoghi, a denunciarne l’impronta teatrale, sebbene la bravura delle interpreti non colmi del tutto le carenze fisiche del film: in definitiva, una certa opacità in sede di scrittura porta l’opera a scalfire leggermente la superficie, mentre rimangono fuori tutta una serie di potenziali derive socio-psicologiche volutamente eluse o solo minimamente sfiorate. La suspense che si direbbe fondamentale ai fini del genere qui risulta eccessivamente addomesticata: ad una prima metà del film con medio tasso di mistero coincide una seconda che non risponde pienamente alle premesse (e promesse) fatte.

Amiche di sangue, cinematographe.it

Al di là delle ispirazioni e dei riferimenti di genere, Amiche di sangue non vuole mai esplodere, e allo stesso tempo non è in grado di suggellare un prodotto sufficientemente antartico e disturbante, limitandosi ad andare per tentativi, stemperando il tutto in una sorta di omeopatica parabola sardonica sulla decadenza 2.0.

Ciò nonostante, Cory Finley pare senz’altro un autore con uno sguardo interessante, che ha solo da farsi più a fuoco per mettere a segno una seconda opera più identificante, meno diluita.

A chiudere, il film omaggia la perdita di uno dei suoi interpreti, Anton Yelchin (divenuto famoso per il ruolo di Pavel Chekov nello Star Trek di J.J Abrams), qui a calarsi nell’ipotetico killer assoldato dalle due ragazzine, Tim, un giovane spacciatore con manie di grandezza.