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Per quanto Servant sia stata ideata e scritta, episodio dopo episodio, dallo showrunner Tony Basgallop, non riusciamo a fare a meno di associare la serie Apple TV + al suo produttore M. Night Shyamalan. Ovvero al regista – tra gli altri – di Il sesto senso (1999) e Split (2016), che riesce a trasmettere all’ambigua storia della giornalista tv Dorothy e di suo marito Sean tutto il suo inconfondibile modo di fare cinema e audiovisivo, mescolando reale e soprannaturale, verosimile e assurdo, disorientando (e affascinando) lo spettatore.
Il cliffhanger al termine della prima stagione (che, appunto, sarebbe più appropriato chiamare Shyamalan Twist), lungi dall’essere una quadratura di quanto accaduto fino a quel momento, aveva nuovamente rimescolato le carte ponendo, per l’inizio della season two, un enorme punto di domanda sui nuovi risvolti della vicenda. Servant non dà mai certezze, disseminando qua e là false piste (il bimbo esiste o no? LeAnne è “solo” una tata o nasconde qualcosa?) destinate ad aumentare a dismisura la curiosità.

Servant 2: la fede è un dono di dio (o chi per lui)

Servant - Stagione 2 - Cinematographe.itLa domanda che inizia a sorgere spontanea, tuttavia, è quanto si possa tirare la corda del mistero e dell’incomprensione, prima che si spezzi. Bisgallop, Shyamalan & Co. giocano col fuoco: il primo episodio del nuovo ciclo – disponibile su Apple TV + dal 15 gennaio; per le altre 9 puntate è prevista una cadenza settimanale – ci riporta nell’atmosfera plumbea e claustrofobica che di certo non avevamo dimenticato. Siamo ancora rinchiusi tra le quattro mura di casa Turner, nonostante il pericolo sia fuori. Qualcuno ha rapito il piccolo Jericho e, vista la scomparsa di Leanne, le accuse ricadono inevitabilmente su di lei e sui suoi sinistri parenti.

Siamo forse di fronte a una setta, forse a una maledizione o a un atto di stregoneria; del resto la servant del titolo è la stessa che improvvisamente aveva “tramutato” la spaventosa bambola reborn in un vero neonato, lasciando i membri della famiglia a bocca aperta. La prima pista di Servant 2 sembra riguardare quindi il potente atto di fede che ogni personaggio deve compiere: nulla è mai come sembra, e che si tratti di religione tradizionale o di convinzione personale ognuno cerca di seguire la propria logica per non lasciarsi andare alla follia.

Servant 2: nel nome del padre?

Servant - Stagione 2 - Cinematographe.itProprio sul ruolo che ogni carattere in gioco interpreta si svolge poi la seconda importante partita di Servant: siamo stati abituati ad assegnare alla madre Dorothy i connotati della pazzia (il sonno della ragione che genera mostri, l’incapacità di interiorizzare e accettare la morte di un figlio), affidando invece al marito Sean il tratto essenziale della responsabilità e della “normalità”. Ma, vista l’estrema relatività del concetto di normalità, ci ritroviamo fin dai primi minuti della season premiere Bambola a dover fare i conti con un diverso punto di vista, che affievolisce le nostre già precarie convinzioni.
La sensazione – ma si attendono sviluppi – è che mentre la prima stagione fosse focalizzata sullo strazio della genitrice e sulla sua necessità di trovare una via di fuga alla realtà, ora il focus sia tutto a favore del padre. Un padre che potrebbe cedere al volere della moglie, come dimostra il finale di puntata, restando forse sedotto per la prima volta dal richiamo dell’anomalo e dell’incomprensibile. Considerando che è già stata annunciata la futura realizzazione della stagione 3, occorre armarsi di pazienza e attenzione, per non restare stritolati nelle maglie di un meccanismo psicotico e orrorifico che fa della sorpresa e del colpo di scena il suo punto di forza.