Roma FF11 – 7 minuti: recensione del film di Michele Placido

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All’undicesima Festa del Cinema di Roma è la volta del film italiano probabilmente più atteso: 7 minuti di Michele Placido.

Un’ importante azienda tessile italiana in seguito alla crisi decide di entrare in trattativa con una multinazionale francese per cedere la quota maggioritaria della proprietà. L’arrivo della nuova proprietaria (Anne Consigny) – è bene sottolineare che si tratta di una donna – in una mattinata tersa è per le 300 operaie presagio di cambiamento, il timore di perdere l’impiego è un pericolo che genera agitazione e offusca la ragione.

La nuova socia di maggioranza incontra i vertici di questa compagnia: i fratelli Varazzi (interpretati da Michele Placido, Gerardo Placido e Donato Placido) per decidere del futuro da intraprendere per la nuova compagnia che avrà una raggio d’azione espanso a livello internazionale. Alla riunione partecipa anche la rappresentante eletta dal Consiglio di Fabbrica (Ottavia Piccolo), sembra che non sia previsto alcun licenziamento e che operaie e impiegate possano tirare un sospiro di sollievo. Ma, al termine della riunione, viene consegnato alla rappresentante una lettera per lei e per le altre 10 colleghe facente parti del consiglio.

All’interno della lettera c’è una piccola clausola nell’accordo che la nuova proprietà vuole far firmare al Consiglio di fabbrica: ad ognuna delle operaie vengono sottratti 7 minuti dalla pausa pranzo prevista di 15 minuti.

In 7 minuti di Michele Placido emerge una dirompente e disperata collettività femminile.

Dal termine della riunione con i vertici comincia l’incontro/scontro tra undici donne che dovranno decidere per sé e in rappresentanza di tutta la fabbrica, se accettare la richiesta dell’azienda. Di tutte loro a poco a poco emergono necessità, debolezze e forze, dipinte a toni freddi sullo schermo. Toni che non si riscaldano neanche quando il dibattito si accende, facendo emergere prima del voto finale le loro storie, fatte di speranza e ricordi, di incoerenze e ingiustizie.

Delle undici donne raccontate il film tratteggia le loro personali condizioni svelandole gradualmente: c’è la dura (una superlativa Ambra Angiolini), c’è l’impiegata sulla sedia a rotelle dopo un incidente proprio sul lavoro in quella fabbrica (una intensa Violante Placido), c’è la madre di famiglia con il marito disoccupato (una pittoresca Maria Nazionale), c’è la bella albanese che subisce molestie da uno dei proprietari e tace per timore (una sorprendente Clemence Poesy) e ci sono madre e figlia, divise e combattute (una tenera Fiorella Mannoia e una matura Cristiana Capotondi).

Le interpretazioni – oltre alle già citate vi sono Sabine Timoteo, Luisa Cattaneo, Erika D’Ambrosio, Balkissa Maiga, Bruno Cariello e Lee Colbert – sono calzanti e lontane dal patetismo, espressioniste quanto basta.

7 minuti è un’opera con delle buone interpretazioni, lontane dal patetismo ma espressioniste quanto basta.

7 minuti, come sottolinea la fervente discussione che anima i tre quarti del film – non sono un’inezia, sono un lasso di tempo minimo –  solo apparentemente insignificante – che deve significare tutto ciò che alla persone, uomini o donne che siano, spetta senza se e senza ma. Del resto se non riusciamo, come singoli e come società, a indignarci per le piccole cose, poi non possiamo sorprenderci più di tanto per le grandi discriminazioni. Dalla mancata presenza ai vertici delle donne, alle differenze di compenso, alla parità di mansioni.

Le donne rappresentate da Placido in 7 minuti hanno una bellezza ruvida e un animo sfiancato così  che, al regista, gli si può anche perdonare il meccanismo drammaturgico che connota la regia e l’espressiva e didascalica retorica – non di genere ma umana – che caratterizza la sceneggiatura . Quest’ultima, frutto di un lavoro di Placido insieme a Stefano Massini e con la collaborazione di Toni Trupia sul testo teatrale 7 minuti di Stefano Massini.

7 minuti di Michele Placido, rude e severo, mette in evidenza come purtroppo questo non sia ancora un mondo a misura di donna e che, per renderlo tale, è necessaria una rivoluzione culturale e sociale profonda. Il film è prodotto Federica Vincenti per Goldenart Production in coproduzione con Manny Films (Francia) e Ventura Film (Svizzera) e Rai Cinema e sarà distribuito da Koch Media.

Regia: 4
Sceneggiatura: 3,5
Fotografia: 4
Sonoro: 4
Recitazione: 4,5
Emozione: 4,5

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