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The Race – Corsa mortale è una serie televisiva britannica Sky Original di genere distopico creata da Matthew Read. Lo show è composto da 8 puntate ed è caratterizzato dal lavoro di un cast corale tra cui spiccano i nomi di Billy Zane (veramente in forma) e Sean Bean, ma di cui fanno parte anche Ika Bennett, Phoebe Fox, Faith Palladino, Adrian Lester, Malachi Kirby, Adam Brody e Miranda Richardson.

The Race – Corsa mortale ha debuttato il 22 febbraio 2019 su Sky One ed è trasmessa in Italia su Sky Atlantic dal 17 dicembre 2019.

The Race – Corsa mortale: zombie e futuro distopico nella trama della serie TV

The Race - Corsa mortale, cinmatographe.it

In un futuro distopico il Regno Unito è stato infettato da un misterioso virus, in grado di trasformare gli esseri umani in feroci creature “similzombie” intolleranti alla luce del giorno. Per far fronte a questa gravissima epidemia il governo inglese indice la legge marziale, istituendo un rigidissimo coprifuoco e mettendo in quarantena chiunque non lo rispetti.

Il risultato è però quello di limitare notevolmente la vita della popolazione piuttosto che contenere la minaccia legata al virus, causando così la nascita di un sentimento di intolleranza sempre più insistente, tanto da sfociare in violenti focolai sotterranei, soprattutto dopo la comparsa sulla scena del giovane miliardario Max Larssen (Brody) e della sua Terra Promessa. Egli fu l’unico in grado di prevedere la gigantesca portata dell’epidemia e per questo decise di acquistare un’isola al Sud del Pacifico dove poter ricominciare a vivere.

Una grande opportunità per fuggire dall’isola del Vecchio Continente, ormai ridotta a vivere nel terrore e nella schiavitù dei giorni, subito combattuta con grande ardore dal governo inglese, determinato più che mai a contenere gli abitanti all’interno dei suoi confini.
Come arrivare quindi in questo nuovo Paradiso in Terra? Semplice: vincere una delle annuali corse clandestine notturne all’ultimo sangue organizzate da Larssen stesso. Solo i sopravvissuti saranno considerati meritevoli di un posto al sole nella nuova umanità.

The Race – Corsa mortale: un circo su ruote ai confini del mondo

The Race - Corsa mortale, cinmatographe.it

Matthew Read crea una serie delirante, in cui vengono mixati elementi appartenenti a generi completamente diversi e in cui non sempre gli incastri riescono, ma non per mancanza di impegno o per enormi strafalcioni nelle idee di base della trama.

Da una parte abbiamo tutti gli elementi legati alla genesi degli zombie-movie o dei film apocalittici e dall’altra l’immaginario dei film on the road, in cui si parte con una visione delle corse più simile a Need for Speed o al primo Fast and Furious per poi sfociare palesemente in una visione alla Mad Max.

Il circo colorito, composto dai, diciamo, “grotteschi” partecipanti alla gara, che si muove sulle oscure strade britanniche, ha in sé gli attori protagonisti dell’epidemia, la soluzione al prossimo apocalisse e tanti piccoli microcosmi quanti sono gli equipaggi delle vetture, ognuno con il suo tragico vissuto dell’evento e ognuno con i suoi buoni motivi per vincere la corsa.

I vari punti focali su cui si basa la caotica narrazione sono, nonostante tutto, sufficientemente ben spiegati e, allo stesso modo, anche la scelta della narrazione tramite flashback per approfondire i personaggi e i loro ruoli nell’epidemia è comprensibile. Il problema vero è nello sviluppo della storia in tempo reale, nelle azioni dei personaggi, nelle relazioni tra loro e nei dialoghi, in cui si passa da un surreale accettabile, all’ironia grottesca, fino al totale fuori contesto troppo velocemente e troppo spesso.

Nelle situazioni, nei risvolti, nelle scelte e nelle battute ad effetto, The Race – Corsa mortale non va mai da nessuna parte, finendo con l’irritare invece di intrattenere e con il confondere lo spettatore, il quale alla lunga non riesce più a capire di cosa si stia parlando o dove si voglia andare a parare.

Quando questo succede si finisce in una trappola in cui ogni cosa che vuoi fare viene fraintesa e tutto quello che c’è di buono nelle intenzioni (dove del buono c’è, senza dubbio) si perde inesorabilmente in un calderone in cui tutto può finire e in cui niente però sta più bene.

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