Godspeed – Ripartire da un viaggio: recensione del film Netflix di Mehmet Ada Öztekin

Due ex soldati turchi salgono in macchina per impedire un matrimonio. Sarà il coronamento di una tragica promessa e di un film che cerca la lacrima ad ogni costo. Godspeed- Ripartire da un viaggio è su Netflix dal 23 maggio 2022.

Il catalogo Netflix delle produzioni originali turche continua ad espandersi. Dopo le serie El Club, Etos, Fatma, la peculiare Il produttore e il film drammatico In buone mani, stavolta, con Godspeed – Ripartire da un viaggio (dal 23 maggio 2022), il paese torna a riflettere sulle conseguenze permanenti della guerra, attraverso una storia di guarigione dal senso di colpa percorsa lungo un itinerario in macchina.

Godspeed – Ripartire da un viaggio: la trama del film turco su Netflix

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Su quell’auto diretta a Dalyan, città sulla costa sud-occidentale della Turchia, viaggiano due ex colleghi militari: Kerim (Tolga Saritas), sottotenente più giovane dell’altro, prima dell’arruolamento innamorato della bella Elif (Oyku Naz Altay), e Salih (Engin Akyürek), sergente dell’arma vittima di un tragico scontro a fuoco che gli ha fatto perdere buona parte della gamba sinistra, ora sostituita da una protesi dell’arto che, nonostante la disabilità, non gli impedisce di guidare.

I due sono diretti all’imminente matrimonio di Elif, data in sposa a un altro uomo per volere del padre, il quale poco tollerava l’esuberanza dell’allora fidanzato Kerim e della sua intera famiglia. Quel sabotaggio di nozze tuttavia, cela una promessa scambiata in un momento estremamente tragico che la vita dei due soldati l’ha stravolta con conseguenze fatali, perché ciò che sembra un reale percorso per le strade brulle della nazione, in verità si scoprirà essere la manifestazione illusoria di un disturbo post traumatico da stress.

Drive (your) car

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Diretto da Mehmet Ada Öztekin, qui al suo quinto lungometraggio dopo numerose serie tv tutte in lingua turca, Ripartire da un viaggio adatta il romanzo omonimo “Yolun Açik Olsun” di Hakan Evrensel del 2017, restituendoci gli orrori collettivi della guerra attraverso le ferite psicologiche e fisiche di un combattente reduce dagli ultimi attacchi antiterroristici curdi nel sud-est del paese. Salih incarna infatti l’insieme di valori cari all’autore del libro e della sceneggiatura, quali il patriottismo, l’eroismo, il coraggio e il sacrificio, manifestati nel dispiegarsi di un amicizia profonda fra due uomini in grado di superare il tempo e la morte.

Tuttavia, Godspeed – Ripartire da un viaggio, riconosciuto il coraggio di operare a basso budget e la rilevanza sociale e storica del materiale di partenza, soffre di una sceneggiatura estremamente debole, costruita su dialoghi sbiaditi per nulla efficaci e un andamento alquanto ordinario dissolto in accadimenti sul presente tipici delle peripezie del lungo viaggio in macchina e continui flashback sul passato che intendono spiegare a fondo il grado di sofferenza del protagonista.

Sta dunque nel ricatto emotivo del pietismo verso i propri stessi personaggi, trasognati come eroi ma dipinti come martiri, la fonte del maggior fastidio dell’intera operazione, calcando la mano su una dilatazione estremamente prolissa del patetismo e della commozione che nega al film un proprio segno particolare. Non vi è testimonianza del presente né cinema politico nella visione di Mehmet Ada Öztekin, ma piuttosto un intenerimento lacrimevole costruito per ricercare nello spettatore il mero effetto emotivo: l’amputazione, la convalescenza, la malattia mentale, la solitudine, il senso di colpa, il rifiuto all’affetto. Menomale che va meglio con la colonna sonora: uno scambio fra folklore e soundtrack originale, merito del compositore Toygar Isikli, degno dell’(unica) nota positiva.

Regia - 2
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2
Recitazione - 2
Sonoro - 3
Emozione - 2

2.2

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