Only Murders In The Building: recensione dei primi episodi della serie Tv con Steve Martin

Un bel cast. Steve Martin, Selena Gomez e Martin Short per Only Murders In The Building, serie Tv dalle venature mistery e comedy disponibile su Disney+, catalogo Star, dal 31 agosto 2021.

Sono così tante le ragioni per cui New York è speciale, a cominciare dalla sua atmosfera cosmopolita e frizzantina. Ma c’è una cosa che Only Murders In The Building, serie un po’ mistery e un po’ comedy, disponibile su Disney+ nel catalogo di Star dal 31 agosto 2021 con cadenza settimanale, come usava ai vecchi tempi, ha ben chiaro in mente. Oltre alla necessità di un buon cast evidentemente, qui è fantastico proprio per l’anomalia dell’assortimento: Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez.

Quello che la serie ha colto, e per la verità lo sforzo non sembra neanche così logorante, è l’elemento pratico e simbolico che sta alle radici di questo calderone di umanità e strati sociali improbabilmente intrecciati. Nello specifico, una detonazione a getto continuo di violenza, malvagità e volontà di sopraffazione. Qualunque cosa si possa dire sulla città, va ricordato che New York è una delle più grandi macellerie a cielo aperto del mondo.

Only Murders In The Building: tre fanatici dei podcast sul crimine, un elegante complesso residenziale e una morte misteriosa

Only Murders In The Building cinematographe.it

Si fa presto a dire New York. Più precisamente, Manhattan, Upper West Side, l’elegante (inventato per la serie) Arconia building, che da solo suggerirebbe un ulteriore crime show. Quello sui reati contro il fisco necessari per vivere in un posto del genere. Tra gli inquilini ci sono Charles (Steve Martin), attore disoccupato con un passato da detective in un poliziesco atrocemente chiamato Brazos. Poi c’è Oliver (Martin Short), regista teatrale off off off off off Broadway stroncato da un musical su Splash finanziato con soldi estorti al fondo universitario del figlio (!). E soprattutto Mabel (Selena Gomez). Mabel non è ricca di famiglia, vive nell’Arconia mentre decora la casa della zia. Ha qualche scheletro nell’armadio. C’è un interesse personale che la lega alla morte violenta di Tim Kono (Julian Cihi).

Lo show è creato da Steve Martin, John Hoffman (Grace and Frankie) e Dan Fogelman (This Is Us). Una delle novità introdotte dai creatori, per rinfrescare una confezione di sicura eleganza e comprovato stile ma certo un po’ anacronistica, prevedeva di agganciare la serie alla modernità puntando molto su una modalità di fruizione della conoscenza che oggi va davvero per la maggiore. Si parla di podcast.

I tre non si conoscono ma vanno pazzi per i podcast sul crimine. Cosa c’è di meglio di un delitto (ma sarà davvero così) autentico, efferato pure, a spezzare la noia del vivere nel lussuoso condominio. Anni di ascolti apparentemente infruttuosi messi alla prova dei fatti da una storia grande quanto la vita. Niente di meglio da fare, sono abbastanza pazzi per saltare sul treno che parte senza farsi troppi scrupoli. Detective improvvisati, sulle indagini ci costruiscono pure un bel podcast. Si chiama, ovviamente, Only Murders In The Building.

Only Murders In The Building: stili di recitazione e generazioni a confronto in un giallo sofisticato e divertente

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Bella e interessante la pattuglia dei volti di contorno, Tina Fey, Nathan Lane, persino il cittadino al di sopra di ogni sospetto Sting, qui in una comparsata felicemente autoironica. Chiaramente, il focus è sui tre protagonisti e l’enfasi e sulle scintille che derivano dal contrasto tra universi in rotta di collisione. Due generazioni a confronto, una restia a lasciarsi accantonare dal tempo che passa, e pronta a tutto pur di rimettersi in gioco. E un’altra in sintonia con il mondo, attualità anagrafica, apparentemente distaccata. Molto della riuscita di Only Murders In The Building dipende dall’accostamento di temperamenti e stili di recitazione efficacemente disarmonici. L’eclettismo nervoso di Martin Short, la cialtroneria autoironica, misantropa e molto dolce di Steve Martin e il sarcasmo rilassato e vagamente apatico di Selena Gomez. D’istinto, viene difficile da pensare alla Gomez e Martin come a una coppia sullo schermo. Ma proprio qui sta il punto. E poi funzionano.

Commedia e delitto, sulla falsariga di Misterioso Omicidio a Manhattan, con Diane Keaton e l’universalmente lapidato Woody Allen. L’ingranaggio del plot criminale, la sofisticatezza leggermente pazzarella degli inserti comici, nascondo l’indagine intima al fondo della serie. Due uomini e una donna lottano per portare alla luce segreti altrui, forse per non svelare i propri. Nell’indagine, il riscatto e il bilancio dei rimpianti e della solitudine.

Un sottotesto maturo per una cornice leggera e brutale a un tempo, di morte si parla. Incorniciata nell’eleganza di interni fotografati con calore e un gusto per le zone d’ombra, nel segno di un’immagine ricercata e di uno stile vagamente retrogrado. Only Murders In The Building non brilla per originalità ma diverte, incuriosisce e tiene un bel ritmo, mentre il cast principale  giustifica in piena autonomia la possibilità di una visione.

Regia - 3
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 2.5
Recitazione - 3
Sonoro - 2.5
Emozione - 3

2.8

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