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Con un titolo che riprende il nome del protagonista della serie, Harrow rappresenta la prima produzione internazionale dell’ABC Studios, di proprietà della Disney, che ha deciso di collaborare con la Hoodlum Entertainment, l’Australian Broadcasting Corporation and la Screen Queensland per la realizzazione di un progetto volto a rinnovare il mercato australiano, particolarmente carente in termini di serialità, ma anche teso a scoprire le diverse possibilità che si trovano oltreoceano e che possono rappresentare un nuovo terreno fertile per le case di produzione statunitensi.

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Creata da Stephen M. Irwin e Leigh McGrath, la storia è incentrata sulla vita di un patologo legale che possiede un totale disprezzo per l’autorità, la quale viene mostrata in maniera estremamente evidente sin dai primi secondi di questo esordiente episodio, ma che al contempo sente una sorte di empatia nei confronti delle vittime, che lo spinge a perseguire i casi di omicidio fino a che non sono veramente risolti. Un protagonista decisamente problematico che possiede una relazione intricata con le altre persone ma che, soprattutto, non si mette minimamente scrupoli a mostrare le sue competenze per denigrare coloro che si trovano vicino a lui, un tratto che potrebbe vagamente ricordare una sorta di Dr. House in versione leggermente più magnanima.

Harrow: un Dottor House più magnanimo?

Un’immagine di Ioan Gruffud nei panni del dottor Daniel Harrow in questa nuova serie australiana co-prodotta dalla ABC.

Dopo la recente serie televisiva britannica Liar, l’attore gallese Ioan Gruffud torna nel genere poliziesco con una tipologia di personaggio già esplorato in altri esempi di serialità televisiva, che può risultare difficile da trattare ma che grazie a una sceneggiatura, tutto sommato, solida alle spalle, riesce nel suo intento di far appassionare al caso trattato. L’attore si impegna veramente tanto per rendere una serie carica di elementi già visti in maniera che sia divertente e leggera, ostentando un’ottima mimica facciale e ricoprendo con una sicurezza tale questo ruolo che risulta veramente difficile non apprezzarlo sin dai primi attimi dell’episodio, rimanendo allietati dalle sue battute taglienti, e a volte eccessivamente provocatorie, che lo fanno sembrare una simpatica canaglia e lo differenziano dai personaggi da lui precedentemente interpretati al cinema e in tv. In buona parte della visione si viene assorbiti dalla complice e sbeffeggiante ironia di cui si fa portavoce e i suoi veloci discorsi lo rendono trascinante e pregno di un’irriverenza che gioca a suo favore.

L’ottima interpretazione del protagonista è possibile, come si è detto, anche grazie a una sceneggiatura, non perfettamente riuscita, ma che riesce ad ottenere il risultato di far guardare questa puntata senza troppa difficoltà o tensione. Un primo episodio che inizia in medias res, in cui si viene catapultati all’interno della narrazione senza riuscire ad abituarsi gradualmente al protagonista e, tanto meno, ai personaggi che lo circondano. Nei primi venti minuti ci si sente come degli intrusi che sono venuti a spiare la vita delle persone rappresentate senza poter fare nulla a riguardo ma che, a poco a poco, cerca di dissipare questa sensazione inserendo elementi che permettono di avvicinarsi sempre di più al protagonista e ai suoi modi di comportarsi. Un punto interessante è come i termini tecnici siano utilizzati con poca costanza nel corso dell’episodio e, soprattutto, con una precisione tale da non ottenere un eccessivo effetto di straniamento nello spettatore che riesce a capire, in generale, il senso del discorso pur essendo a digiuno di medicina.

Harrow: una sceneggiatura non impeccabile ma che sembra funzionare

Una scena tratta dalla serie TV Harrow, la quale è stata recentemente rinnovata per una seconda stagione.

Le sequenze drammatiche sono sicuramente quelle che meno funzionano nel complesso, in particolare le vicende legate alla figlia che vengono inserite in modo casuale e che assomigliano quasi a un’aggiunta superflua all’interno della storia principale, mettendo in luce come Harrow possa funzionare più adeguatamente come una serie comedy-drama con fini polizieschi in versione light. In questo modo, essa riesce a crearsi anche una piccola nicchia che lo differenzia dai tanti seriosi medical thriller in circolazione e più adatta a una visione leggera e spensierata senza risultare troppo banale.

Per quanto riguarda l’aspetto visivo, Harrow non brilla sicuramente per il suo comparto tecnico, decidendo di puntare su una regia non particolarmente curata e parecchio raffazzonata, in cui non sempre si sceglie il miglior punto d’osservazione per raccontare la vicenda, a volte persino scegliendo inquadrature irregolari, che non disturbano eccessivamente la visione ma nemmeno la esaltano come dovrebbe. La fotografia non emerge con uno stile ben definito, preferendo puntare su una colorazione naturale e neutra nella maggior parte dei casi e semplicemente alternando colori luminosi per il giorno e più sporchi per le scene notturne.

In tutto questo, si fa sicuramente notare la colonna sonora che accompagna il susseguirsi delle varie scene con ritmi distesi e a tratti che rasentano il canzonatorio, abbinandosi alla natura del personaggio e quasi imitandolo attraverso le note, ma che nei momenti più drammatici riesce anche a trovare il suo lato serioso senza calcare troppo verso il commovente, aggiungendo una sorte di alone di mistero e dubbiosità ma non scadendo nell’ordinario.

In definitiva, un episodio che promette bene per il proseguimento di una serie di certo non originale ma che riesce in parte a vincere nel suo complesso la curiosità della visione, se non tanto per assistere alla spavalderia del protagonista e per trascorrere qualche ora di svago.

Harrow va in onda in Italia a partire dal 5 ottobre 2018 su Fox Life.

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