Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere: recensione della serie TV Prime Video

Abbiamo visto i primi due episodi (su un totale di otto) della serie Prime Video Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere, disponibile dal 2 settembre 2022.

Analizzare Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere, la serie TV in streaming su Prime Video a partire dal 2 settembre 2022, è accettare che il mondo in essa narrato è altro rispetto a ciò che ci ha mostrato Peter Jackson nella sua monumentale trilogia cinematografica. È altresì rendersi conto che non esiste un legame diretto tra le opere, una trasposizione che risuoni come universale, che trasudi profondamente un senso di completezza appagante a tal punto da sopravvivere al tempo poiché il nostro tempo, con tutte le sue paturnie e le infiltrazioni buoniste, ha contaminato quell’universo così antico, frammentato e tormentato, dandogli la forma che si addice alla modernità: brillante, scintillante, digitalmente ineccepibile, politicamente corretta, femminista quanto basta. Una forma forgiata nella lungimiranza, accomodata da un budget di circa 465 milioni di dollari, ancorata al piccolo schermo da nomi abbastanza rassicuranti (uno su tutti quello del regista Juan Antonio Bayona) e dallo spirito di J.R.R. Tolkien, uno degli autori fantasy più noti e apprezzati.

Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere – oltre J.R.R. Tolkien

Il primo nodo da sciogliere, a tal proposito, sono le opere da cui la serie prende le mosse. A differenza di come si pensava in principio, infatti, Amazon Prime Video non ha alcun diritto sul Silmarillion, l’opera che Tolkien amò più di tutte, nonché la più bistrattata, travagliata, criticata; fucina di idee fantastiche dalle quali attingere per creare nuovi libri (a detta del suo editore!). Tale mitologia faticò a raggiungere gli scaffali delle librerie per via dello stile nettamente differente dall’applaudito The Lord of the Rings – più ampolloso, arcaico e dunque difficile da comprendere – nonché per la frammentazione intestina di cui soffre. Per tale ragione fu pubblicata postuma nel 1977 dopo essere stata rimaneggiata dal figlio Christopher insieme allo scrittore Guy Gavriel Kay.
Ma questo libro, come dicevamo, non è la fonte da cui attinge la serie Prime Video, che invece dispone di pieno potere su La Compagnia dell’Anello, Le Due Torri, Il Ritorno del Re, Lo Hobbit e le Appendici del Signore degli Anelli. Va da sé che, per parlare della mitica Seconda Era in cui è ambientato lo show, si oltrepassi il terreno sdrucciolevole e mal compreso dell’opera succitata e si rifugga al contempo dall’invischiarsi in rigidi schemi narrativi per approdare a uno stile più fruibile, a una storia che prende tanto le distanze dai film quanto dalla particolarità delle opere elencate, consegnando allo spettatore un cocktail frizzante ed elaborato che risuoni come innovativo, pur guardando sempre all’originalità dell’opera madre.

Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere – una serie TV per tutti che ha il pregio (o il limite) della perfezione

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Credit Ben Rothstein Prime Video

Perché Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere non è una serie per pochi eletti ma una serie per tutti, che parla la lingua degli elfi spogliandola di criptolalia; si intrufola tra le Montagne Nebbiose, le foreste di Lindon e altri mirabolanti luoghi con scaltrezza, mostrandoci prospettive mai viste (come ad esempio la città dei nani) e personaggi mai incontrati prima (i Pelopiedi, per esempio, che sono una delle tre razze degli hobbit) e lo fa con uno stile che insieme onora e rinnova i nostri canoni di riferimento.
Potremmo definirla per certi versi un’origin story, poiché ci porta in un tempo cinematograficamente ignoto, prima pacifico poi afflitto dalle guerre, dall’inimicizia tra i popoli, dalla presenza oscura di Sauron. È il tempo che non abbiamo ancora vissuto direttamente: ci sembra familiare, alcuni attori riusciamo a collocarli facilmente nella timeline, di altri invece non sappiamo pressoché nulla; sappiamo come andrà a finire ma non ci è dato conoscere con certezza come tutto è iniziato.

Come nasce la guerra? Come si plasma la sete di vendetta? Come si creano le incomprensioni? E le amicizie, le alleanze? Lo show Prime Video cerca di rispondere a tutto questo seminando piccoli sassolini lungo il tragitto e curando nei minimi dettagli la resa grafica della storia attraverso una fotografia che definisce i confini di ogni essere animato o inanimato che appare sullo schermo, in finestre visive così limpide da rievocare certi videogame d’avventura. In questa giostra di immagini e limitatamente ai primi due episodi visti, J. A. Bayona (qui anche in veste di produttore esecutivo insieme a Lindsey Weber, Callum Greene, Belén Atienza, Justin Doble, Jason Cahill, Gennifer Hutchison, Bruce Richmond e Sharon Tal Yguado) mostra di fare ciò che meglio gli riesce: intrappolare nella macchina da presa mostri che non hanno paura di farsi guardare in faccia e nei cui dettagli fisici si incunea l’essenza del mistero, della paura, del male che perennemente sfiora i viventi lasciandoli sul filo del rasoio e determinando tensioni che si cicatrizzano in cambi di scena repentini, forse talvolta con fin troppa prevedibilità. Dopotutto ciò che si spalanca ai nostri occhi è, come dicevamo in apertura, un mondo che si adagia sulla modernità e che ha necessità di brillare, di farci percepire la serenità di cui gode la Terra in questa era. Ne conseguono frame meno sporchi, meno realistici di ciò a cui siamo stati abituati.

Il mondo di Tolkien che va in scena ne Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere è edulcorato dalla perfezione, che è un pregio ma è anche un limite nell’attimo stesso in cui non ci illude fino in fondo che questo mondo sia possibile; che esista, sia esistito o possa esistere un tempo in cui accanto agli umani vivevano gli elfi, gli hobbit e i nani e il male era un oscuro signore di nome Sauron da perseguitare e combattere. Il cielo di carta pirandelliano si è strappato e noi non siamo che semplici spettatori, consci di farci addestrare da una finzione dalla quale non c’è possibilità di fuga: restiamo attoniti in quell’incastro di autentica perfezione che non ci appartiene e dunque non assurge al compito che la settima arte (seppur declinata nella serialità) dovrebbe avere: istruirci e farci sentire parte di un mondo altrimenti inesistente.

Il cast è magnetico, la colonna sonora puntuale, la fotografia fulgida

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Credit: Ben Rothstein Prime Video

Le prove attoriali sono impeccabili, apprezziamo sinceramente la bravura di un’eroina che combatte contro il volere della sua gente per assecondare la sua missione e il suo vero io: la Galadriel di Morfydd Clark diffonde coraggio e determinazione e sa catturare l’attenzione pur non mostrando (sempre limitatamente ai primi due episodi) una tracotante tribolazione interiore. Opzione giustificabile dalla scelta di presentare sul piccolo schermo tutti i protagonisti di questo viaggio, ognuno con le proprie peculiarità, come la temeraria Nori interpretata da Markella Kavenagh (una Pelopiede che ficca sempre il naso dove non dovrebbe!), che ha il pregio di accentuare le note femminili della serie insieme a Sophia Nomvete (la principessa Disa, moglie del principe dei nani Durin IV, interpretato da Owain Arthur).
A loro si accodano, nel cast de Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere, Robert Aramayo (Elrond), Benjamin Walker (l’alto re Gil-galad), Sara Zwangobani (Marigold Brandyfoot), Megan Richards (Poppy Proudfellow), Lenny Henry (Sadoc Burrows), Daniel Weyman (The Stranger), Peter Mullan (il re dei nani Durin III), Charlie Vickers (Halbrand) e Ismael Cruz Córdova (Arondir), oltre a Cynthia Addai-Robinson, Maxim Baldry, Nazanin Boniadi, Charles Edwards, Trystan Gravelle, Ema Horvath, Tyroe Muhafidin, Lloyd Owen, Dylan Smith, Charlie Vickers, Leon Wadham, Benjamin Walker.

La colonna sonora composta da Bear McCreary – mentre il tema musicale principale, The Lord of the Rings: The Rings of Power Main Title, è di Howard Shore non si stacca dalle immagini neanche per un attimo, concedendoci un bagno sonoro d’altissimo livello in cui la maestosità ci piomba addosso con irruenza, sollevandoci sulle alte montagne innevate o strattonandoci nella crudeltà di una battaglia.

Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere – una serie TV da vedere?

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Credit Ben Rothstein Prime Video

Tutto è epico, sfavillante, promettente. Cosa manca allora? La sensazione che in queste trame non ci sia disegnato un “per sempre”, che non esista un posto davvero riconoscibile da poter chiamare “casa”, non c’è nessuna mano invisibile che abbia cura di abbracciarci e farci aprire gli occhi verso un confronto che sia attuale, rapportabile alla nostra specie, al nostro modus vivendi. Se basta il colore della pelle a collocarci nel nostro tempo certo non basta a penetrare oltre la coltre di ogni tempo per dettare un insegnamento universale.

Non è questa la sede per inerpicarsi in inutili confronti, ma risulta necessario sottolineare che, se il mondo di Jackson funzionava per quell’artigianalità meticolosa che lo rendeva plausibile, quello coadiuvato nella serie Prime Video è palesemente di un’altra pasta. Ma è immaturo adesso giudicare. Ciò che si vede è, al netto di un doveroso e già annunciato distacco, una serie corale, in grado di attecchire sulla nostra attenzione, di meravigliarci e intrattenerci. Chi si aspetta una trasposizione fedele resterà deluso, chi la vedrà con occhi svestiti di ricordi e pagine di libri ne apprezzerà invece ogni minuzia, godendosi l’avventura e adulando quei personaggi che con eroicità non si rassegnano alle apparenze, lottando affinché il mondo sia un posto migliore.

Il piccolo schermo, per il momento e in questo caso, resta ancora un posto in cui dilatare gli universi narrativi e appagare la nostra sete di visioni e conoscenza.

Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere, che vede J.D. Payne & Patrick McKay come showrunner ed executive producer, arriva in esclusiva su Prime Video, con i primi due episodi, il 2 settembre 2022 e poi con cadenza settimanale.

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