GIUDIZIO CINEMATOGRAPHE

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Presentato nella sezione cortometraggi africani del MiWY 2021 A Fool God è il terzo esperimento di Hiwot Admasu Getaneh dietro la macchina da presa. Nel video di presentazione del corto la regista introduce lo spettatore ad una storia densa di tradizione, filtrata dalle lenti colorate di una bambina dotata di fervida immaginazione. “Amo fare film sui momenti di epifania dei giovani ragazzi” afferma, lasciando maturare l’interesse per questa giovane protagonista alle prese con i primi dubbi.

Nella conferenza di apertura del Festival (in programmazione dal 15 al 28 marzo 2021 su MYmovies) Manuela Pursumal, direttrice generale di MiWY, ha anticipato la sfida con cui si sono dovuti misurare quest’anno: “Un festival giovanissimo con cui facciamo una prova di maturità, come del resto tutta la scuola d’Italia“. Interamente dedicato all’educazione interculturale e alla conoscenza di società e culture da Africa, Asia e America Latina, il MiWorld Young Festival è un progetto dell’Associazione COE, finanziato nell’ambito del piano nazionale Cinema e Scuola promosso dal MIBAC e dal MIUR in partnership con Fondazione ISMU. “Con l’emergenza la scuola è stato un settore colpito, ma sta reagendo bene all’incertezza e alla provvisorietà dell’organizzazione didattica“. L’obiettivo di MiWY è quello di abituare le classi alla ricerca estetica e alla valutazione della storia che può avere un impatto maggiore sui ragazzi. I cortometraggi in concorso saranno valutati da una giuria di studenti scelti tra le scuole secondarie superiori che assegnerà il premio Little Zebra al miglior cortometraggio a tematica interculturale.

A Fool God: la forza dell’immaginazione come antidoto alla disciplina

La giovane Mesi (Haimanot Mulugeta) e suo fratello (Naif Feysel) affrontano la malattia della madre (Seble Tirfe) con grandissima maturità: aiutano la nonna (Alemayehu Maremi) nelle faccende domestiche e si occupano del bestiame. Ribelle e cinica nei confronti della veridicità delle storie raccontate dalla nonna Mesi solleva il fratello dall’incarico di uccidere un gallo, compito che secondo la tradizione spetterebbe esclusivamente agli uomini. Quando la madre si aggrava e muore la nonna incolpa Mesi di aver disobbedito alla tradizione scatenando l’ira di Dio sulla sua famiglia, e come punizione per aver trasgredito le regole le rasa a zero i suoi capelli lunghi e sani. Costretta in un ambiente dove la tradizione e le credenze religiose fanno da padrone, la piccola Mesi reinterpreta a modo suo le antiche leggende, in un’alternarsi vivido di immaginazione e realtà dove i protagonisti delle storie prendono vita facendosi portatori di una nuova morale, più autentica e a portata di bambino, condivisa anche dai più anziani. 

La strategia del “blu” come dinamica narrativa

Nel 1995 usciva nelle sale La piccola principessa di Alfonso Cuarón, un film per famiglie che raccontava l’infelice storia di Sara Crewe (Liesel Matthews), un’orfana che dopo la morte del padre durante la Prima guerra mondiale si vede costretta a svolgere il lavoro di domestica in un collegio femminile di New York, gestito dall’autoritaria e impositiva Miss Minchin (Eleanor Bron). A colpire, oltre all’idilliaco finale in cui la fortuna sembra giovare agli audaci e ripristinare l’ordine iniziale, sono i complessi racconti con cui Sara delizia le compagne del collegio, prima tra tutte l’amica del cuore Becky (Vanessa Lee Chester): storie al limite dell’onirico, principesse dalle vesti sontuose, racconti di banchetti e di danze. L’immaginazione di Sara è così intensa che Cuarón decide di sottolinearla con una precisa strategia del colore atta a definire le dinamiche del sogno.

È quello che Hiwot Admasu Getaneh ripropone in A Fool God: i racconti notturni di Mesi diventano una tela blu zaffiro in cui un ladro e un contadino, animati dalla sola voce della giovane, scoprono il vero insegnamento della fede confrontandosi nell’atto finale con l’amore divino.