A.N.I.M.A.: recensione del film di Pino Ammendola e Rosario M. Montesanti

A.N.I.M.A., un viaggio nella “zona nera” per rintracciare il filo delle proprie colpe, e ritrovare un contatto con la propria coscienza

Pino Ammendola e Rosario M. Montesanti firmano A.N.I.M.A., una commedia grottesca dai toni surreali sul decadimento progressivo della morale politica e sociale. Un’opera caustica e quanto mai attuale che inquadra le scelte come colpe inalienabili di un fare politica e stare al mondo, in cui spesso e volentieri manca un radicato senso di responsabilità e coscienza delle proprie azioni, così come delle loro conseguenze.

A.N.I.M.A., il viaggio spirituale di un politico corrotto

A.N.I.M.A. cinematographe.it

Un’ambulanza viaggia a sirene spiegate verso l’ospedale. Anio Modòr (un bravissimo Pino Ammendola perfettamente calato nella tragiche manifestazioni e debolezze del suo personaggio), politico e parlamentare convinto di aver speso la sua carriera in favore del “bene comune” e invece – di fatto – perfettamente integrato in quel mondo di vizi e corruzione, trame e sotterfugi, affari e politicanti, è andato in coma. Lasciato il mondo dei vivi per entrare in quel limbo d’incoscienza a metà strada tra la vita e la morte, Anio si ritroverà così nella cosiddetta “zona nera”, luogo dove viene tradotto chi sulla terra ha condotto una vita non proba, mettendo in opera scelte e gesti che hanno determinato (indirettamente ma consapevolmente) la sofferenza dove non addirittura la morte altrui.

In quella “zona nera”, luogo ermetico e senza vita rappresentato da un aereo immobile (l’aereo del film Casablanca) e innaffiato da una pioggia battente, dove tutti i co-passeggeri dormono sonni vitrei e dove non si mangia né si dorme o si espleta alcun bisogno primario, Anio verrà affiancato da uno Steward, una Hostess e un Tutor, un trio di figuri insidiosi e dalla lingua affilata che hanno in realtà il compito di traghettarlo attraverso la presa di coscienza delle sue malefatte, di mostrargli (attraverso il monitor di bordo) le conseguenze che le sue azioni hanno avuto sulle vite degli altri. Incapace di discernere la realtà dall’incubo, la tangibilità degli eventi dalla loro diabolica proiezione, Anio dovrà quindi assistere inerme e impotente, alla maniera dell’avaro Scrooge dickensiano, alla visione controversa delle vicende legate alla propria immorale condotta, per subirne poi tutta la catarsi interiore. Infine, un tribunale quanto mai sui generis e variegato (composto da una donna, un barbone e un uomo di colore), meglio noto come zona di revisione, dovrà pronunciarsi sulle colpe a lui ascritte.

A.N.I.M.A., un film sorprendente e un risveglio della coscienza

A.N.I.M.A. cinematographe.it

Da un soggetto bello ed efficace possono senza dubbio nascere opere sorprendenti. Nell’idea di mettere alla gogna attraverso una via crucis delle proprie male azioni un politicante come tanti e anche pienamente convinto di “fare del bene”, A.N.I.M.A. è film che opera nella direzione di un risveglio delle coscienze, delineando un esercizio di democrazia che pone al loro controverso confronto pensieri e azioni, sottolineando come anche il non opporsi all’immoralità che ci circonda è essa stessa esempio lampante d’immoralità. Attraverso uno stile che fa del farsesco la sua voce più funzionale, e che trova nel bianco e nero lirico ma tragicomico della “zona nera” e dei suoi abitanti un luogo parodistico e altamente caustico che ricorda le atmosfere di Frankenstein Jr., A.N.I.M.A. muove una critica pungente e quanto mai attuale a una politica sempre troppo pronta e celere a calare le braghe della morale in favore di un compromesso favorevole, di un tornaconto personale, di un appalto truccato “a fin di bene” o per far “muovere il denaro”. Su sceneggiatura e per la regia di Pino Ammendola insieme a Rosario M. Montesanti, A.N.I.M.A. ricongiunge l’uomo alle sue responsabilità trascinandolo in quello stato di Atassia Neuro Ipofisaria Monolaterale Acuta (più banalmente il coma) che ne determina poi il paradossale risveglio e la presa di coscienza. Il paradosso dell’uomo abituato a gestire gli altri che vacilla e perde il suo equilibrio di fronte a sé stesso e alle nefandezze del suo vissuto, e che viene infine giudicato dalla proiezione del bambino che fu, e che invocava solo una vita di bontà e lealtà verso il prossimo.

Opera sorprendente che abbina la valenza del soggetto e dei significati a una sceneggiatura brillante e a un cast di attori davvero incisivi (su tutti l’Anio Modòr di Pino Ammendola, il mefistofelico K666 di Antonio Margiotta e l’AP 39 di Massimo Olcese), il film di Ammendola e Montesanti rappresenta qualcosa di davvero originale nel panorama del cinema italiano, un prodotto che sublima la nostra tragica realtà attuale in una farsa dai toni brillanti, sostenuta e arricchita da una serie di rimandi e riferimenti notevoli e da un’ encomiabile attenzione per i dettagli – ottimi il cast, il montaggio, e le musiche di Alberto Pizzo (erede riconosciuto di Bacalov) insieme a due brani della PFM tra cui la bellissima Impressioni di Settembre.

Regia - 3.5
Sceneggiatura  - 3.5
Fotografia - 3
Recitazione - 4
Sonoro - 3.5
Emozione - 3.5

3.5