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Già distribuita in Germania, prodotta da un gruppo di aziende di prima linea quali Amazon Studios, Cattleya e Costantin Television, Noi i ragazzi dello zoo di Berlino promette di portare sullo schermo le torbide avventure di Christiane F. nel mondo della capitale tedesca underground della seconda metà degli anni ’70, rese celeberrime dall’omonimo romanzo scritto dalla stessa protagonista insieme ai giornalisti Kai Hermann e Horst Rieck.

Christian F. è un’adolescente che per casi più o meno fortuiti inizia a conoscere il mondo della Berlino nel momento in cui droghe leggere e pesanti dilagavano e definivano l’identità stessa delle persone in base al loro utilizzo. La ragazza è la narratrice di questo mondo, in cui le personalità che le ruotano intorno rappresentano un ampio ventaglio dell’evoluzione e del degrado della tossicodipendenza; al centro della narrazione si trovano le relazioni umane e le dinamiche che ogni individuo mette in atto per avere a che fare con se stesso. Il lato umano ed empatico si rivela l’aspetto centrale e più interessante della storia di Christiane F., un vero e proprio specchio di ciò che una società è capace di creare quando non è in grado di stimolare i giovani nel modo giusto.

Noi i ragazzi dello zoo di Berlino: storie di giovani nella capiatle tedesca degli anni ’70

Noi i ragazzi dello zoo di Berlino - Cinematographe.it
Un locale notturno in Noi i ragazzi dello zoo di Berlino.

Disponibile anche su Sky Q, Noi i ragazzi dello zoo di Berlino è una serie tv divisa in 8 episodi in cui si ripercorrono le vicissitudini già note di Christiane F. e compagni, ma il risultato seriale è ben diverso da quell’esperienza disturbante e quasi sgradevole che le parole del libro hanno reso famosa, replicata in modo abbastanza efficace anche dall’omonimo film del 1981. Le immagini edulcorate, i dialoghi sfocati dalle luci dei locali notturni e i racconti tra i protagonisti rendono le puntate una sorta di versione oscura del Tempo delle mele. La forza delle immagini non raggiunge il precedente editoriale, cosicché l’esperienza non segna l’immaginario del pubblico in maniera indelebile, il marchio del degrado sociale e personale che segue il vortice dell’eroina di Chirstiane F. non resta indelebile agli occhi degli spettatori. Lo spettacolo è decisamente ben rifinito e curato da un punto di vista estetico e fotografico, persino troppo nel momento in cui a farne le spese è la nota principale della storia stessa: tutto l’aspetto disturbante e anche sgradevole della storia narrata viene offuscato da aspetti puramente visuali, senza però eguagliare le aspettative.

La serie TV Amazon tradisce le aspettative

Noi i ragazzi dello zoo di Berlino - Cinematographe.it
Un momento di riposo tra amici in Noi i ragazzi dello zoo di Berlino.

La sceneggiatura scritta da Annette Hess ha come punto di partenza le stesse conversazioni registrate che avevano dato vita alla prima pubblicazione della storia, con la promessa di mantenere tutta la crudezza e la sgradevolezza del racconto, ma la resa finale della serie tv Noi i ragazzi dello zoo di Berlino tradisce questa intenzione, lasciandosi probabilmente prendere la mano dal bisogno di aggiustare i protagonisti. Gli interpreti principali, tra cui Jana McKinnon nei panni di Christiane F., sono stati scelti in quanto giovani attori con già un trascorso significativo, in modo che potessero avere un solido approccio alle parti da portare sullo schermo. A loro, poco si può rimproverare, visto che nella scrittura stessa risiede il disinnesco del disturbo e della forza del racconto stesso: il degrado sotterraneo della Berlino Ovest degli anni Settanta e Ottanta diventa un’elaborazione punk e rock delle evoluzioni della moda e della società, spostando il centro dell’attenzione, di fatto, su aspetti piuttosto lontani dai risvolti interiori e combattuti che invece sono i protagonisti del racconto originario di Christiane F..