Grey’s Anatomy – stagione 19: recensione della serie TV Disney+

La serie culto creata da Shonda Rhimes torna con nuovi, appassionanti intrighi.

La serie TV ideata da Shonda Rhimes arriva con nuovi episodi, Grey’s Anatomy – stagione 19 è disponibile dal 2 novembre 2022 su Disney+.

Sono realmente poche le serie televisive che possono vantare una vita lunga quanto quella di Grey’s Anatomy, la creazione più celebre di Shonda Rhimes, che ha iniziato la sua corsa nel 2005 e da allora non ha mai smesso di appassionare il pubblico.

Nei primi anni, lo scontro diretto era con E.R – Medici In Prima Linea, show ideato da Michael Crichton (e ispirato al suo Casi Di Emergenza) che dal 1994 al 2009 aveva inaugurato il medical drama strutturando i propri episodi con descrizioni realistiche di giornate vissute all’interno del pronto soccorso. Per le sue 15 stagioni, E.R. ha furoreggiato dettando legge, mostrando però segni di cedimento nelle ultime stagioni, probabilmente a causa di una formula che inevitabilmente mostrava il fiato corto.

Ugualmente inevitabile quindi lo scontro con Grey’s Anatomy, che nasce quando E.R. sta per finire, riprendendo la formula del medical e innestandovi una fortissima componente soap-operistica: in questo modo, fin dall’inizio si assicurava una longevità narrativa legata al via vai di personaggi e di triangolazioni sentimentali potenzialmente buone per rinnovarsi all’infinito.

Se allora una era incentrata su casi medici descritti con verosimiglianza, l’altra raccontava un nosocomio che sembrava e sembra oggi più che mai un albergo per innumerevoli situazioni sentimentali, quadrilateri e adulteri, intrighi sessuali e colpi di scena degni di un vero e proprio feuilleton moderno.
Ma si sa, niente dura in eterno: e se l’episodio con cui apre la diciannovesima stagione è il 375 e la parola fine sembra ancora ben lontana, il ritmo ha latitato più volte, in Grey’s Anatomy, così come la riuscita delle varie stagioni.

Grey’s Anatomy 19 – operazioni d’amore

Un punto di svolta non indifferente per la serie è stata la morte del personaggio principale, su cui si reggevano buona parte delle trame, ovvero il Derek Shepherd che aveva dato successo al suo interprete Patrick Dempsey. Dopo la sua scomparsa, Grey’s Anatomy era dato per spacciato: eppure, con una scrittura brillante e trovate degne di una telenovela, ha continuato la corsa e si è ripreso, rinnovando la sua formula ma forse riuscendo più sincero nel momento in cui non era più legato alla notorietà di un solo personaggi.

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Sarebbe però facile liquidare lo show descrivendolo come una soap-opera dal budget miliardario: perché Grey’s Anatomy è come un cuore pulsante aperto, e il suo andamento (come la sua efficacia) ha lo stesso andamento di un elettrocardiogramma.
Alti e bassi sono all’ordine del giorno, per puntate scritte e recitate in maniera egregia ce ne sono altrettante un po’ gettate via: ma la passione con cui viene raccontata questa girandola sentimentale senza pudore è innegabile, così come affascinanti sono alcune situazioni e alcuni approfondimenti.

Pian piano con gli anni la serie si è sbilanciata di più sul sociale, e se da una parte metteva in scena le vertiginose difficoltà di un sistema sanitario spaventoso (quello statunitense), dall’altro sposava la causa dei diritti sociali presentando personaggi LGBTQ+, dalle etnie più disparate, dalle condizioni economiche e sociali e culturali più diverse, garantendo un discorso di reale inclusività che appare sempre più naturale e intriso nella natura stessa dello show.
La diciannovesima stagione si apre, come sempre, con una nuova annata per il Grey Sloan Memorial: non per niente l’episodio ha come titolo Tutto È Cambiato.

Tutto è cambiato… per restare sempre uguale

Nuovi praticanti, nuovi strutturati, nuove regole. Personaggi che escono (il primo dottore non binario interpretato da E.R. Fightmaster, introdotto nella stagione 18), altri che vanno e vengono (la dottoressa Bailey, Chandra Wilson), altri ancora che ritornano (Kate Walsh nei panni di Addison Montgomery); ma soprattutto, un salto temporale in avanti di sei mesi rispetto alla fine dell’ultimo episodio della stagione precedente, stratagemma narrativo tipico della struttura seriale che permette di liberarsi di alcune trame chiuse o morte e di aprirne altre. Infatti, un gruppo di giovani stagisti talentuosi e ambiziosi è stato reclutato mentre i chirurghi presenti lavorano per riportare il programma al suo antico splendore (tra cui scopriremo essere presente anche il nipote di Derek!).

Meredith, ora colonna portante dello show ma destinata, pare, ad essere sempre meno presente per la volontà di Ellen Pompeo di uscire di scena seppure gradualmente, vede Nick per la prima volta da quando ha rifiutato la sua offerta di trasferirsi in Minnesota.

Ellen Pompeo e la figlia da madre surrogata

Intanto, la Bailey dice a Richard che non è pronta per tornare a lavoro, Levi trova il coraggio di dare una notizia deludente a Jo, e le cose si complicano quando Link si rende conto di essere stato a letto, qualche sera prima, con una nuova stagista.

Certo, tutto cambia per restare sempre immutato: ma la cosa che non cambia davvero mai, in Grey’s Anatomy, è un comparto interpretativo al di sopra della media televisiva, che riesce nell’ardua impresa di far passare sopra a qualche sequenza o soluzione raffazzonata e coup de theathre improbabili.
Insomma, quello che si dice (sbagliando, perché in nessun piacere può esserci colpa) un vero e proprio guilty pleasure.

Regia - 3
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 2
Recitazione - 2
Sonoro - 2
Emozione - 2

2.5

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