Kiseiju – La zona grigia: recensione della serie horror Netflix

Un body horror affascinante e spaventoso con Jeon So Nee e  Koo Kyo Hwan che offrono le loro migliori performance.

Kiseiju – La zona grigia, la miniserie coreana con elementi del sottogenere body horror diretta da Yeon Sang-ho è disponibile dal 5 aprile 2024 tra i titoli del catalogo Netflix. L’atteso adattamento televisivo dell’eccezionale manga Kiseiju – L’ospite indesiderato di Hitoshi Iwaaki ci fa trovare dietro la macchina da presa il regista noto per aver diretto lo zombie-movie campione d’incassi Train to Busan. Il titolo internazionale è Parasyte: The Grey, che è, più precisamente, lo spinoff del fumetto di Iwaaki una storia fatta di mostri mangia cervello ambientata qualche mese successivo all’invasione di parassiti alieni tratteggiata nell’opera originale. I tre protagonisti sono Jeon So Nee nei panni di Jung Soo In, Koo Kyo Hwan (Seol Kang Woo) e  Lee Jung Hyun che interpreta Choi Joon Kyung.

Kiseiju – La zona grigia: nel plot l’umanità deve difendersi da mostri e mutanti che cambiano volto e falciano le persone

La storia di Kiseiju – L’ospite indesiderato è stata già adattata con una serie anime e due pellicole live-action. Quella voluta da Netflix è la prima trasposizione live-action fuori dal Giappone, un adattamento cupo e ancor più indirizzato verso l’action. La scena d’apertura è un attacco brutale di alcuni mostri durante un festival, ci mostra l’aggressione alla protagonista Jung Soo In, che si rende conto di non essere più la stessa persona. Un inizio che non prelude a nulla di buono (e non ci entusiasma). Ma man mano che si avanza nella linea diegetica, lo show inizia a mostrare il suo volto proprio come fa la larva (il mostro- parassita penetrato nel corpo di Jung Soo In – la mutante dalla doppia personalità). L’umanità deve affrontare quindi la minaccia di mostri (che sono parassiti non identificati) che cambiano volto e falciano letteralmente le persone. Queste creature prendono violentemente il controllo degli uomini, acquisendo sempre più potere. Dopo il violento attacco iniziale e i primi studi per contrastarli, si forma il “grey team” guidato dalla temeraria e fanatica Choi Jun-kyung (Lee Jung-hyun) allo scopo di smascherarli ed eliminarli tutti.

Un body horror affascinante e al tempo stesso spaventoso, con due protagonisti che regalano le loro performance migliori

L’opera di Hitoshi Iwaaki ha rappresentato un tassello considerevole della narrativa a fumetti e animata giapponese, soprattutto grazie all’interessante visione dell’autore. Non è un semplice body horror che si avvita a un intreccio, al servizio a sua volta di scene splatter (gli organismi che mostrano escrescenze da cui escono fuori le cose più orrende) ma anche una disamina della socialità. Lo spettacolo targato Netflix antepone a quest’obiettivo un taglio socio-politico con una scena iniziale oscura in cui viene descritta una drastica e, ahimè, “quasi desiderabile” riduzione della popolazione umana (se la mission sarebbe tutelare l’ambiente, salvare l’universo dal fenomeno del consumismo). La soluzione proposta è stabilita dall’entrata in scena di questi mostri feroci, da qualche tempo sbarcati sul pianeta, che intanto si sono evoluti ed organizzati in una banda, mentre la Corea del Sud potrebbe essere il primo paese a tentare di fermarli…

Kiseiju – La zona grigia: valutazione e conclusione

Jeon So Nee e  Koo Kyo Hwan offrono le loro migliori performance in questo riuscito body horror, violento e meno sentimentale dell’opera originale; fatto di sgradevoli esperimenti e trasformazioni dei volti. Vira soprattutto verso la critica sociale e l’action-thriller e resta uno spettacolo affascinante e al tempo stesso spaventoso: una guerra sulle tracce dei mostri, in cui è necessario non farsi “prendere” il cervello, e dove il senso di direzione si trova seguendo fenomeni comuni alle onde…

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3.5
Emozione - 3.5

3.5