Kung Fu Panda – Il Cavaliere Dragone 2: recensione della serie animata

Con Kung Fu Panda: Il cavaliere dragone 2, su Netflix a partire dal 12 gennaio 2023, prosegue l'avventura streaming di uno dei personaggi più famosi dell'animazione contemporanea. Po è tornato, portandosi dietro la consueta dose di azione, umorismo e sentimento.

Il 12 gennaio 2023 arrivano su Netflix i 12 episodi della seconda stagione di Kung Fu Panda: Il cavaliere dragone, spin-off seriale dell’omonima e fortunatissima saga nata con l’omonimo il film per il cinema del 2008 e proseguita come è regola di questi tempi: praticamente dappertutto, non sempre con buoni motivi. Produce Dreamworks Animation e va precisato che la struttura narrativa di questa seconda stagione è audace, perché si concede il lusso di aggiungere, al percorso narrativo tradizionale, un episodio speciale intitolato Un epico capodanno lunare e pensato decisamente per il mercato asiatico, intonato comunque al gusto e alle necessità del pubblico delle nostre parti. Un’occasione, tra l’altro, per toccare con mano la flessibilità dei personaggi e della serie in generale: l’episodio speciale, senza alterare le psicologie e non mettendo in discussione il mix di ingredienti che ha reso popolare la saga (arti marziali, umorismo e tenerezza familiare), si diverte a introdurre un leggerissimo senso di straniamento. Il cast vocale di Kung Fu Panda: Il cavaliere dragone 2 ritorna al gran completo. Su tutti, le voci di Jack Black e Rita Ora, nelle parti rispettivamente del protagonista supremo, Po. E di Lama Errante, decisamente il personaggio più strutturato e interessante. Sono sempre loro a comandare, più o meno.

Kung Fu Panda – Il cavaliere dragone 2: Po e la sua banda in giro per il mondo

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Kung Fu Panda: The Dragon Knight (L to R) Jack Black as Po and Rita Ora as Wandering Blade in Kung Fu Panda: The Dragon Knight. Cr. COURTESY OF NETFLIX © 2022

Sono due le cose che Po ama al di sopra di tutto: il kung fu e il cibo. Non necessariamente in quest’ordine. Magari non valeva neanche la pena di perder tempo a rinfrescare la memoria dello spettatore, che queste cose le sa, anche nel caso in cui la conoscenza della saga e dell’universo tematico di Kung Fu Panda: Il cavaliere dragone 2 sia, per così dire, laterale. La seconda stagione arriva a a pochi mesi di distanza dalla prima, aumenta leggermente il numero degli episodi ma non si discosta dal modello e dalle sue convenzioni. Po continua ad amare il cibo e il kung fu, a quanto pare.

La famiglia è sempre e comunque la cosa più importante. L’eroismo di Po, in effetti, non poggia solo sulle arti marziali. Prima viene il suo cuore enorme, l’istinto generoso che lo mette in condizione di cogliere sempre il meglio nelle persone, una gran testa dura; nel suo DNA non è contemplata la parola arrendersi. Po non molla, anche quando il gioco si fa duro. In Kung Fu Panda: Il cavaliere dragone 2, il gioco si fa parecchio duro.

L’impulso di Po e della sua gang è di perorare la causa del pacifismo evitando che le formidabili armi di Tianshang, magiche e in grado di conferire un enorme potere a chi le calza (con tutti i rischi del caso), finiscano in mani sbagliate. Più facile a dirsi che a farsi. Klaus (Chris Geere) e Veruca (Della Saba) sembrano sempre un passo avanti agli altri. Per fermare la diabolica coppia di donnole e risparmiare un brutto quarto d’ora al pianeta terra, Po e compagni abbracciano la pace, ma si preparano alla guerra.

Accanto al protagonista combattono il signor Ping (James Hong), il papà di Po, Rukhmini (Rahnuma Panthaky) e, soprattutto, Lama Errante (Rita Ora). Lei è, già detto, il personaggio più interessante. Scontrosa come sempre ma, ehi, è un’orsa, in pieno subbuglio esistenziale. All’inizio di Kung Fu Panda: Il cavaliere dragone 2 Lama Errante è in bilico. Si interroga sui confini della propria identità, tormentata dai fantasmi del passato e decisa come e più di prima a farla pagare alle due donnole; cosa vuol dire, sul serio, essere cavaliere? L’entusiasmo travolgente di Po la tiene lontana dal lato oscuro. Il cuore narrativo della serie è felicemente elementare: Klaus e Veruca tentano di impadronirsi delle armi, Po e gli altri si oppongono. In mezzo umorismo, una serie di incontri che è meglio non spoilerare, un’abbondante razione di combattimenti e un bel giro del mondo mondo. Si parte dalla Cina, si va in India, poi l’America. Domani, chissà.

I vantaggi e le possibilità offerte dalla seconda stagione

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La seconda stagione completa, arricchisce, consolida. Vale anche in questo caso. Il meccanismo narrativo ormai è oliato, le psicologie dei personaggi sono schizzate nei tratti essenziali e duttili quanto basta, capaci di modellarsi d’istinto rispetto ai saliscendi della storia. A questo punto, definiti gli schieramenti (buoni vs. cattivi) chiarita la posta in gioco (le armi magiche), descritto l’itinerario (un bel giro del mondo), non resta che godersi lo spettacolo e scavare tra le pieghe di un modello consolidato per vedere se salta fuori qualcosa di succoso. In che modo Kung Fu Panda: Il cavaliere dragone 2, seconda parte di un progetto seriale sviluppato da Mitch Watson e Peter Hastings, tenta di approfondire il discorso cominciato con la prima stagione?

Rischiando poco. Il macro tema di Kung Fu Panda: Il cavaliere dragone 2 è sempre e comunque la famiglia. Po, Lama, Ping e Rukhmini sono famiglia al di là del sangue, li tiene insieme il cemento della solidarietà, dell’altruismo, della volontà di battersi per quel che è giusto. E se l’umorismo e la credibilità action, maldestra ma efficacissima, del protagonista Po arriva allo spettatore quasi con il pilota automatico, i tormenti intimi di Lama Errante, donna sola in un mondo di maschi che lotta per affermarsi e costruire la sua indentità, sono intonati ai tempi che corrono e hanno un certo spessore. Dall’altro lato della barricata, Klaus e Veruca vantano un respiro più articolato rispetto alla prima stagione. Sono e vivono come famiglia anche loro, ma qui c’è un’attenzione al dettaglio psicologico che ci ricorda che al mondo tutti hanno le loro ragioni. E che i cattivi, in fondo, sono dei buoni persi per strada.

La confidenza portata in dote dalla seconda stagione si riflette sull’immagine, inevitabilmente spogliata della forza stupefacente e lussureggiante dei film, ma rispetto a una certa impressione di staticità e povertà di sfondi del primo capitolo, la situazione è migliorata. Per il resto, Kung Fu Panda: Il cavaliere dragone 2 è serialità godibile, calibrata su un mix di azione-risate-sentimento più che rodato, che intrattiene con gran competenza senza prendersi troppi rischi.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 2.5
Recitazione - 3
Sonoro - 2.5
Emozione - 2.5

2.6

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