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Sul grande e piccolo schermo la figura della suora è stata mostrata il più delle volte nelle vesti canoniche, mentre si dedicata alle diverse opere di apostolato attivo. Vesti e attività, queste, che in Warrior Nun, e ancora prima nell’omonima saga di fumetti firmati da Ben Dunn che l’ha ispirata, hanno lasciato spazio a qualcosa di decisamente meno pacifico. Parafrasando un detto popolare, l’abito in questo caso non fa la suora, prestandosi come un’identità di facciata dietro la quale un gruppo di amazzoni super addestrate combatte contro il male e gli inferi in nome e per conto del Vaticano.

Warrior Nun: la nuova serie fanta-action di Netflix con Alba Baptista, tratta dai fumetti omonimi di Ben Dunn

La nuova serie targata Netflix, disponibile sulla piattaforma dal 2 luglio, ruota infatti attorno alla storia di diciannovenne di nome Ava (Alba Baptista) che si risveglia in un obitorio con un nuovo contratto di vita che prevede il riutilizzo delle gambe perso dopo un incidente e un manufatto divino incastonato nella schiena che le conferisce misteriosi poteri: dall’auto-rigenerazione alla possibilità di passare attraverso i muri, oltre a un arsenale di incredibili abilità marziali. Ovviamente si getta subito alla ricerca di risposte su cose le è accaduto e sulla provenienza di quel dono destinato a diventare presto un flagello e una responsabilità più grandi di lei. Risposte che arrivano puntualmente  da una società segreta di suore guerriere battezzata Ordine della Spada Cruciforme che ha giurato di proteggere il mondo e nella quale, a sua insaputa e suo malgrado, è entrata a fare parte. La ragazza si ritrova così nel mezzo di un’antica guerra tra le forze del bene e quelle del male, ma anche tra le ragioni della scienza e i precetti della religione, costretta a destreggiarsi tra i compiti di una prescelta e quelli tradizionali di un’adolescente.

Warrior Nun: una narrazione che nel suo complesso risulta eccessivamente dilatata   

Warrior Nun cinematographe.it

La visione dei dieci episodi che compongo la prima stagione di quello che avrà per forza di cose un sequel, dato l’irritante epilogo aperto che lascia lo spettatore con il sorcio in bocca, fa emergere note dolenti e positive di un’orchestrazione che dal giro di boa del quinto episodio riesce a dare qualche frutto maturo e più gustoso. Per il resto la narrazione nel suo complesso risulta eccessivamente dilatata, gonfiata da digressioni e salti temporali che riavvolgono le lancette dell’orologio sino a un passato dove il pubblico e la protagonista possono saziare il proprio bisogno di sapere.

La componente action scarseggia e le coreografie marziali degne di nota si contano sulle dita di una mano

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Il tutto scandito da un ritmo che, diversamente da quello che si potrebbe immaginare, preferisce viaggiare con il freno tirato invece di spingere l’acceleratore fino in fondo. La componente action, infatti, è un  accessorio al quale lo showrunner Simon Barry e gli altri registi della serie (Jet Wilkinson, Agnieszka Smoczynska, Sarah Walker e Mathias Herndl) ricorrono con il contagocce, anche qui andando contro qualsiasi aspettativa che lasciava presagire un dosaggio decisamente più massiccio. In effetti, per assistere a un combattimento che si possa definire tale bisogna attendere il quarto episodio con il combattimento tra la suor Beatrice (Kristina Tonteri-Young) e le guardie di sicurezza della Arq-Tech, mentre per vedere in azione la protagonista l’attesa di prolunga fino al sesto capitolo, con il faccia a faccia di Ava con un uomo posseduto.

Warrior Nun: un prodotto seriale che mescola martial arts action, adventure, fantasy e drama

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A conti fatti, è facile intuire quali siano gli ingredienti alla base della ricetta di un prodotto seriale che mescola senza soluzione di continuità generi come il martial arts action, l’adventure, il fantasy e il drama, con quest’ultimo che chiama in causa le tematiche classiche del romanzo di formazione per traghettare il plot laddove la cinetica e la dinamica spengono i motori per cedere il testimone alle parole e a un tentativo – non sempre riuscito – di introspezione. In Warrior Nun dunque coesistono e si scontrano due anime: da una parte il tragitto classico del teen-drama con punte comedy e dall’altra quella ludica dell’ibridazione dei generi che punta all’intrattenimento. Niente che non si sia già visto e ascoltato per uno show che trova la sua ragione d’essere nel cocktail di azione iper-realistica e di mistery, che riporta alla mente un’operazione analoga come Assassin’s Creed e che con molta probabilità ritroveremo anche in Cursed.

   

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