voto del pubblico 3.9/5
voto finale
4.0/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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La preadolescenza può essere un momento molto difficile: Tully vive con una madre sempre fatta, che non si cura della figlia e della sua protezione; Kate abita invece con una famiglia fortemente legata ai valori cattolici tradizionali. La combinazione dei loro due caratteri si rivela fondamentale per lo sviluppo di entrambe le loro esistenze, diventando un’amicizia longeva e inossidabile nonostante le difficoltà di tutti i giorni, grandi o piccole che siano. L’estate in cui imparammo a volare parla proprio di questo rapporto imprescindibile, di un legame che unisce Kate e Tully capace di resistere a tutto. La prima puntata si apre sulla giustapposizione tra il successo sotto i riflettori di Tully che vive tra un’avventura sentimentale e l’altra e Kate alle prese con i capricci della figlia Mara e con il divorzio imminente: da qui si apre un percorso che viaggia nel tempo e che esplora i passaggi fondamentali che hanno portato alla formazione del carattere delle due amiche e anche del loro rapporto.

L’estate in cui imparammo a volare: dal romanzo allo schermo con due protagoniste incredibili

L'estate in cui imparammo a volare - Cinematographe.it
Kate, Tully e Johnny durante le riprese del loro programma in L’estate in cui imparammo a volare.

L’estate in cui imparammo a volare è tratta dal romanzo omonimo di Kristin Hannah, che percorre le vite delle protagoniste Kate e Tully attraverso il tempo. Il titolo originale della serie, e del libro, è invece Firefly Lane che rimanda direttamente a tutta l’iconografia legata alla libellula, relativa ai salti temporali e alla persistenza delle anime nel corso degli anni. Katherine Heigl e Sarah Chalke danno vita a due protagoniste credibili e ben riuscite, sia a livello di scrittura che di resa filmica. I personaggi infatti sono sfaccettati senza essere pedanti nella loro descrizione e, nonostante qualche costruzione diegetica retorica e in diverse occasioni patetica, Kate e Tully si dimostrano donne realistiche, dai risvolti umanamente ben riconoscibili, senza mai rivestirsi di finto eroismo o banale attaccamento ai valori. Se la costruzione dei personaggi, anche grazie alle interpretazioni del cast, risulta molto ben riuscita, quella della trama si configura piuttosto come un saliscendi emotivo provocato da una concatenazione di eventi che talvolta emerge come pretestuoso e prettamente funzionale all’evoluzione della storia. Questa impressione di progressione forzata della trama si salva, come detto, per dei personaggi che sanno emergere bene, con le performance di tutti rispetto, oltre che delle protagoniste, anche degli altri interpreti: vale la pena ricordare Ben Lawson nei panni dell’ex marito di Kate, Jon Ecker in quelli della nuova fiamma di Tully e Brandon Jay McLaren in quelli del nuovo pretendente di Kate.

L'estate in cui imparammo a volare - Cinematographe.it
Kate, Tully e Max in un momento di L’estate in cui imparammo a volare.

Questa schiera di uomini, come prevedibile, fa da contraltare alla centralità delle due regine protagoniste, funzionando proprio in virtù del ruolo che di volta in volta viene loro attribuito da parte di Kate e Tully: basti pensare al personaggio di Johnny che è ex marito di Kate, padre di Marah, amico di Tully, datore di lavoro di entrambe e via dicendo. Gli elementi per una storia d’amicizia e d’amore composita e articolata ci sono tutti e così L’estate in cui imparammo a volare si lega al pubblico fin da subito a livello emotivo, sfruttando a proprio vantaggio le corde della sensibilità e dei ricordi di un tempo andato. Anche l’ambientazione temporale, che spazia dagli anni Ottanta ai primi anni 2000, contribuisce a innestare il seme della nostalgia di un tempo non troppo lontano e che inizia a prendere forma, anche a livello culturale collettivo, proprio in questo momento storico.

L’estate in cui imparammo a volare è disponibile dal 3 febbraio su Netflix.