Il produttore: recensione della serie TV Netflix

Dal 13 maggio 2022 su Netflix arriva Il produttore, la nuova particolarissima serie turca sul mondo (caricaturale) del cinema degli anni Settanta e Ottanta.

Disponibile a partire dal 13 maggio 2022, Il produttore arriva su Netflix per sconvolgere chi delle serie tv turche ha in mente solo l’immagine stereotipata dei grandi melodrammi in costume come El Club o dei frivoli lungometraggi in stile rom-com autoctona come Tattiche d’Amore.

Creata dal celebre comico turco Cem Yılmaz, che qui dirige e recita anche, la serie si discosta nettamente perfino dalle atmosfere romantiche e drammatiche di un altro recente successo targato Netflix In buone mani, preferendo piuttosto quelle estremamente demenziali e grottesche che, con qualche probabilità, non incontreranno di getto il gusto di molti spettatori.

Dietro le quinte dei film brutti

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Il produttore ci porta nel dietro le quinte dell’industria audiovisiva di serie B, attraverso le bizzarre vicende di un ex-attore di film per adulti piuttosto navigato, uscito da poco di prigione e risoluto a dare una svolta alla sua carriera. Stanco delle solite performance esplicite e dei siparietti ripetitivi che il settore a luci rosse gli confeziona ad arte ormai da decenni, Ersan Kuneri (Yilmaz), decide di produrre, scrivere e interpretare una serie di lungometraggi di vario genere, tranne il solito, anche contro le aspettative dei fan più fedeli e la ritrosia degli agenti che lo vogliono porno-star perché più remunerativo.

Ersan e la sua compagnia di prosperose colleghe e triviali registi cominciano così a dar forma a otto film quante sono le puntate de Il produttore: dal period drama Murad il secco all’horror in bianco e nero Levatrice cacciatrice, dal film-spot che invita il pubblico a smettere di drogarsi alla saga superomistica in stile Marvel, fino al dramma rurale ambientato in un villaggio dell’Anatolia. Nonostante le sue buone intenzioni, siamo comunque nel pieno degli anni settanta, il budget e le menti realizzative dietro quelle pellicole sono poco illuminate e altrettanto meno esperte, e ciò che verrà fuori da quei miseri lavori saranno delle caricature grossolane di cliché e tropes davvero discutibili.

Il produttore: la serie turca demenziale del comico Cem Yılmaz

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Operazione meta-cinematografica per nulla minimale, dedita a filtrare la realtà attraverso l’iperbole comica, Il produttore si traveste (letteralmente) di sgargianti colori e parrucche dal taglio di capelli stravagante per mettere in scena il processo creativo dietro la genesi dei film, ma senza per questo aderire ad alcun intento istruttivo e comprensivo dell’universo della settima arte. E’ piuttosto la parodia a quello stesso mondo che spesso tende a prendersi troppo sul serio ad interessare maggiormente i toni e l’inventiva del prodotto, fregandosene altamente della coerenza temporale e spaziale la quale, non seguendo alcuna consequenzialità, ci porta in un battibaleno dal salotto dell’ufficio di una casa di produzione all’interno di un film in costume bizantino fra cavalieri e spade nella roccia.

Un lavoro di ribaltamento dello sguardo della telecamera che ricorda in parte la medesima impresa di Boris, adorata serie che svelava con cinismo romanesco la finzione e l’artificio scenico tramite le traversie di una troupe precaria, ma che la serie turca carica a dismisura nella sua messa in scena estremamente esaltata dal camuffamento tale così da sfuggire ad una più ampia godibilità.

Perdendo anche a causa del muro linguistico lo spettatore solitamente non a proprio agio col demenziale (Netflix non l’ha doppiata in italiano e si è costretti al sottotitolo che stavolta non ripaga), Il produttore troverà senza dubbio la sua fetta di pubblico, ma nello stesso tempo il suo essere eccessivamente (e volutamente) kitsch allontanerà colui o colei il quale, storcendo il naso, rimarrà indifferente fin da subito a quella baraonda delirante che è la serie.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 2
Recitazione - 2.5
Sonoro - 2
Emozione - 2

2.3

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