voto del pubblico 4.0/5
voto finale 2.7/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Sonoro
Emozione
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In un periodo come questo, in cui le misure adottate per contenere prima e fronteggiare poi la pandemia ci ha costretto a lunghe e interminabili settimane di quarantena, ogni opportunità di “evasione” dalle mura domestiche, seppur con la mente e l’immaginazione, è stata come una manna dal cielo. L’audiovisivo nelle sue diverse espressioni, in tal senso, di occasioni ne ha fornite moltissime, una tra queste è Non voglio cambiare pianeta, la docu-serie in 16 puntate (della durata variabile che va dagli 11 ai 16 minuti) filmata e pedalata da un Lorenzo Jovanotti in versione adventure biker. Abituati a vederlo esibirsi microfono alla mano sui palcoscenici di palazzetti e stadi, il cantautore romano ha svestito i panni soliti per calarsi in quelli di ciclista. Il risultato è un viaggio nel viaggio di 4000 km tra musiche, parole, panorami, salite, discese e tanto sudore per condividere l’avventura umana e sportiva vissuta pochi mesi fa tra Cile e Argentina, dagli Appennini alle Ande.

Non voglio cambiare pianeta: un diario di bordo on the road scritto con immagini, musica e parole

Non voglio cambiare pianeta - Cinematographe.it

Quella alla quale  si assiste non è però la classica avventura in solitaria su due ruote, ma un vero e proprio docutrip a tappe in cui è lui e lui soltanto firma una sorta di diario di bordo on the road dove alle pagine scritte con l’inchiostro, l’autore ha preferito una raccolta d’immagini catturate attraverso una telecamera che pesa come mezza mela, attaccata al manubrio e in ogni dove come l’inseparabile testimone degli eventi. Un hardware, questo, che diventa di fatto estensione oculare del narratore e di riflesso anche la nostra, con il protagonista che rivolgendosi al suo pubblico racconta e si racconta restituendo allo spettatore di turno un flusso di asfalto e di pensieri, di orizzonti e di suggestioni, di cazzeggio e di avventurosa quotidianità. Tutto documentato, tutto vissuto, tutto da condividere, senza filtri e in completa autonomia tra deserti, coste oceaniche, parchi nazionali, le Ande, le pampas, i villaggi sperduti e la grande città.

Non voglio cambiare pianeta: un’esperienza crossmediale fisica ed emozionale dalla quale farsi trasportare a ruota libera

Non voglio cambiare pianeta - Cinematographe.it

Ciò fa di Non voglio cambiare pianeta un’esperienza crossmediale fisica ed emozionale dalla quale farsi trasportare a ruota libera in modalità open your mind, con la musica, le immagini, lo sport e anche la poesia utilizzati come ingredienti di una ricetta straordinariamente coinvolgente. Si perché la docu-serie prende in consegna tutti questi elementi mescolandoli senza soluzione di continuità per ottenere un concept album movie che alla colonna sonora unisce riflessioni ad alta voce, ricordi, pedalate e un bellissimo omaggio ai poeti con il quale si chiude ogni puntata: da Primo Levi a Jorge Luis Borges, da Mariangela Gualtieri a Erri De Luca, da Jorge Carrera Andrade ad Antonio Machado, passando per Luis Sepúlveda e Pablo Neruda. Ed è proprio da un passo de Il pigro dello scrittore cileno, letto da Jovanotti al termine del secondo episodio, che la docu-serie ha preso in prestito il titolo.

Non voglio cambiare pianeta: immersione totale nella natura, da conquistare metro dopo metro

Non voglio cambiare pianeta - Cinematographe.it

Ma ciò che lascia il segno nella retina del fruitore è l’immersione totale nella natura, da conquistare metro dopo metro, salita dopo salita, in uno degli angoli più spettacolari del “bel pianeta”. Il tutto nell’arco di 40 giorni, nei primi vagiti del nuovo anno prima che il maledetto Covid-19 gli e ci togliesse la libertà. Una libertà che Non voglio cambiare pianeta riesce a restituire, anche se solo virtualmente, con grandissima intensità.

Non voglio cambiare pianeta è prodotto da SoleLuna. È pedalato e filmato da Lorenzo Jovanotti. Montato e diretto da Michele Lugaresi. Realizzato con Federico Taddia. Disponibile in esclusiva su RaiPlay dal 24 aprile