The Mist

La vedete quella foschia in lontananza? Si sta avvicinando, procede piano, controvento. Al suo interno le urla, la paura dell’ignoto, il pericolo. Cosa c’è nella nebbia? Forse poco importa, perché qualunque cosa sia ucciderà chiunque vi si imbatta. Uomini, bambini, cani. Nessuno sfugge a The Mist. Spike – network statunitense – ha voluto trasformare il romanzo best-seller del genio dell’horror Stephen King in una serie TV. Il libro, che già nel 2007 era stato trasposto in un film diretto da Frank Darabont (ideatore dello show AMC The Walking Dead) narra la storia di una cittadina – uno di quei tipici e normalissimi centri abitati americani che King ama tanto raccontare – che da un momento all’altro viene avvolta da una fittissima nebbia. Presto, però, gli abitanti si accorgeranno che al suo interno si nasconde qualcosa di terribile: non si può fuggire dall’ignoto.

The Mist rappresenta perfettamente il motivo per cui Stephen King sia considerato il maestro assoluto della letteratura del terrore. L’autore è in grado di prendere le paure umane, quelle più primordiali e di dargli una forma, una definizione. In questo caso in ballo c’è l’essenza della paura stessa: l’impotenza e il panico che porta con sé il mistero, il buio. Certo, non stiamo dicendo che la conoscenza sia in grado di far passare qualunque paura, ma provate a calarvi nella situazione, cercate nella vostra memoria quel sentimento di impotenza, di confusione e di ansia che comporta il trovarsi in un fitto banco di nebbia. Uno di quelli che non permette di vedere cosa si trovi ad un metro di distanza. A questo sentimento aggiungete un fattore fondamentale: sembra davvero che chiunque si trovi nella nebbia muoia di una morte terribile. Adesso lo sentite il panico?

The Mist è arrivata per approfittarsi nelle nostre paure più primordiali e non ha paura di usarle contro di noi.

The Mist

Avere a che fare con una serie horror è sempre rischioso. Il timore è che – avendo a che fare con il piccolo schermo – possa avvenire una sorta di autocensura: fortunatamente non è così. The Mist non si trattiene. Uccide chi deve uccidere e lo fa nel modo più violento e sconvolgente che ci si poteva aspettare. La serie sembra avere il coraggio di scontentare i suoi spettatori, facendo fuori buoni e cattivi: il contrappasso esiste e veder morire i personaggi poco piacevoli è sicuramente una soddisfazione. La difficoltà arriva quando ad andarsene sono gli innocenti, quelli simpatici, adorabili (non vi diremo nulla, tranquilli, niente spoiler). Quelli che pensiamo al sicuro perché appartenenti ad una sorta di fascia protetta; quelli che, morendo, attirano davvero l’attenzione dello spettatore. È strano giudicare una serie dalla qualità delle sue violenze, vero, ma il coraggio – nella serialità di oggi – si misura anche così.

The Mist

L’impressione, dopo aver visto la prima puntata di The Mist, è che la serie si presterebbe molto bene al binge watching. Un solo episodio non basta, vogliamo scoprire di più, vogliamo conoscere i segreti più nascosti e reconditi dei terrorizzati abitanti della città. Vogliamo vedere gli esseri mostruosi che si nascondono nella bianco accecante che li sta invadendo. E questo – lo sapete anche voi – è solo positivo. Essere invogliati ad attendere con ansia l’appuntamento successivo è un privilegio che, oggi, spetta a pochi. Che una serie ci convinca – noi spettatori abituati all’immediatezza di Netflix, ma non solo – ad incollarci allo schermo una (sola!) volta a settimana, è un successo senza se e senza ma. Speriamo che l’effetto calamita continui: lo spargimento di budella, i volti scavati fino all’osso (letteralmente) e le mandibole strappate rischiano di perdere interesse.

Vogliamo essere rapiti dalle storie, quelle vere, vogliamo essere tenuti in ostaggio dalle rivelazioni, quelle sorprendenti. The Mist sarà all’altezza?

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