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Spazio. Ultima Frontiera.

Così inizia la seconda, e sicuramente attesa, stagione di Star Trek: Discovery, nuova serie dedicata al franchise stellare più longevo della storia della tv. Sì, è vero: queste tre famose parole provengono dalla serie classica, quella che racconta le missioni della nave della Flotta Stellare Enterprise, ma c’è un motivo importante che spinge ad utilizzarle in questa serie tv. Abbiamo visto il primo episodio di stagione, intitolato Brother (Fratello), e vogliamo raccontarlo cercando di cogliere gli spunti narrativi che da esso ne scaturiscono e provando a volgere lo sguardo a quella che sarà la stagione 2 di Star Trek: Discovery.

Di fratello in sorella nel primo episodio della seconda stagione di Star Trek: Discovery

Star Trek: Discovery cinematographe.it

Prima di approfondire un discorso più prettamente tecnico riguardo alla premiere di stagione, raccontiamo brevemente dove eravamo rimasti e dove siamo diretti. Dopo la guerra contro i Klingon, che aveva visto la vittoria della Flotta Stellare, la nave USS Discovery si trova temporaneamente priva di un capitano. Guidata dal Kelpieniano Saru, la nave riceve un segnale di chiamata dalla USS Enterprise che teletrasporta sulla nave di Michael Burnham il nuovo capitano: Christopher Pike. Interpretato da Anson Mount, il personaggio è uno tra i più longevi del franchise televisivo e cinematografico. La sua prima apparizione, infatti, risale al primissimo episodio della serie classica intitolato The Cage (Lo zoo di Talos) dov’era interpretato da Jeffrey Hunter. Pike è stato successivamente interpretato da Sean Kenney e Bruce Greenwood nei primi due film della nuova trilogia cinematografica, ovvero Star Trek (2009) e Into Darkness – Star Trek.

La Discovery ha bisogno di un capitano: nuove misteri spaziali minacciano la stabilità della Federazione dei Pianeti Uniti. Ciò che apre la stagione è infatti un segnale sconosciuto che attira l’attenzione dell’equipaggio: si tratta di un asteroide la cui origine resta senza apparente spiegazione. Su di esso è intrappolata da mesi una nave vascello della Flotta Stellare con a bordo l’ingegnere Jet Reno e alcuni sopravvissuti. Riportati a bordo della Discovery comincia un viaggio nello spazio profondo alla scoperta della materia oscura.

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Questo primo episodio di Star Trek: Discovery 2 introduce anche quell’elemento d’unione con la serie classica: il personaggio di Spock. Presentato al momento solo in modo implicito – sappiamo che Spock è interpretato da Ethan Peck nella stagione – il vulcaniano è fonte di scoperta nel passato della protagonista Michael Burnham, interpretata nuovamente da Sonequa Martin-Green.

Tensione nello spazio e fantasmi del passato

Fratello gioca quindi su due piani ben contrapposti ed in equilibrio. Il passato di Michael bussa prepotentemente alla porta della donna e misteri spaziali non hanno intenzione di lasciare in pace un equipaggio tuttavia pronto all’avventura. L’episodio mantiene alta l’attenzione dello spettatore grazie a buone sequenze d’azione e di tensione ambientate proprio al di fuori della Discovery e, parallelamente, ci guida attraverso nuove piste personali da (in)seguire. Certamente avremo la possibilità di sbrigliare la matassa del passato della protagonista conoscendo anche lati nascosti del personaggio di Spock stesso, pilastro fondamentale di tutta la saga.

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La regia di Alex Kurtzman – ideatore della serie tv assieme a Bryan Fuller – in questo primo episodio convince nel voler riprendere le fila di un discorso interrotto con la prima stagione e guidarle verso territori inesplorati. Grande cura nei dettagli scenici e visivi, l’aver ritrovato personaggi caratterizzati da una non priva identità sullo schermo rendono Brother un episodio certamente riuscito nel suo intento. Premesse di questo tipo ci fanno ben sperare verso il completo successo di una stagione che, legata alla sua serie madre, cerca con le proprie forze di camminare con le proprie gambe creando una propria unicità. Come stelle nell’universo: brillanti, ma differenti.