Le mille vite di Bernard Tapie: recensione della miniserie Netflix

Le mille vite di Bernard Tapie racconta i successi e i passi falsi di un uomo complesso e al tempo stesso perfettamente adatto a diventare un personaggio televisivo.

Visto che da tempo Netflix si interessa alle biografie di personaggi controversi e dall’etica non sempre cristallina, un uomo come Bernard Tapie non poteva non attirare l’attenzione del dipartimento produttivo della piattaforma streaming. Le mille vite di Bernard Tapie racconta infatti la parabola di uno dei principali uomini d’affari della storia moderna francese. Nato in una famiglia della classe operaia, il giovane Bernard Tapie si contraddistingue fin da subito per la sua sconfinata ambizione, iniziando a concludere affari importanti sulla pelle degli operai delle aziende coinvolte; ben presto accanto alla carriera di businessman, Tapie inizia a far progredire anche quella televisiva e mediatica, con la lucidità di chi ha presto capito che esposizione mediatica, fascino comunicativo e astuzia finanziaria possono collaborare profondamente tra loro per tessere le fila di un grande successo economico. Netflix ripercorre in sette episodi di circa un’ora ciascuno le grandi gesta di un uomo quanto mai controverso e difficilmente leggibile da un’analisi superficiale.

Le mille vite di Bernard Tapie Cinematographe

Le mille vite di Bernard Tapie racconta i successi e i passi falsi di un uomo complesso e al tempo stesso perfettamente adatto a diventare un personaggio televisivo, sia fuori che dentro la diegesi. A dar vita al protagonista è Laurent Lafitte, che sa presentare un personaggio dalle tantissime sfaccettature in modo chiaro e lineare, facendo spesso e volentieri ombra agli altri interpreti della miniserie. Il carattere risoluto e ambizioso di Bernard Tapie trova cosí una degna rappresentazione nei lineamenti decisi del suo attore, ma anche nel trattamento della regia e della sceneggiatura che non si lasciano sfuggire occasioni per alcuni esercizi di stile divertenti. Per esempio ogni puntata si apre con una breve sequenza che si chiude con una frase cinica e ficcante, un perfetto sunto dello spirito del protagonista subito prima di far partire i titoli di testa e, con essi, il disclaimer che afferma che non tutto ciò che viene rappresentato sullo schermo è frutto di finzione. Con queste (e altre) piccole accortezze, Le mille vite di Bernard Tapie riesce a guadagnare in credibilità e verosimiglianza, nutrendo una certa curiosità nel pubblico verso un uomo che (è evidente) non si è lasciato sfuggire nessuna occasione per raggiungere i suoi obiettivi, fino alla fine dei suoi giorni (Tapie è infatti morto nel 2021). Sono molte anche le occasioni in cui si accostano al monumentale personaggio centrale altre figure per molti versi a lui assimilabili, da Silvio Berlusconi a Jean-Marie Le Pen, che con lui hanno condiviso un momento storico e culturale in cui si sono scontrate le grandi ricchezze di pochi uomini con una serie di problematiche sociali frutto delle loro stesse scelte politiche ed economiche.

Le mille vite di Bernard Tapie: valutazione e conclusione

Politico, cantante, attore, uomo d’affari, sportivo, presidente e operaio: questi sono solo alcuni dei ruoli ricoperti da Bernard Tapie nella sua vita e Netflix ha deciso di offrire ai suoi abbonati un breve sguardo su una vita complessa e quanto mai articolata. Per farlo, ha costruito una miniserie guidata da una regia e una sceneggiatura che si sono smaccatamente messe al servizio della storia raccontata; allo stesso modo, Laurent Lafitte si cimenta in un’interpretazione convincente e ispirata, che non si risparmia certo in termini di sagacia ed espressività non verbale. Dando cosí tanto spazio all’elemento discorsivo, sono gli aspetti più romantici di fotografia e musica a comparire un po’ in sordina rispetto al resto dell’architettura, ma senza comunque apparire trascurati.

Regia - 4
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 4
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 3

3.3

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