Valeria – stagione 3: recensione della serie TV Netflix 

La fortunata saga si chiude (in anticipo) con il confronto, da parte di Valeria, con un dilemma borghese: cosa scegliere tra l’uomo amato che sfugge e rifugge il legame e l’uomo amato forse un po’ meno che offre, però, impegno e stabilità? Intanto, le sue tre amiche si confrontano con l’imprevisto e il disgelo emotivo. In una Madrid più adulta e forse fin troppo edificante.

I creatori della serie Netflix Valeria hanno avuto chiaro fin da subito che non si sarebbero attenuti fedelmente ai romanzi dell’omonima saga ispiratrice scritta da Elísabet Benavent. Una delle protagoniste, l’algida Nerea, una donna inibita e ossessionata da perdere il controllo, nel libro è eterosessuale, mentre nella serie è lesbica: questo è solo un esempio delle tante trasgressioni al dettato. Tra le scelte autonome, sembrerebbe esserci anche la chiusura in anticipo: dei quattro libri di una delle autrici pioniere del genere ‘romantico-contemporaneo’, soltanto tre sono stati adattati e pare che la quarta stagione non sia prevista, nonostante il finale della terza sembri gettare uno sguardo al di là del vetro, verso una possibile rimessa in discussione della decisione presa da Valeria in extremis.

Valeria 3 chiude in anticipo rispetto alla fonte romanzesca, ma la fine precipitosa è un errore

‘Valeria 3’ è disponibile su Netflix dal 2 giugno.

Eh sì, perché la terza stagione e, a quanto pare, ultima – ma sarebbe un errore, speriamo ci ripensino – è scandita dal dubbio della sua protagonista, una trentenne madrilena che, nelle due stagioni precedenti, aveva rotto il matrimonio con il primo amore Adrián, un uomo sensibile con cui però latitava l’intesa sessuale, e iniziato una relazione ad alto tasso erotico con Víctor, bel tenebroso con un passato fitto di traumi e un presente di riluttanza al legame, mentre trovava il coraggio di pubblicare un romanzo erotico di impronta autobiografica. Ora, sulla scena, compare un terzo uomo, Bruno: un collega di Val, uno scrittore reduce, come lei, da un matrimonio, ma con prole a carico, il quale, a differenza di Víctor, sembra sapere che cosa vuole dalle relazioni e come ottenerlo.

Valeria, presa in mezzo tra un amore ‘vecchio’, tutto chimica e viscere, ma zero volontà di definizione del legame da parte maschile, e un amore nuovo, al contrario refrattario alle fughe e tutto presenza e costruzione, si lascia attraversare dall’inquietudine e dalla vertigine di non sapere cosa scegliere. Credere alla pelle o alla testa? L’amore è un sentimento o un impegno? Il sentimento senza impegno può definirsi amore o è solo un alibi per non avere coraggio?Lui ti ama, ma è un codardo”, le dice Lola, fida amica, al riguardo dell’incapacità di Víctor di sciogliere le riserve sulla sua implicazione nel rapporto, sulla responsabilità di attribuirgli una definizione vincolante, ed è proprio la viltà (e il suo eventuale superamento) che questa stagione, in continuità con le precedenti, sembrerebbe voler seguitare a esplorare nelle sue diverse declinazioni. Delle quattro amiche madrilene – epigone o brutte copie, a seconda dei punti di vista – delle ben più famose quattro signore newyorchesi esperte di shopping e orgasmi, non solo Valeria, in reazione a Víctor, ma anche le altre tre sono chiamate alla prova di coraggio: Carmen si trova a dover fare i conti con un imprevisto piccolo e uno (molto) grande; Lola, apparentemente la più spregiudicata, affronta per la prima volta la propria paura di creare un’intimità al di là del sesso; mentre Nerea prova a superare lo spauracchio dell’abbandono all’ignoto. Tutte e quattro sembrano, dunque, tanto confuse quanto le avevamo lasciate, ma anche più stanche e seriose: il paesaggio rannuvolato del primo episodio asturiano si estende agli altri sette, in una continuità plumbea che fa da correlativo cromatico all’iniziazione all’età adulta – adultissima – che tutte attraversano, un po’ scontandola come un castigo di svezzamento, un po’ celebrandola come un dono di trasformazione. 

Valeria 3: valutazione e conclusione

La terza stagione di Valeria adatta per lo schermo ‘Valeria in bianco e nero’, terzo capitolo della saga di Elísabet Benavent. Il quarto non verrà adattato.

Arrivata a distanza di tempo forse eccessiva rispetto alle due stagioni iniziali, con la memoria dei capitoli precedenti già evaporata, Valeria 3 fluttua su acque fin troppo calme, mentre sul fondo si agitano questioni importanti, che la drammaturgia banalizza un po’ o addomestica attraverso una catechesi ai sentimenti costruttivi oppure, più semplicemente, lascia sul fondo, confinate a uno spazio evocato, ma rimasto inattinto. Il modo con cui Valeria aveva giocato per due stagioni coi cliché, assumendoli e rigettandoli in un moto di dialettica frizzante tra attese e sovversioni delle stesse, sembra essersi conformato a uno schema prevedibile: anche il tentativo di scardinare i luoghi comuni della chick lit, dei romance per ragazze contemporanee alle prese con una società in evoluzione e il compito di rimodulare il proprio ruolo in seno ad essa e in relazione agli altri significativi, amicali o amorosi, sembrerebbe pagare una certa prevedibilità.

Capiamo chi sceglierà Valeria già dai primi episodi e, benché possa risultare una sorpresa, si tratta in realtà di una sorpresa a metà, perché le regole del pensiero che la guidano sono scoperte, facilmente intercettabili. Appare chiara la volontà di smarcarsi dal modello letterario, tagliandone la conclusione, e da quello televisivo – la parabola di Carrie in Sex and the City, ad esempio – nonché da una visione dell’amore che residua di un romanticismo irrealistico: se, da una parte, è un bene che primeggi il messaggio – ma è solo un’ipotesi di felicità, tra le tante possibili – sulle esigenze narrative ed estetiche, dall’altra, l’operazione risulta un po’ forzata, una scorciatoia ad effetto, un salto netto e comodo che elude l’elaborazione dei movimenti psicologici interni all personaggio, precipitando l’integrazione delle ambivalenze, la riduzione delle complessità a un’unità percepita sì come soddisfacente, ma che, in fondo, non si emancipa dalla sua genesi posticcia, affiorata a tavolino. Questo Valeria 3, anticipatamente conclusivo e apparentemente senza ritorno possibile, perde allora qualcosa di verve e molto di autenticità nel far maturare di colpo, come per autoimposizione, la sua protagonista. Avremmo preferito sognare. Nella favola, ci sarebbe stata una verità più profonda e simbolica, meno grettamente contabile. 

Regia - 3
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 2.5
Recitazione - 3
Sonoro - 2.5
Emozione - 2

2.6

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