Io ricordo. Piazza Fontana: recensione della docu-fiction Rai

Il documentario abbraccia lo stile narrativo della fiction per portare in TV una delle stragi più note nella storia del nostro Paese.

Una lenta carrellata all’indietro scopre una parete completamente tappezzata di foto, scritte e ritagli di giornale, collegati tra di loro da un filo rosso che va a comporre una vera e propria ragnatela, tanto fitta e intricata da non essere ancora stata sciolta e con molta probabilità mai lo sarà. Si chiude con questa immagine esplicativa e al contempo così carica di dolore, delusione e rabbia repressa per una verità e una giustizia lasciate colpevolmente confinate in un limbo, Io ricordo. Piazza Fontana, la docu-fiction che Francesco Miccichè ha realizzato in occasione delle celebrazioni per il cinquantenario della strage compiuta a Milano alla Banca Nazionale dell’Agricoltura che causò 17 morti e 88 feriti, aprendo di fatto la stagione del terrore. Era il 12 dicembre 1969, un giorno che ha segnato con il sangue di innocenti e in maniera indelebile la memoria collettiva, scrivendo una delle pagine nere della Storia italiana.

Io ricordo. Piazza Fontana: Francesco Miccichè racconta la strage da un punto di vista inedito

Di quanto accaduto prima, durante e dopo, fuori e dentro le aule giudiziarie, in quel giorno maledetto si è detto, scritto, raccontato, ipotizzato e raffigurato moltissimo, tanto che fare un censimento è praticamente impossibile. Il risultato è un mare magnum sterminato che ci ha mostrato e descritto dalle varie prospettive i fatti e le conseguenze, con tutto il carico di depistaggi, omissioni e ribaltamenti giudiziari che hanno segnato i decenni successivi sino ad oggi.

Restringendo il campo, il cinema e la televisione se ne sono occupate in numerose occasioni, con il Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana a rappresentare il fulcro del suddetto corpus audiovisivo e non solo. Proprio tale abbondanza, destinata a crescere ulteriormente di volume per via dell’anniversario dallo scoppio di quella bomba che ha fatto tremare e continua a farlo i cuori e le menti di un Paese intero, ha creato un archivio di parole e fotogrammi che hanno fatto in modo che il ricordo non venisse meno. Ed è per questo che ogni nuovo tassello prodotto che va ad aggiungersi al mosaico esistente indipendentemente dai valori espressi in termini qualitativi, va comunque accolto con rispetto e attenzione, poiché portatore di una fiammella che non può fare altro che alimentare la causa di una memoria condivisa.

Io ricordo. Piazza Fontana: la docu-fiction Rai che ricostruisce il processo seguito alla strage del 1969

Io ricordo. Piazza Fontana Cinematographe.it

Eppure nonostante la mole cospicua e variegata di contributi, un punto di vista mancava inspiegabilmente all’appello, quello dei parenti delle vittime. Mai prima di Io ricordo. Piazza Fontana, infatti, nessuno aveva pensato di spostare l’attenzione su coloro che hanno vissuto sulla propria pelle il dolore della perdita di un caro che il destino ha voluto strappare alla vita a causa di quella detonazione. Ed è quanto hanno voluto fare Miccichè e gli sceneggiatori in una docu-fiction che ricostruisce il complesso iter processuale seguito alla strage del 1969 attraverso lo sguardo di Francesca Dendena, figlia di una delle vittime (Pietro Dendena) e Presidente dell’Associazione Famigliari delle vittime della Strage di Piazza Fontana. E sta proprio in questa scelta di affidare a un’angolazione inedita il racconto degli eventi il principale motivo d’interesse nei confronti di una pagina altrimenti letta e riletta innumerevoli volte.

In tal senso, gli eventi sono ben noti nelle dinamiche e negli intrecci di potere, così come i nomi degli attori protagonisti di questa tragica vicenda sono stati ampiamente affidati alle cronache. Ciononostante un lavoro di riordino nel caos del detto e del mostrato era necessario, anche se tale operazione doveva giocoforza passare per un compendio quasi wikipediano. E così è stato. Io ricordo. Piazza Fontana è un “puzzle” che proprio per questo suo intento di ricomporre nella maniera più chiara possibile una materia assai complessa, al fine da permettere una lettura anche alle nuove generazioni, finisce con l’essere volutamente didascalico, divulgativo e semplice nella confezione e nell’architettura narrativa e drammaturgica.

Io ricordo. Piazza Fontana Cinematographe.it

Il racconto che segue il filo della memoria della protagonista designata, scomparsa nel 2010, ripercorrere le tappe giudiziarie, e non solo, della storia che prende vita nelle immagini della docu-fiction: il giorno dei funerali, la prima pista investigativa – quella anarchica – i processi spostati a Catanzaro e a Bari, i viaggi, le speranze, gli appelli. Fino all’ultimo dolore e all’ultima beffa: la sentenza definitiva della Corte di Cassazione nel 2005 che attribuisce la strage al gruppo eversivo neofascista di Ordine Nuovo, ma dichiara non punibili i responsabili, Freda e Ventura, in quanto già definitivamente assolti anni prima. E le parti civili devono pagare le spese processuali.

In Io ricordo. Piazza Fontana il linguaggio della fiction si mescola a quello del documentario

Io ricordo. Piazza Fontana Cinematographe.it

Mescolando i linguaggi e le punteggiature della fiction e del documentario, come fatto di recente con buonissimi risultati in Storia di Nilde, gli autori partono dalla figura e dalla lotta personale della Dendena (e della sua famiglia) per rimettere insieme tutti i pezzi. L’esito è un controcampo sulla Storia e sulla Strage che parte dal privato per allargarsi al pubblico, alternando la sfera intima del dolore del singolo a quella di una ferita collettiva mai cicatrizzata.  Questo è l’aspetto più importante e interessante di un’opera che, a conti fatti, si dimostra però disomogenea e discontinua nel modo in cui cuce narrativamente i contenuti. Non sono quest’ultimi in discussione poiché veicolati al pari delle emozioni con sufficiente incisività.

Semmai sono le ricostruzioni di fiction a non mantenere il medesimo passo. Le scene fungono da collante, con la figura della Dandena qui interpretata da giovane e in età adulta rispettivamente da Nicole Fornaro e Giovanna Mezzogiorno a fare da linea guida, ma sembrano dei corpi estranei inglobati a fatica nella timeline. Il tutto messo in quadro con una resa fin troppo televisiva, priva di guizzi e di soluzioni registiche in grado di rendere la visione più d’impatto.

Io ricordo. Piazza Fontana: la voce di familiari delle vittime, storici, giornalisti, avvocati e Istituzioni nella fiction in onda su Rai dal 12 dicembre

La parte documentaristica, al contrario, ha una potenza e una capacità performativa molto maggiore. È dall’uso dei materiali di repertorio accuratamente selezionati e montati, ma soprattutto dalle testimonianze raccolte tra familiari delle vittime, storici, giornalisti, avvocati e personaggi delle Istituzioni, che arrivano i momenti più intensi ed emozionanti. Attraverso di essi si riesce a rivivere veramente i legami umani che da cinquant’anni uniscono in modo indissolubile i familiari delle vittime, la loro solidarietà, la diffidenza verso le istituzioni, la ricerca – ostinata – della verità.

In onda giovedì 12 dicembre in prima serata su Rai Uno (21:25) e disponibile nei giorni successivi su RaiPlay, Io ricordo. Piazza Fontana è co-prodotta da Rai Fiction e Aurora tv. Nel cast sono presenti anche Anna Ferruzzo, Simone Gandolfo e Lorenzo Cervasio.

Regia - 1.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 1.5
Recitazione - 2
Sonoro - 2
Emozione - 2

1.8

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