voto del pubblico 3.6/5
voto finale 2.7/5
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Lost in Space – Stagione 3: recensione della serie TV Netflix

Peripezie in vista per la famiglia Robinson nella terza e ultima stagione di Lost in Space, dall'1 dicembre 2021 su Netflix.

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La terza e ultima stagione di Lost in Space non smette di focalizzarsi sull’importanza della famiglia, convogliando ancora una volta l’attenzione sui Robinson i quali, all’inizio di questa nuova avventura, sono ancora separati e ignari di ciò che il destino gli ha reciprocamente riservato.
Ideata da Matt Sazama e Burk Sharpless, la serie remake dell’omonimo successo degli anni ’70 non smette di sorprenderci e divertirci, proponendo uno schema senza novità a cui però i fan sembrano essersi affezionati. I protagonisti dello sci-fi Netflix tornano così esattamente nei panni in cui li avevamo lasciati, carichi di tutta la loro ironia, furbizia, intraprendenza e coraggio, in un quadro generale che fa piacere ammirare nuovamente ma che difficilmente riesce a dare una sterzata di novità, propinando colpi di scena citofonati e ritorni alquanto prevedibili. Tuttavia, non è forse questo quello che ci aspettavamo? Ritornare nuovamente alla nostra famiglia spaziale, con tutte le certezze stilistiche e le incertezze esistenziali del caso!

Lost in Space 3: stesse dinamiche per una serie in cui la famiglia è la vera scoperta spaziale

La trama di questa stagione 3 di Lost in Space ci conduce su un misterioso pianeta oceanico in cui poco meno di cento ragazzini si danno da fare per tentare di riparare l’astronave e ripartire alla volta di Alpha Centauri. Il prospetto iniziale non è certamente dei più felici: i tre fratelli Robinson sono meno coesi del previsto, ognuno immerso nei problemi da risolvere e tediato da interrogativi privati che fatica a esporre. La serie non ci fa mancare una piccola sorpresa, mostrandoci il ritorno di uno dei personaggi più subdoli della serie, che in questi nuovi episodi cerca come sempre di recuperare qualche punto.
Il fulcro di tutto, in ogni caso, è rappresentato sempre dal giovane Will (Maxwell Jenkins) che troviamo fisicamente più grande e maturo, oberato di impegni e responsabilità e immerso totalmente in un vortice di preoccupazioni personali che implicano la ripartenza stessa della Jupiter.

Lost in Space; cinematographe.it

La mancata presenza dei genitori, John (Toby Stephens) e Maureen (Molly Parker), che fungono da collante non solo per la famiglia Robinson ma anche per l’intera comunità, di certo non aiuta. I creatori si dimostrano bravi, in questo, a mostrare in parallelo la situazione in cui si trovano i colonizzatori adulti, certamente molto più precaria e pericolosa, dal momento che devono fronteggiare quotidianamente i robot, a quella in cui si trovano i più giovani.
Una differenza che la fotografia, i costumi e la scenografia certamente mettono in luce, alternando ambientazioni da war movie (con tanto di mantelli mimetici) a location a tratti quasi paradisiache.
Gli amanti di Ridley Scott, a proposito di quest’ultimo punto, non potranno fare a meno di notare delle similitudini con Prometheus. Sono, sia chiaro, solo piccole strizzate d’occhio che possono far piacere come reclamare l’idea di “già visto”, ma che in ogni caso poco disturbano nelle dinamiche di una serie che, più che indagare sui grandi temi della vita, cerca sempre di concentrarsi sui valori umani, sulle responsabilità, sul senso di amicizia, famiglia e comunità umana.

Lo fa puntando su un’ottima caratterizzazione dei personaggi e su un comparto scenico e sonoro ineccepibile, mettendoci finalmente (anche se per poco) di fronte a una minaccia reale, che lascia la porta aperta alla vasta enciclopedia circa la natura dei robot. Dal punto di vista tecnico, poi, questo Lost in Space 3 non smette di alternare alle riprese statiche quelle in stile found footage eseguite dal piccolo Will: documentatore di mondi e segreti alieni.

Tirando le somme, la visione dei primi episodi della serie Netflix, in uscita sulla piattaforma streaming con dieci nuovi episodi a partire dal 1° dicembre 2021, si dimostra piacevole, lasciandoci come sempre col fiato sospeso circa il destino dei Robinson.

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