Good Omens – Stagione 2: recensione della serie TV su Prime Video

Angeli e demoni ritornano nell'attesa seconda stagione di Good Omens. La serie, commedia fantasy con protagonisti Michael Sheen e David Tennant, è su Prime Video dal 28 luglio 2023.

Storditi da un presente complicato, apocalissi climatiche, pandemiche, nucleari – è sempre e solo la fine del mondo – ci eravamo scordati di una cosa importante. E cioè che anche l’Armageddon, nonostante lo stress, ha un suo lato colorato e divertente. Il 28 luglio 2023 torna in esclusiva su Prime Video, con i nuovi sei episodi, la seconda stagione di Good Omens, la serie Tv diretta da Douglas Mackinnon che è l’adattamento del capolavoro fantasy umoristico del 1990 di Neil Gaiman e Terry Pratchett che da noi si chiama Buona Apocalisse a tutti!, mentre in originale è Good Omens: The Nice and Accurate Prophecies of Agnes Nutter, Witch. Terry Pratchett se ne è andato ormai da qualche anno, Neil Gaiman invece no e la sua impronta sul progetto ha avuto modo di lasciarla. I protagonisti si chiamano Michael Sheen e David Tennant. Accanto a loro un bel cast che comprende, anche ma non solo, Jon Hamm, Miranda Richardson, Nina Sosanya Maggie Service.

Good Omens – Stagione 2: la storia di due amici di vecchissima data. E di un Arcangelo smemorato

Good Omens - Cinematographe

L’amicizia tra Azraphel (Michael Sheen) e Crowley (David Tennant), amicizia non è forse la parola più adatta a descriverne il rapporto, ha radici antiche, considerazione da prendere alla lettera. Si conoscono agli albori della Creazione e all’epoca sono ancora entrambi angeli. Qualche millennio più tardi, Azraphel angelo lo è ancora. Crowley, sarà per la congenita tendenza a porsi domande intelligenti sull’operato di Dio che non piacciono a chi di dovere, è diventato un demone. Vivono a Londra, per nome e conto delle rispettive ditte. Azraphel, che è dolce, candido, ingenuo e molto delicato, è il rappresentante del Paradiso. Crowley, dandy vagamente punk e sempre di pessimo umore, è il poster boy dell’Inferno. Questo apparentemente.

In realtà, come ben sanno i fan più accaniti di Good Omens, i due protagonisti hanno una loro agenda. Un’alleanza, stretta all’oscuro dei piani alti (e bassi), che gli consente di esserci per gli abitanti della Terra (e l’uno per l’altro) quando ce n’è bisogno. Anche perché il modus operandi di Paradiso e Inferno è piuttosto cinico e insensibile. L’uno, bianco, asettico e tecnocratico. L’altro, cupo, umido e abbastanza disorganizzato. In questa seconda stagione Azraphel, l’angelo, Crowley, il demone, hanno due matasse da sbrogliare che richiedono nervi saldi e tutto il loro impegno. La prima è sentimentale, coronare il sogno d’amore di due umane, Nina (Nina Sosanya) e Maggie (Maggie Service). La seconda è più scivolosa. Riguarda l’Arcangelo Gabriele.

L’Arcangelo Gabriele (Jon Hamm) è il più arrogante, egocentrico e narcisista pezzo grosso del Paradiso. È l’incubo di Crowley e neanche Azraphel fa i salti di gioia quando lo vede. Immaginate la sorpresa di quest’ultimo quando Gabriel bussa alla porta del suo negozio – è un commerciante di libri rari – completamente nudo e affetto da amnesia. Non ricorda niente di sé e del suo passato, allude solo a una spaventosa minaccia che incombe su tutto il Creato. La sparizione dell’Arcangelo scuote il Paradiso, che invia a indagare la teneramente imbranata Muriel (Quelin Sepulveda). E soprattutto stuzzica la concorrenza. Lord Belzebù (Shelley Conn) si serve di Shax (Miranda Richardson), Ambasciatrice dell’Inferno a Londra, per capire se Crowley abbia qualche ruolo nella faccenda. Azraphel e Crowley, mai come ora, hanno bisogno l’uno dell’altro per rimettere a posto le cose.

Neil Gaiman porta la serie “oltre” il romanzo

Good Omens - Stagione 2 cinematographe.it recensione

Non doveva esserci, a rigor di logica, una seconda stagione di Good Omens. Il cerchio si era chiuso in maniera perfettamente naturale con la prima stagione, che recuperava di fatto gran parte degli snodi narrativi della fonte letteraria. A garanzia dell’integrità dell’operazione, va ascritto il deciso coinvolgimento in questo secondo blocco di episodi dello stesso Neil Gaiman. Intelligentemente, nell’atto di distanziarsi dal materiale “ufficiale”, santificato dal romanzo del 1990, l’autore britannico decide di mantenere il focus ben piantato sulla strana, bellissima, curiosa, amicizia tra Azraphel e Crowely. È la natura della loro relazione, un sentimento colorato di un bel numero di sfumature, la cosa più importante in questa storia.

Amore, nel senso più nobile e puro: affetto, rispetto, complicità e incomprensioni. L’angelo dolce, timido e delicato, ma anche tenace e risoluto. Il demone malizioso e sempre arruffato, ma non se ne trovano con un cuore d’oro come il suo. Il loro è uno sforzo etico, morale. Perché se è vero che tante cose li separano, i due si trovano costretti ad ammettere che il Paradiso e l’Inferno, queste strane multinazionali del trascendente, in un aspetto si somigliano pericolosamente: il sostanziale disinteresse per il benessere (e il malessere) generale. Azraphel e Crowley sono diversi. A modo loro, imperfetto, divertente e poeticamente fantasy, cercano di fare sempre la cosa giusta. Good Omens è un manuale di buoni propositi travestito da commedia fantastica. E il bene, ci insegnano senza moralismi Azraphel e Crowley, è nelle piccole cose, nel piacere semplice di una vita semplice. Nell’attenzione per gli altri.

Che la morale della favola non risulti poi così zuccherosa, è merito del talento, dell’alchimia miracolosa dei due carismatici leading men, Michael Sheen e David Tennant. Una complicità costruita su un perfetto incastro di sensibilità peculiari, psicologie divergenti, stili contrapposti (bianca leggerezza, cupa sregolatezza) e tempi comici affilatissimi. Nel cast di contorno acquista sempre maggior spazio Jon Hamm; il suo sconclusionato Arcangelo Gabriele, Don Draper con le ali, gli consente di perfezionare con una forte dose di autoironia il collaudato repertorio di maschi alfa problematici. Il gioco degli attori è certo l’aspetto più gratificante di questa stagione di Good Omens. Per le cose da rivedere, leggete più sotto.

Good Omens – Stagione 2: conclusione e valutazione

Se il focus è tutto sui protagonisti, è altrettanto vero che la “leggerezza” della trama non va interamente a beneficio di Good Omens; l’impressione è di una struttura narrativa troppo esile. Per una confezione di sicura qualità, manca il guizzo visivo spiazzante per stare al passo con l’originalità della premessa, il felice mix di umorismo e cornice fantastica. Senza esagerare con gli spoiler, c’è in questa seconda stagione un interessante lavoro sul genere e le storie di genere. A conferma della vitalità di un’operazione che, senza sfruttare al massimo le sue notevoli potenzialità, offre un diversivo seriale in grado di stuzzicare il palato dei fan più accaniti. E quei due lì, Michael Sheen e David Tennant, il loro lavoro lo sanno fare alla grande.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 2.5
Recitazione - 4
Sonoro - 3
Emozione - 3

2.9