Star Wars: The Bad Batch – recensione finale della serie animata Disney+

Tra alti e bassi, l'episodio Kamino Perduto chiude la prima stagione di Star Wars: The Bad Batch.

Giunge a conclusione Star Wars: The Bad Batch, la serie sequel/spin-off di The Clone Wars. Sedici gli episodi che ci hanno portato a conoscere la Clone Force 99 e i suoi membri: Hunter, Echo, Tech, Wrecker, Crosshair e la piccola Omega. Ma non solo, la serie esplora la caduta della repubblica e la nascita dell’Impero Galattico sotto la guida di Palpatine. Nel corso delle puntate abbiamo fatto la scoperta di nuovi e vecchi personaggi, come una giovane Fennec Shand vista in The Mandalorian e l’iconico cacciatore di taglie Cad Bane. Eppure, nella sua esplorazione di questo periodo, The Bad Batch sembra perdersi a più riprese, alternando storie funzionali ad altre meno coinvolgenti. Alti e bassi fanno di questo nuovo prodotto targato Star Wars un ibrido, a metà tra la vecchia narrazione seriale e la nuova.

La qualità visiva è d’eccezione, questo è certo, ciò che manca è un certo pathos narrativo, un exploit di tensione che porti al climax finale. A tal proposito, è qui che casca in fallo The Bad Batch, al sedicesimo e ultimo episodio intitolato Kamino Perduto. La storia conclude l’arco narrativo della stagione con un nulla di fatto. I nostri protagonisti rimangono ferrei, vincolati ai loro ideali, si stiamo parlando di Crosshair. Al di là della bellissima scena iniziale, che vede la caduta della terra madre dei cloni, la storia non va oltre, concludendosi con un mezzo cliffhanger privo di sorprese. Ma andiamo ad analizzare meglio ciò che è accaduto.

Star Wars: The Bad Batch e la fine inesorabile della Repubblica

Star Wars: The Bad Batch - Cinematographe.it

Il quindicesimo, e penultimo episodio, intitolato Ritorno su Kamino ha visto la squadra 99 tornare sul loro pianeta natale per salvare Hunter, catturato da Crosshair. I nostri eroi riescono nell’intento, ma ciò che non avevano previsto era la distruzione di Tipoca City per mano dell’Impero. Quest’ultimo è intenzionato ad estirpare ogni traccia del progetto di clonazione, affinché nessun altro se ne possa appropriare. Inoltre, il nuovo indirizzo della galassia prevede l’arruolamento, e la dismissione di quei cloni che si sono fatti protagonisti durante la guerra contro i separatisti. Il nuovo ordine galattico sta prendendo vita, e in The Bad Batch assistiamo alla sua fase embrionale.

Dettò ciò, Kamino Perduto riprende il salvataggio dei nostri eroi, ora alle prese con la caduta della città. La scena iniziale è ben costruita, con l’Ammiraglio Rampart in piedi sullo Star Deastroyer come Kylo Ren in Star Wars: Il risveglio della forza. L’atmosfera burrascosa, con la pioggia e i fulmini ad illuminare le imponenti navi da guerra, rende il tutto molto suggestivo. Ad un livello più profondo, delinea anche la vera caduta della Repubblica, e quel baluardo che ne è stato la salvezza e la rovina. Conclusosi il momento, The Bad Batch torna al suo standard e ad una missione di sopravvivenza che sa tanto di Titanic; alcune scene richiamano a gran voce il film di James Cameron. Infine, la Clone Force 99 lascia il pianeta ancora senza uno scopo, e un ritrovato Crosshair ancora fermo sulle sue convinzioni. Durante la stagione siamo infatti venuti a conoscenza del fatto che il formidabile cecchino aveva da tempo rimosso il chip inibitore, e che le sue azioni erano del tutto consapevoli.

Tra citazioni e scene d’impatto, la serie delude proprio alle sue battute finali

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Una frase salta subito all’orecchio: “Tu sei mio fratello”. Omega saluta così Crosshair, e quelle parole ci ricordano subito il discorso di Obi-Wan Kenobi ad Anakin dopo la battaglia su Mustafar. Siamo sul piano delle citazioni, citazioni che però non risvegliano nessuna forte emozione. La cosa più interessante, forse, è la rivelazione su Omega: la piccola è infatti uno dei cloni più anziani, la gemella (se così di può chiamare) di Boba Fett. Per quanto riguarda la Force 99, non si ha una vera evoluzione, quel percorso dell’eroe che caratterizza ogni storia di questo genere. Hunter & co. non trovano uno scopo dopo la loro fuga, una ragione che li definisca e li porti oltre il mero ruolo di soldati o mercenari. La comparsa di Rex strizza l’occhio ad una loro unione con la ribellione, ma non possiamo saperlo per certo.

Ciò su cui possiamo speculare è il collegamento tra il finale di stagione, Star Wars: L’ascesa di Skywalker e The Mandalorian. I tre prodotti si ricongiungono sotto un unico nome: l’Imperatore Palpatine. Se nel film veniamo a conoscenza della resurrezione del signore dei Sith, nella serie con protagonista Pedro Pascal ne osserviamo gli esperimenti. The Bad Batch va ancora più indietro, agli esordi di tale sperimentazione, un misto di magia e scienza. La scienziata kaminoana Nala Se viene portata al cospetto di ufficiale medico la cui divisa è uguale a quella del Dottor Pershing (Omid Abtahi in The Mandalorian). Gli studi sulla clonazione, immaginiamo, sono alla base del ritorno di Palpatine e alla creazione del Generale Snoke. Purtroppo il colpo di scena è debole, e non riesce a tenere alta l’asticella della serie. È un vero peccato, perché il tutto era partito con ottimi propositi. Ciò non vuol dire che The Bad Batch sia un pessimo prodotto, anzi. L’animazione ben si presta all’azione, e a scene dal carattere fortemente cinematografico. Il problema risiede altrove, nel trovare una sua identità al di fuori della saga madre, come è stato fatto con il mandaloriano. Tirando le somme, The Bad Batch è comunque un ottimo prodotto, in grado di regalarci momenti mozzafiato, ma ancora acerba sul piano narrativo ed evolutivo dei personaggi. Non per altro, la serie è stata rinnovata per una seconda stagione che verrà rilasciata nel corso del 2022.

Star Wars: The Bad Batch è disponibile sul servizio streaming di Disney+.

Leggi anche: Star Wars: The Bad Batch: recensione della serie Disney+

Regia - 4
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 4
Recitazione - 3.5
Sonoro - 4
Emozione - 2.5

3.4

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