Adieu au langage: recensione

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Adieu. Adieu au langage. Ma addio anche al senso e al cinema. Addio a tutto insomma. Addio ad una società basata sul consumismo e sul coitocentrismo, ad un mondo digitalizzato e tecnologico, addio alla famiglia, ai valori, alla storia. Jean-Luc Godard ci ha abituato nel corso della sua lunga carriera a film sconvolgenti e anticonformisti, questo ultimo ne è la più splendida conferma. Ma una domanda rituona imperiosa nella testa dello spettatore, perché? Per quale motivo fare un film così nel 2014? A quale scopo se non quello di generare noia e stanchezza nello spettatore?

Il cane, scena molto ricorrente nel film
Il cane, scena molto ricorrente nel film

Probabilmente dobbiamo andar a ricercare le ragione più infime di quest’opera all’interno della contorta mente del regista. Una denuncia senza mezzi termini dei nostri giorni aridi e privi di coscienza. La trama esiste e anche no se consideriamo l’esigua durata della pellicola (70 minuti) e il genere molto vicino al documentario. Un uomo e una donna vivono nel tempo corrente tutte le vicissitudini della loro era: amore, odio,sesso, allontamento, ricomposizione e dissoluzione linguistica.

Una scena del film
Una scena del film

Difficile per non dire impossibile recensire un film di Godard, soprattutto ambientato nei nostri giorni, ma una cosa è fondamentale da dire: non si può trascendere da quest’opera. Non è un film , non è nulla di tutto quello che siamo abituati a vedere al cinema, è solo un mezzo per ricordare a chi non lo sapesse e a che distrattamente non non guarda che tutto ciò che vediamo intorno a noi non è reale, è solo una pallida e confusa distorsione dei nostri sensi. Il linguaggio così come lo conosciamo non esiste più! Adieu, adieu au langage.

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