Kotaro abita da solo: recensione dell’anime Netflix

Su Netflix è disponibile Kotaro abita da solo, anime tratto dal successo manga di Mami Tsumura, dramma comico vincitore del premio Electronic Manga Award.

Kotaro abita da solo è la nuova serie anime Netflix tratta da quello che è stato definito uno dei manga comici più drammatici degli ultimi anni. La trasposizione anime in 10 episodi ripropone il manga di Mami Tsumura, seguendo una scansione episodica che ripropone la struttura narrativa in capitoli del manga. Di grande successo in patria, avendo venduto oltre 1,5 milione di copie, il manga attualmente composto da 8 volumi ha vinto il premio Electronic Manga Award nel 2018.

Kotaro è un precoce bambino di quattro anni che abita da solo in un piccolo condominio giapponese. Rimasto orfano della madre e afflitto da traumi infantili che lo hanno portato a sviluppare una mentalità adulta, Kotaro cerca di comportarsi in modo autosufficiente, dimenticandosi quasi retoricamente di essere ancora un bambino. Convinto di poter vivere autonomamente grazie anche alla rendita settimanale derivante dall’assicurazione della madre, non comprende inizialmente quanto sia essenziale l’apporto emotivo e logistico rappresentato dai suoi vicini di casa e in particolare del suo dirimpettaio, Karino Shin.

Un anime sulla solitudine infantile

Kotaro Cinematographe.it

Kotaro abita da solo si concentra sulla rappresentazione della solitudine infantile, resa attraverso l’apparente spensieratezza di un bambino di quattro anni che cerca di atteggiarsi ad adulto autonomo e indipendente, a tratti sarcasticamente irriverente e non credibile nel suo fare così perturbante per un bambino della sua età. Attraverso la rappresentazione episodica la serie anime si configura come la rappresentazione del manga da cui è tratta: ogni singolo atto in cui sono divise le puntate della serie animata si configura come una striscia fumettistica, esplicitando tanti piccoli scenari quotidiani che nella loro complessità vanno a creare un quadro coerente del profilo psicologico e caratteriale di Kotaro. Questo perché ogni episodio è un piccolo frammento contestuale della storia del piccolo protagonista, che ha subìto diversi traumi infantili dovuti al rapporto violento dei genitori, alla noncuranza della madre nei suoi confronti, alle dinamiche quasi malate del padre dopo la separazione dalla famiglia di origine. Questo ha creato in Kotaro una bolla di distacco nei confronti degli altri, ma anche un atteggiamento paranoico nei confronti di chi si prende cura di lui (pensando di essere un peso per chi vuole aiutarlo) e di atteggiamenti teatraleggianti nella vita quotidiana, che si presentano come un modo di evadere dalla realtà piuttosto che un modo di fare propriamente infantile. Quest’ultimo, in particolare, si presenta come una riproposizione del cartone animato preferito di Kotaro, Tonosaman, che rappresenta non solo un divertimento per il bambino, ma anche l’unica ancora di salvezza quando i suoi genitori litigavano.

Kotaro abita da solo: quando la commedia non riesce a sovrastare il dramma

Kotaro Cinematographe.it

Definita in Giappone come una delle commedie più drammatiche dell’editoria a fumetti, Kotaro abita da solo è infatti un dissacrante spaccato di quotidianità alienante a cui molto bambini – non solo giapponesi – sono costretti a sopravvivere. La solitudine è una componente troppo spesso ignorata da molti, ma che al contrario si configura come una delle problematiche maggiormente rilevanti nella definizione della personalità infantile. Kotaro non vuole ammettere a se stesso di sentirsi solo e già questa convinzione lo ha portato a sviluppare una personalità seria e molto più adulta della sua tenera età. Ma l’arrivo nella sua vita di Karino gli permette di tornare, anche se solo per poco, ad essere un vero bambino: Karino, da mangana squattrinato e scansafatiche, si reinventa lui stesso tutore/padre di Kotaro, migliorando con ciò la propria attitudine alla vita e, di riflesso, quella del bambino. Si crea un rapporto solidale tra i due, che si esplicita anche attraverso gag demenziali e sketch comici irriverenti. La componente esilarante si esplicita attraverso momenti di sospensione dall’impianto drammatico costanti, che però hanno come risultante l’essere ancora più aderenti ad un tessuto narrativo di black humor piuttosto che di divertimento canzonatorio. Kotaro impara da questi momenti degli insegnamenti importanti per la sua vita, il fatto di non essere completamente solo e la possibilità di comportarsi da bambino piuttosto che da adulto, ma al prezzo di dover ricordare e rivivere costantemente il suo passato traumatico nel momento in cui realizza tali constatazioni in momenti di soffusa comicità. È proprio per questo che la storia tende sempre di più al drammatico che all’ironico.

Kotaro Cinematographe.it

La struttura narrativa di questo anime per certi versi si accosta alla sua definizione estetica e visuale: sia i disegni e la trattazione registica, sia la struttura episodica, infatti, risultano essere molto appesantite per la loro legnosità e la loro rigidezza, a differenza del percorso psicologico del piccolo protagonista, che di rimando risulta essere fresca e coinvolgente, drammaticamente piacevole rispetto a come la storia è stata trattata al livello ritmico.

Tutto ciò appesantisce non poco la fruizione spettatoriale, che probabilmente non riesce a seguire in modo coinvolgente la narrazione, ma che comunque rimane colpito dalla natura altamente drammatica e psicologica di questo anime.

Regia - 3
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 2
Recitazione - 2
Sonoro - 2
Emozione - 3

2.4

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