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I pompieri hanno detto che c’erano piccoli fuochi ovunque. Più punti di origine. Possibile uso dell’accelerante. Non è stato un incidente.” Con questo flashforward si apre Little Fires Everywhere, o Tanti piccoli fuochi se preferite la traduzione italiana del titolo che riprende paro paro il nome del romanzo firmato da Celeste Ng. La camera stringe sullo sguardo di Elena Richardson (Reese Witherspoon), uno sguardo che difficilmente ritroveremo sul suo volto nel corso degli episodi ma sono proprio quegli occhi a farci da portale verso ciò che ha provocato l’incendio che ha distrutto la sua casa. Una casa simbolo di ricchezza, di prosperità, di una serenità famigliare costantemente ostentata. Elena ha costruito la sua vita su basi troppo fragili per pensare di reggere all’urto provocato dall’apparizione di Mia Wright (Kerry Washington). In realtà, sarebbe bastato un soffio di vento, un po’ come nella fiaba dei tre porcellini, a far venire giù tutto. E noi diventiamo così spettatori di questa metamorfosi, da famiglia del mulino bianco con un elemento un po’ difettoso, a macchina inceppata nella quale quello stesso elemento emerge come unico ingranaggio in grado di muoversi e non rimanere bloccato insieme agli altri. Alla fine, Elena mette per l’ennesima volta lei stessa al centro di tutto ma soltanto in quel momento lo fa per proteggere anzitutto i suoi figli, ammettendo di essere stata lei, in maniera metaforica, ad alimentare quei tanti piccoli fuochi tra le mura di casa.

Little Fires Everywhere e quel passato da cui non si può fuggire in eterno

La serie tv di Amazon Prime Video è ambientata nella seconda metà degli anni ’90 e ci mette di fronte a due donne apparentemente agli antipodi. Elena (Reese Witherspoon) è una donna elegante che lavora per il giornale del quartiere in cui vive ed appartiene ad una famiglia benestante composta da lei, suo marito Bill (Joshua Jackson) ed i loro quattro figli. Deciderà, seguendo il suo istinto, di affittare una sua casa di proprietà a Mia (Kerry Washington), donna che ha visto dormire in macchina con sua figlia Pearl e che per questo motivo crede essere una senzatetto. Sin da subito, però, emergeranno alcune incongruenze tra quello che Mia dichiara sul suo passato ed Elena sceglierà di indagare per capire meglio la reale identità della donna.

Ciò che Elena e Mia sono diventate nella loro vita è stato determinato da una fondamentale differenza che intercorre tra loro, ovvero il coraggio che in una manca e che nell’altra, invece, sgorga da ogni centimetro di anima. Gli otto episodi di Little Fires Everywhere ci portano a fare un tuffo nel passato: è in questo modo che conosciamo la giovinezza delle due donne negli anni in cui sono chiamate a porre le basi del loro futuro ed è proprio in quel periodo delle loro vite che emerge il timore di Elena di affrontare l’ignoto e quindi la scelta di seguire una strada più sicura, rinunciando ad amore e carriera, ed il coraggio di Mia che invece inizia sin da quel momento a conquistarsi ogni centimetro della libertà che la contraddistinguerà negli anni a seguire.

Little Fires Everywhere - Cinematographe.it

La serie tv gira intorno a questo elemento di connessione e sconnessione tra le due protagoniste, ponendo grande attenzione sul tema della maternità. Sono tante le donne le cui vite si intrecciano al centro di Little Fires Everywhere: hanno età differenti, esperienze diverse alle spalle e sogni diversi ma tutte, allo stesso modo, sono chiamate a fare i conti con un passato che non ha alcuna intenzione di rimanere in disparte. L’essere madre non è un mestiere che si impara, non puoi porti delle regole da seguire per diventare una mamma perfetta e questo Elena lo impara a sue spese. La serie tv evidenzia però una profonda mancanza di solidarietà femminile, poiché nessuna si salva, se non le più giovani protagoniste, dal brutto vizio di puntare il dito e sparare giudizi l’una contro l’altra. Lo fa anche Mia, quasi fosse l’unico modo per convincersi che in fondo nel suo passato abbia fatto la scelta più giusta e non quella più egoistica. Una mancanza di empatia che emerge soprattutto dalla triste diatriba in tribunale tra la madre biologica di May Ling, Bebe Chow (Huang Lu), e la madre affidataria, Linda (Rosemarie DeWitt).

Le regole implicano un giusto modo di fare le cose ma non sempre esiste un modo del tutto sbagliato o uno del tutto giusto di agire

Little Fires Everywhere - Cinematographe.it

Little Fires Everywhere ti costringe, sequenza dopo sequenza, a schierarti, a chiederti cosa avresti fatto tu se fossi stata al posto loro, se fossi stata una loro amica o se semplicemente fossi stata davanti alla tv a commentare quel fatto di cronaca. Alla fine, però, si finisce per non schierarsi affatto, talmente complicate sono le situazioni che ci si ritrova a commentare e perché si arriva a comprendere meglio quando in certi casi non esistono verità assolute. Lo evidenzia anche un passaggio del romanzo di Celeste Ng:

Una aveva seguito le regole e una no. Ma il problema con le regole era che implicavano un modo giusto e un modo sbagliato di fare le cose. Quando, in effetti, la maggior parte delle volte erano semplicemente modi, nessuno dei quali del tutto sbagliato o del tutto giusto, e niente capace di dirti con certezza da che parte della linea ti trovavi.

Non si riesce a pensare che una donna sia meno madre di un’altra o credere che Elena sia tanto peggiore di Mia. Lei che ha rinunciato davvero a tutto per la famiglia o anche solo per rincorrere quello status che le hanno fatto credere fosse la perfezione a cui aspirare per potersi ritenere soddisfatti nella vita. Chi non ha mai pensato, anche solo per un attimo, che fosse davvero quella l’aspirazione massima? Chi non ha mai pensato che l’erba del vicino fosse sempre più verde e meglio tagliata della nostra, o che la madre di un nostro coetaneo fosse più cool della nostra, soprattutto in età adolescenziale. E quante volte abbiamo guardato al passato, amareggiandoci per il fatto di non aver avuto lo stesso coraggio di Mia nell’affrontare una strada che non sapevamo dove ci avrebbe portato ma comunque lontano dal nostro presente, spesso soffocante e senza alcuna evoluzione all’orizzonte? Ci si ritrova come la rana nell’acqua che diventa bollente ancor prima di rendersene conto, quando ormai non si ha più la forza per saltare fuori. I protagonisti della serie tv sono come tanti fiammiferi che più sono entrati in contatto l’uno con l’altro, sfregandosi e fregandosi delle conseguenze delle proprie azioni, più hanno alimentato quel fuoco divenuto ormai indomabile.

Little Fires Everywhere e quel disperato bisogno di aiuto taciuto troppo a lungo

Little Fires Everywhere - Cinematographe.it

Gli anni ’90 sono riconoscibili in tantissimi elementi della serie tv: i telefonini non ci sono ed è bello ricordare quella connessione che nessuno smartphone ci ha più permesso di avere. Li riconosciamo dalla colonna sonora che comprende brani intramontabili di quella decade, nonché dai tanti riferimenti pop citati dai protagonisti, vedi il travestimento da Scary Spice di Pearl (Lexi Underwood) o i dialoghi tra adolescenti incentrati su Beverly Hills 90210 e Buffy – L’ammazzavampiri. Nel corso della narrazione assistiamo all’evoluzione di alcuni personaggi, soprattutto Lexie (Jade Pettyjohn) che passa dall’essere un’adolescente viziata e cocca di mamma a improvvisa fonte di saggezza che guida i fratelli verso una rivoluzione mai considerata fino a quel momento ma ormai fin troppo necessaria. Tutti, allo stesso modo e indipendentemente dalla loro età, hanno tenuto un profilo basso, riuscendo a domare il fuoco delle passioni più nascoste che valorizzerebbero le loro individualità. Tutti hanno però covato una disperata richiesta di aiuto e dalle ceneri, arrivate come una benedizione, come ha giustamente detto Mia a Izzy (Megan Stott), riusciranno a cavarsela, emergendo da esse più forti di prima e determinati a trovare la propria strada.

Little Fires Everywhere - Cinematographe.it

Nel finale la colonna sonora lascia spazio al crescendo di sinfonie che anticipano la drammaticità ormai incontrollabile della story-line. I tanti piccoli fuochi a cui fa riferimento il titolo della serie tv equivalgono alle sottotrame che prendono forma nel corso degli episodi. Sempre rimanendo in tema, Little Fires Everywhere mette forse troppa carne sul fuoco ma è anche vero che magari è proprio questo aspetto a renderlo così emotivamente coinvolgente, senza alcun momento di noia nell’arco degli otto episodi. Bullismo, aborto, razzismo, disparità sociale, maternità surrogata e l’eterna contrapposizione tra madre biologica e madre adottiva: tutti temi che, a distanza di oltre venti anni dai fatti narrati, non hanno e forse non avranno mai un’unica verità e che in molti casi rappresentano una vera e propria piaga sociale, basti seguire la cronaca statunitense che ancora oggi sembra catapultarci nel cuore degli anni sessanta.

Kerry Washington in stato di grazia, Reese Witherspoon torna ad essere la madre (im)perfetta

Il livello recitativo della serie tv è altissimo e sarebbe troppo facile sottolineare il talento già noto di Reese Witherspoon, che non si differenzia troppo dal suo personaggio di Big Little Lies, e di Kerry Washington (entrambe anche produttrici esecutive dello show) che sgorga drammaticità ad ogni espressione e che punta a vincere i maggiori riconoscimenti del panorama seriale internazionale. Bisogna piuttosto sottolineare la bravura del resto del cast che comprende attori più o meno noti (vedi Joshua Jackson nel ruolo di Bill Richardson) ma soprattutto elementi giovanissimi, capaci allo stesso modo di portare in scena interpretazioni superbe. La regia ci permette di apprezzare al meglio ogni loro espressione, di godere dell’arte di Mia e la fotografia porta sul piccolo schermo le luci e le ombre dell’Ohio che fanno da cornice e aderiscono al meglio all’evolversi della vicenda, fino al gelo che abbraccia le fiamme di casa Richardson. I dialoghi sono accurati, i confronti tra madre e figli risultano assai veritieri e tengono alta la tensione, mentre i monologhi di Mia, soprattutto quello finale sull’uccello e la gabbia dorata, fanno venire voglia di prendere un taccuino e trasformare così ogni singola parola in un monito per il futuro.

Little Fires Everywhere - Cinematographe.it

Qualcuno diceva che “Le rovine sono un dono. La distruzione è la via per la trasformazione” e Little Fires Everywhere ce lo dimostra con un finale che lascia molto spazio all’immaginazione. Ogni spettatore può interpretarlo a suo piacimento, trovando le più svariate risposte alle domande che inevitabilmente aleggeranno nella testa quando sullo schermo iniziano a scorrere i titoli di coda.

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