Young Royals – stagione 3: recensione della serie Netflix

In attesa dell’uscita sulla piattaforma streaming Netflix dell’ultimo episodio della terza stagione di Young Royals, si può dire che questo terzo capitolo mostra una serie di dolorose problematiche che i primi 2 capitoli non avevano considerato o che l’amore era stato capace di sconfiggere. I protagonisti della serie svedese fanno adesso i conti con la realtà, con sentimenti ed emozioni positive e negative che spesso non riescono a controllare e che avranno sempre delle conseguenze. Con una nuova formula che vede i primi 5 episodi disponibili dall’11 marzo 2024, con l’ultimo in arrivo e visibile dal 18 marzo alle ore 18:00, con una durata maggiore di 10 minuti, Young Royals punta sull’hype che ha conquistato negli anni. Il 18 marzo 2024 è infatti previsto anche il rilascio di un documentario dal titolo Young Royals forever che vedrà il cast salutare i propri fan durante il set della terza stagione. Con il cast principale come sempre composto da Edvin Ryding, Omar Rudberg, Malte Gårdinger, Frida Argento e Nikita Uggla, Young Royals conclude il suo viaggio e il lieto fine non è assicurato.

La politica e l’amore si scontrano in Young Royals 3

Young Royals - stagione 3 - cinematographe.it

La terza stagione di Young Royals si rivela da subito un capitolo molto più politico, dove prendere posizione e definire il proprio punto di vista sulla Svezia e su ciò che vuole il popolo svedese influenza inevitabilmente la vita dei protagonisti. È così che Hillerska si professa come una scuola d’elite anti-comunista, dove gli ideali socialisti vengono visti come il male peggiore, e proteste e manifestazioni sono solo un veleno che potrebbe minare l’aristocrazia ereditaria di giovani dal futuro già scritto. Ma accanto a questo l’ignoranza di ciò che vive oltre mura sicure costruite su una ricchezza sempre pronta a proteggere; perché i ragazzi si preparano a organizzare party all’ultima moda per il primo maggio, ma non sanno cosa realmente si festeggia. Il concetto di “lavoro” si colora associandosi amaramente a quello di passatempo, non ha niente a che fare con il guadagno, perché trovare un impiego è un di più, una volontà, una possibilità, ma non una necessità. E accanto a questo, si disdegna chi del lavoro ne ha bisogno per vivere.

Le differenze sociali e culturali, connesse allo stile di vita e alle disponibilità dei personaggi sono più marcate, più patite e descritte come incolmabili, sempre e solo legate al denaro. Se all’inizio si pensa che una cifra a 6 zeri sia ciò che serve per vivere bene e stare in pace con se stesso, diventa chiaro verso gli ultimi episodi come questo si riveli falso e lontano dalla realtà, filtrato dagli occhi del personaggio di Simon. I doveri, gli obblighi, le priorità e l’attenzione mediatica di chi è un personaggio pubblico, in questo caso il futuro Re di Svezia rende la vita privata e quella sentimentale un inferno esasperante. Le difficoltà di conciliare la posizione di Wille con la vita di Simon si espandono aprendo nuovi scenari, toccando tematiche prima non espresse, sorprendendo nel mostrare dei personaggi più maturi, che iniziano a porsi altre domande e si trasformano, passando da adolescenti ad adulti. È il caso in particolare della figura di August, del quale scopriamo un passato e un’infanzia non facile e che chiaramente, desidera essere diverso.

L’angoscia di dover crescere

Young Royals è in questa stagione incredibilmente ancora più sofferta, alle  prese con un’adolescenza ancora più tormentata, difficile e avviata verso un processo di crescita pieno di ostacoli. Se nei primi 2 capitoli l’happy ending era rappresentato dal trionfo della storia d’amore tra Wille e Simon, questa terza stagione è la prova che a dividerli sono quegli elementi che nessuno dei 2 credeva avrebbero mai potuto intaccare il loro legame. Wille è il principe ereditario, Simon un cittadino come tanti, Wille è di discendenza reale e svedese da generazioni, Simon è di origini ispaniche, Wille non ha mai avuto alcun problema economico, Simon ha dovuto lavorare fin da quando aveva 14 anni per sopravvivere, Wille non può e non vuole prendere alcuna posizione politica, Simon protesta e si definisce contro il sistema, Wille mantiene un profilo basso in ogni situazione, Simon vuole avere la libertà di poter fare e dire ciò che vuole. Wille sente che la sua famiglia antepone gli interessi della monarchia ai suoi, Simon ha avuto sempre sua madre dalla propria parte, cercando di agire per il bene del figlio.

La gerarchia, il bullismo, le tradizioni e i riti d’iniziazione per dimostrare di essere degni di Hillerska mostrano un altro lato di quella scuola tanto blindata: come spesso i carnefici sono stati a loro volta vittime. E come il mondo e il tempo per redimersi non si esaurisce mai del tutto. Soprattutto all’età dei protagonisti. Dei 17enni che non trovano pace e che è spesso la società, i costumi, le convenzioni, e quel mondo circostante a consumare e demolire un granello dopo l’altro. Lo show svedese non fa sconti, non risparmia nessuno, non segue regole stilistiche che possiamo esser stati abituati a vedere in altri prodotti teen, e per questo è sorprendente e inaspettato. Osa in alcuni momenti, senza timore, mantenendo alto il suo tono più drammatico e sentimentale. Un ritratto dell’adolescenza come un periodo travagliato, un periodo carico di inquietudine e difficoltà, capace anche di fare più male di quanto si possa comprendere a soli 17 anni.

Una serie svedese dove non è mai detta l’ultima parola

Young Royals - stagione 3

Nella tipica atmosfera nordeuropea della più alta nobiltà che nasconde i propri problemi, si assiste a dialoghi accesi e profondi, che indagano l’animo più nascosto dei personaggi, quello ignoto anche a loro stessi. Testimonianza di un’evoluzione che interessa tanto i protagonisti quanto una serie cha si avvia alla propria conclusione. L’ultimo episodio ha già da subito una grande responsabilità, forse poco tempo per risolvere tutto ciò che andrebbe affrontato, con linee narrative da chiudere, love story alle quali dare una conclusione e un finale che non può rimanere aperto. Anche se questo sembra essere il rischio. Ottima come sempre la recitazione di tutti gli attori, e la regia che continua con attenzione a concentrarsi sugli sguardi, sui pensieri nascosti dietro frasi a metà, tra i non detti dei personaggi e un parlare con gli occhi. La terza stagione di Young Royals si pone quindi obiettivi più ambiziosi e fa sorgere quesiti più giudiziosi, adatti e opportuni per dei ragazzi più grandi.

Young Royals – stagione 3: valutazione e conclusione

Young Royals - stagione 3

Young Royals – stagione 3 è un crocevia di tensione, ansia, angoscia e cuori colmi d’amore che rischiano comunque di spezzarsi, a dimostrare che questo, l’amore, a volte non basta. Come ogni teen drama che si rispetti, e la serie svedese perfettamente si identifica con questo genere, non mancano feste, momenti di tenerezza e passione, tra amori travolgenti, legami indissolubili e amicizie distrutte che cercano di ricostruirsi. Insieme a quegli inaspettati spiriti ribelli contro restrizioni nei confronti di chi ha sempre visto tutto come dovuto. Con qualche cliché strutturale che quindi chiude il quinto episodio con un’affermazione che fa tremare un pubblico che da anni spera nella felicità, serenità e stabilità di Wille e Simon, tanto amati da essere stati soprannominati Wilmon, la sceneggiatura si avvale di un ritmo in continua ascensione, che porta personaggi e sequenze all’apice del proprio livello di logorio e sensualità, di esaurimento e dolcezza, di stress e amore.

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Regia - 3
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 3
Recitazione - 4
Sonoro - 3
Emozione - 3.5

3.4

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