voto del pubblico 4.0/5
voto finale 3.3/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Dopo l’irriverenza e il politicamente scorretto di Coliandro, la stagione della fiction di Rai Due prosegue sulla linea dell’anticonformismo, regalando una stagione di fiction che, rispetto a quella della sorella generalista Rai Uno, non fa sconti a nessuno: nuda, cruda e schietta, senza nessuna patina. Proprio come la caccia che attende Saverio Barone nella terza stagione de Il Cacciatore, sempre liberamente ispirata al libro Il Cacciatore di mafiosi scritto da Alfonso Sabella, prodotta da Cross Production, Rai Fiction e Beta film, per la regia di Davide Marengo (per gli episodi 1, 2, 3, 5) e Fabio Paldini (per gli episodi 4, 6, 7, 8).

Un capitolo ulteriore forse non previsto quando si è messa mano alla stesura della prima stagione, spinto forse dal grande successo di pubblico che la fiction ha registrato, ma con la consapevolezza di poter offrire un prodotto con un materiale di partenza che dalle prime puntate non delude gli affezionati alla serie, convincendo anche chi magari affermava che di questo terzo atto se ne potesse fare a meno.
Il Cacciatore 3 va in onda dal 20 ottobre 2021, ogni mercoledì su Rai 2 in prima serata, per un totale di quattro serate composte da due episodi, e in diretta su RaiPlay, dove gli episodi saranno sempre disponibili dopo la messa in onda.

Il Cacciatore 3: la trama della terza stagione della fiction in onda su Rai Due

Maggio 1897. Dopo aver chiuso il capitolo dei fratelli Brusca, Saverio Barone (Francesco Montanari) non è assolutamente in pace con se stesso: la caccia continua e si è fatta ancora più ambiziosa e spinosa, ma decisamente complicata e pericolosa. Vito Vitale (Paolo Ricca) desidera la morte di Barone tanto quanto il magistrato desidera arrestare uno dei latitanti più ricercati che ancora agiscono nell’ombra. Tuttavia Pietro Aglieri (Gaetano Bruno) e Bernardo Provenzano (Marcello Mazzarella), ad insaputa di Barone, per mantenere una certa pace desiderano ardentemente sbarazzarsi di Vitale.

Saverio adesso però opera nell’ombra mentre ufficialmente si occupa di beceri casi d’ufficio e, mai come ora, vive e viaggia con la paura della morte sulle spalle, un malessere interiore che non sa gestire neppure lui, al punto da rendergli difficili i rapporti con i colleghi e soprattutto quello con la moglie e la figlia Carlotta, a cui fatica ad avvicinarsi. In un momento dove il desiderio della caccia e la cattura di Vitale cresce sempre di più, deve avvalersi di nuovi arrivati, come la giovane Paola Romano (Linda Caridi), e fidarsi di chi ha sempre lottato al suo fianco come la poliziotta Francesca (Francesca Inaudi), mettendo da parte ogni ambizione.

Un magistrato tra ambizione e paura: l’umanità e la fragilità di Saverio Barone

Rispetto alle stagioni precedenti questo atto terzo una novità la presenta ed è forse quella più umana possibile: mostrare un Saverio Barone fragile, che cammina addosso con la paura e il peso che comporta essere un magistrato cacciatore di mafiosi. La recitazione di Montanari è un continuo salto tra nervi a fior di pelle, inquietudine e paura, a scapito di quell’ambizione e spavalderia che Barone ormai riserva solo a mettere sotto torchio alla nuova arrivata, figlia di magistrato e da lui etichettata immediatamente come raccomandata. Deve annusarla, testarla, vedere se può davvero fidarsi di lei, perché oltre alla paura non ha certo messo da parte il suo desiderio di “pigliarli tutti”.

L’unica e sola impressione che si ha dinanzi ai primi due episodi de Il Cacciatore scongiura ogni timore che questo capitolo potesse essere un surplus, un regalo al pubblico sull’onda del successo. Invece siamo di fronte ad un’occasione che chi è dietro il concept della fiction ha saputo giocare ed architettare molto bene: presentarci uno scontro a quattro – tra Barone, Vitale, Provenzano, Aglieri – che meritava di essere approfondito, mostrarci la metamorfosi di un uomo innamorato e consumato allo stesso tempo da un lavoro dal peso ingente e che trascende la sfera privata, nella confezione che ha da sempre reso Il Cacciatore una fiction con un suo stile, dalla regia mai preconfezionata, ma pensata per narrare la sceneggiatura con tutte le armi possibili e diversificate del genere, senza escludere (ma anzi far emergere!) il tratto autoriale.