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L’idea di base è geniale e potenzialmente esplosiva: riunire tutti i cliché e i luoghi comuni delle serie televisive mediche e poliziesche e fonderle in una unica improbabile sit-com. Nasce così Medical Police, che ufficialmente è uno spin-off e che quindi riprende un’idea già sviluppata in Childrens Hospital, prodotta dal 2008 al 2016 inizialmente come webserie e poi come serie tv per il canale Adult Swim. La parodia del medical drama alla Dr. House e Grey’s Anatomy, anzitutto, sulla scia, sulla scia del caposaldo Scrubs – Medici ai primi ferri.
Praticamente del tutto sconosciuto alle nostre latitudini, Childrens Hospital è diventato un piccolo instant cult in America, al punto da favorire la produzione di un nuovo progetto che riprendesse quello spunto ampliandolo e alzando l’asticella. Verso un nuovo sottogenere da parodiare, e la scelta è ricaduta verso il poliziesco: ai protagonisti Lola Spratt e Owen Maestro stavolta non viene solo richiesto di risolvere una spinosa questione medica, ma di farlo pistole alla mano, sostituendosi alle forze di polizia che in qualche modo sembrano conniventi con la pandemia mondiale nascente.

Medical Police: dalla demenzialità alla demenza (il passo è breve)

Disponibile a sorpresa dal 10 gennaio su Netflix, Medical Police ci racconta una storia “spiritosa” e “demenziale” (come da descrizione della piattaforma), che non richiede conoscenze pregresse – non serve cioè aver visto gli 86 mini-episodi di Childrens Hospital – e il cui principale intento è quello dell’alleggerimento comico e dello scherno. Difficile tuttavia rilassarsi, di fronte alle scorribande dei due “poliziotti per caso” e dei loro viaggi improbabili in Sudamerica, Africa, Europa e Asia per debellare il virus: il ritmo è concitatissimo, non c’è praticamente mai tempo per assimilare una battuta o un inside joke perché si passa immediatamente allo scherzo successivo.

Questa “corsa all’accumulo” dimostra almeno un paio di cose: da un lato che gli ideatori hanno moltissimo materiale che sono impazienti di utilizzare (a scapito però di una buona fruizione), dall’altro che le gag meno convincenti vengono quasi istantaneamente dimenticate e superate dal momento comico successivo. D’altronde maneggiare la demenzialità non è facile come si potrebbe pensare: occorre stipulare un accordo privilegiato con lo spettatore, affondando le mani nel non-sense senza sfociare nella demenza. Da Una pallottola spuntata a Scary Movie 5, insomma, il passo è brevissimo. E non sempre si riescono a tenere le redini della follia.

Medical Police: la coerenza della sciocchezza

Tra uno sfottò e l’altro, lo spettacolo in Medical Police non dimentica mai il suo vero obiettivo: adottare l’approccio più sciocco possibile ad una storia teoricamente seria. Nel corso dei suoi 10 episodi, la serie scritta a otto mani da Krister Johnson, Jonathan Stern, David Wain e Rob Corddry (anche attore, nei panni del medico-clown Blake Downs) conta innumerevoli colpi di scena (quasi tutti trovano un modo per tradire tutti gli altri), ma in realtà immerse nella goliardia del contesto traspaiono l’impegno e la volontà di raccontare una vicenda che nell’assurdità più totale contenga una sua coerenza interna.

Una missione compiuta, in linea di massima, anche grazie al mood divertito dei due protagonisti Erinn Hayes e Rob Huebel (attori sottostimati che dimostrano qui tempi comici perfetti) e dei comprimari/guest star Malin Akerman, Jason Schwatzman (nei panni del misterioso agente noto come Cardellino), Henry Winkler e Jon Hamm (con la sua improbabile passione per i parchi acquatici). Sono lontanissimi i tempi del sopraccitato Scrubs, piccolo miracolo produttivo irripetibile che continua anno dopo anno a superare la prova del tempo; ma, in previsione di una possibile seconda stagione, la sensazione è che anche da noi il dittico Childrens HospitalMedical Police possa trovare – meritoriamente – la sua piccola nicchia di adepti.

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