Santo: recensione della serie TV Netflix

Elementi thriller si uniscono ad ombre esoteriche, nella affannosa ricerca del narcotrafficante più ricercato al mondo.

Santo è una miniserie di 6 episodi distribuita da Netflix, creata da Carlos Lopez e diretta da Vicente Amorim. Tutte le puntate sono disponibili in streaming dal 16 settembre.

Santo è il soprannome che la polizia ha messo al narcotrafficante più ricercato del mondo, il cui volto è sconosciuto a tutti. Cardona (Bruno Gagliasso) e Millàn (Raul Arèvalo) sono due agenti dai metodi di comportamento agli antipodi, che dovranno imparare però a collaborare per poter sopravvivere nella loro caccia al criminale.

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Santo: una storia senza fiato

Santo è una serie crime dalle suggestioni horror grazie ad intelligenti, inquieti ed inquietanti insert dalle sfumature sataniche; ed è una bella novità anche considerando l’insolita produzione che mette insieme Spagna e Brasile.

È fin dall’incipit che la serie mette in chiaro che non fa sconti narrativi e non vuole nessuna concessione all’easy telling: va in scena infatti un rapimento dalle modalità particolarmente cruente, con un bambino messo difronte al barbaro omicidio del padre (a cui sparano in testa) e che viene rapito una volta incendiata l’auto che trasportava entrambi.

Corse a perdifiato

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Lo show di Netflix, ancora una volta, mette al centro della produzione una sinergia internazionale, portando sul mercato internazionale una storia intrisa di culture distanti da quell’appiattimento occidentale e wasp a cui il pubblico è abituato.

Ancora più impegno è messo nella scrittura: Santo è una riuscitissima fusione di thriller ed elementi esoterici, che procede nella narrazione per continui colpi di scena ben integrati nella trama che rivelano pian piano una struttura a cerchi concentrici e che catturano l’attenzione di chi guarda in una lunga storia senza nessuna interruzione di ritmo.

È per questo che non si può parlare della trama senza il pericolo di incorrere in temuti spoiler: ma non per questo c’è la rinuncia all’approfondimento dei personaggi, anche grazie ad un cast centratissimo ed efficace. Su tutti, le facce scolpite nella pietra ma incredibilmente emotive dei due attori principali (Gagliasso e Arèvalo).

Questa sua complessità di messa in scena non aiuta lo spettatore meno scafato: la trama entra subito in medias res, con improvvisi giri di vite, scarti temporali, flashback, cambi geografici.
Un pò Lost, un pò Narcos, la serie creata da Lopez non rinuncia a guardare altrove ma trova sempre una sua precisa caratterizzazione nell’avvincente mix che riesce a fare con tutte le sue citazioni.

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Un carattere forte e deciso che contribuisce a rendere lo show una delle serie meno pubblicizzate (probabilmente perchè lontana dal vuoto rumore rutilante di produzioni mainstream) ma di sicuro più attrattive della piattaforma streaming.
Una storia, insomma, che tira dritta per la sua strada, costringendo chi guarda ad una soglia di attenzione superiore alla media delle produzioni contemporanee.
Una serie da tenere d’occhio.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 4

3.4

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