Manifest – stagione 4: recensione della serie TV Netflix

Quello del volo 828 è un mistero apparentemente irrisolvibile: le vite dei passeggeri sono sempre più in pericolo, ma qualcosa cambierà drasticamente...

Manifest è una serie ideata da Jeff Rake del 2018: inizialmente andata in onda sulla NBC, la quarta e ultima stagione è disponibile dal 4 novembre 2022 su Netflix.  

Successo manifesto

In principio c’era Lost: poi tutto è cambiato.

La serie di Damon Lindelof e J.J. Abrams è una vera e propria pietra angolare per la narrativa televisiva e non solo: dopo i 114 episodi dei naufraghi del volo 815, raccontare il mistero, la vita e l’immanenza non può più prescindere dagli echi e dalle suggestioni dell’Isola.

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È cambiato il modo di narrare, di concepire, di scrivere.

È ovvio e consequenziale che niente potrà essere come Lost; allo stesso modo, ci potrà essere qualcosa che guarda da vicino e che è migliore e diverso (vedi The Leftovers, capolavoro di Lindelof, o anche The Wilds, o negli ultimi tempi l’imbarazzante Sopravvissuti di RaiUno).

Nel 2018, Jeff Rake ci prova: cambia la base -l’aereo non cade, ma scompare- ma resta invariata l’altezza -i passeggeri sono vittime e carnefici di un evento misterioso-.

Manifest 4, recensione, Cinematographe.it

Manifest ha (aveva?) un concept intrigante quanto innegabilmente, dichiaratamente derivativo, e dalla prima stagione che destò curiosità ed entusiasmi fin troppo presto, è arrivata ad una terza attraversando colpi di scena come se piovesse e sequenze con una scrittura eccessivamente sbracata e di terz’ordine.

Guarda il trailer di Manifest 4

La seconda stagione necessitava di una spinta in più rispetto a quello che ha poi fatto, e considerando l’abbandono totale in fase di sceneggiatura di approfondimento psicologico preferendo la spettacolarità delle svolte narrative, è sembrato come se lo show si adagiasse sul leitmotiv principale (la ricerca affannosa di un mistero apparentemente irrisolvibile).

Insomma, un percorso bloccato in una confort zone fin troppo abusata, per una narrazione che non aggiungeva nulla al già visto e si diramava in millemila sottotrame fin troppo convulse e ammassate.

Con l’unico risultato di far disaffezionare il pubblico stanco del rimandare continuo, provocando un irrisolto senso di frustrazione nel non trovare nessuno sbocco al mistero principale in un sentiero fatto solo di micropassi.

Manifest 4: un racconto mutante

Per bloccare l’emorragia di spettatori, la produzione della terza stagione ha compiuto allora un viraggio repentino: dal mistery/new-age filosofeggiante ad un complotto religioso.

 “Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati”: è il versetto 8,28 dei Romani che viene citato in un episodio, messo in campo mentre le trame orizzontali e verticali si intersecano giocando sull’eterno binomio scienza/fede.

Ma niente da fare: crollo di ascolti vertiginoso, decisione della NBC di chiudere la serie senza dare la possibilità agli autori di risolvere i misteri.

Dopo tre stagioni e 42 episodi, Manifest sembrava allora destinato a chiudere con i numerosi nodi da sciogliere: ed ecco allora che tutti i fan, pochi ma buoni (tra di loro, anche Stephen King!), reclamano a gran voce facendo intuire a Netflix che da questo fallimento poteva nascere qualcosa di diverso.

Manifest 4, recensione, Cinematographe.it

La piattaforma streaming decide allora, tra l’entusiasmo degli spettatori, di rilevare i diritti dello show e annuncia che saranno prodotti degli episodi conclusivi per chiudere in maniera logica il racconto.

La recensione della quarta stagione

La quarta stagione di Manifest arriva quindi su Netflix, dopo una pausa forzata di oltre un anno e dopo che i fan avevano quasi perso le speranze di poter vedere la risoluzione dell’enigma del volo 828: e sarà divisa da Netflix in due parti, come d’altronde la piattaforma sta programmando negli ultimi anni le serie più attese (vedi La Casa di Carta). Dieci episodi rilasciati nell’autunno 2022, e altri dieci in primavera 2023.

Il primo episodio della stagione finale compie un balzo in avanti di due anni rispetto a dove eravamo rimasti: Cal adesso vive con Micaela e Zeke, ed entrambi sembrano aver fatto pace con il salto d’età fatto dal fratello. Lei, soprattutto, continua ad avere le sue chiamate; una in particolare le mostra dei petali di pesco che le piovono addosso.

Ben sta ancora cercando Eden, in memoria della moglie che non riesce a dimenticare. Infine Saanvi è ancora alla ricerca dell’aereo scomparso nuovamente due anni prima: i passeggeri continuano a essere sorvegliati costantemente dal governo, e la data di morte di Ben si avvicina sempre di più.

Intanto Micaela decide di seguire il suo istinto, e si ritrova al porto tra i container, ed uno in particolare all’interno del quale trova un uomo orientale con un braccio dove ha scritto sulla pelle, nel sangue, stone 828: che sembra essere un passeggero dell’828 morto due anni prima, e che ha un pacchetto per Cal contenente un segreto delle chiamate attraverso un viaggio profondamente emotivo, coinvolgente e spiazzante.

Regia - 3
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3
Recitazione - 2
Sonoro - 2
Emozione - 3.5

2.8