Lucifer – Stagione 6: recensione dell’ultima stagione della serie Netflix

Un finale che convince a metà.

È terminata l’attesa per i fan di Lucifer: la serie Tv di successo ideata da Tom Kapinos e prodotta da Warner Bros. Television. È finalmente possibile vedere in streaming su Netflix, dal 10 settembre, gli ultimi episodi che vedono ancora protagonista l’affascinante Mefistòfele interpretato dall’attore gallese Tom Ellis, che, nel corso di una vacanza dall’Inferno che si sta consumando sulla terra, inizia a meditare il suo viaggio di ritorno in Paradiso. Tornano nel cast anche Lauren German e David Bryan Woodside, per la stagione finale di Lucifer che è già nella top ten delle serie più seguite in Italia sulla piattaforma streaming.

Lucifer – Stagione 6, quando diventare Dio è un’impresa difficile

Nella stagione conclusiva il racconto riprende con una riflessione del protagonista sull’opportunità di diventare Dio (di tornare quindi in Paradiso e salire sul trono del Padre), perché ormai pronto e maturo, umanizzato. Ma è una decisione difficile per Lucifer, anche perché sa bene che Dio, per poter essere Dio, deve amare tutti gli uomini del pianeta. Ed essere un Dio profondamente altruista. Lucifer deve quindi essere capace di aiutare persone di cui non gli importa nulla tout court. Questa ultima tranche di episodi mostra soprattutto il lato più profondo dei personaggi della serie: Lucifer, Chloe, Daniel, Amenadiel, per citarne alcuni, e mette in risalto la dimensione parentale che li lega. Lucifer 6 non sembra puntare sull’effetto sorpresa e sull’originalità, sposta invece il focus sulla caratterizzazione completa dei personaggi che viaggiano lungo i binari spesso meravigliosi e surreali della terra o di altri luoghi dominati dalle tenebre. In più, a complicare le cose arriva un demone dall’Inferno, in stile gothic punk, che vuole distruggere il diavolo.  Riuscirà alla fine Lucifer a convincersi di poter diventare Dio?

Lucifer – Stagione 6, il primo episodio della stagione inizia con una serata delle meraviglie

Il primo episodio della stagione inizia con una magica serata, forse l’ultimo momento di totale spensieratezza di Lucifer sulla terra in cui cerca di far capire alla sua amata Chloe che ci sono momenti in cui si dovrebbero sospendere le domande. In cui si dovrebbe credere senza pensare. Guardare semplicemente, per poter godere delle meraviglie. Come dargli torto? Qualcosa di simile a quello che nello spettacolo si chiama tecnicamente sospensione dell’incredulità, ma che potrebbe tornare utile anche nella vita di tutti i giorni.  “Cosa c’è di più magico della magia?”, afferma Lucifer. “È abilità, astuzia, inganno senza mentire.Come fa a non piacere?”. Nella serata delle meraviglie accade un fatto molto strano, e mentre Chloe vuole risolvere il mistero, Lucifer la invita a godere delle meraviglie senza “voler risolvere nulla”.

Buone le idee della serie TV e ineccepibile la fotografia

Lucifer 6 ha delle buone idee di base: devozione e amore, rispetto e affetti fondamentali, i temi della redenzione e della responsabilità. “Ogni azione pesa”, volendo citare le parole dell’angelo Amenadiel. “Qualsiasi buona azione tu faccia nel mondo sei ugualmente un eroe. Se aiuti qualcuno nel tuo quartiere (…) sei ugualmente un eroe come se stessi combattendo una guerra per il trono del Paradiso“, spiega l’angelo a Linda. Sonoro e recitazione invece non convincono. Il sonoro è per lo più assente e la recitazione appare spesso, e con solo qualche eccezione, innaturale. Apprezzati invece i movimenti di camera e le scelte di regia che contribuiscono a dar vita a una rappresentazione che accoglie anche elementi del musical e inserti di scene animate che non dispiacciono allo spettatore. Particolarmente curata la serie se si guarda all’immagine e alla fotografia che lascia ampio spazio ai dettagli di scena, ai colori e alle atmosfere dello spettacolo con sfondi scintillanti. E con personaggi che sfoggiano abiti dallo stile bon ton o fatti di paillettes. Nello script invece si passa dai bei lampi agli abusati luoghi comuni, anche se in generale si apprezzano comunque le idee di base della storia e la spinta che va nella direzione di una conoscenza più spirituale dei personaggi che in quest’ultima stagione hanno avuto la meglio sul requisito di originalità.

Regia - 3
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 4
Recitazione - 2
Sonoro - 2
Emozione - 2

2.7

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