God’s Favorite Idiot: recensione della serie TV Netflix con Melissa McCarthy

La vita del mite e bonario Clark cambia drasticamente quando, una mattina, viene colpito da un fulmine. Da quel momento l'obiettivo sarà solo uno: salvare il mondo da Satana.

Questa è la storia di “un uomo incredibilmente mediocre diventato profeta, che divide l’opinione pubblica”. Ecco, in una riga, tutto quello che c’è da sapere su God’s Favorite Idiot, così come viene annunciato da una reporter poco dopo lo straordinario miracolo. La serie TV – 8 episodi da venti minuti circa l’uno, disponibili su Netflix dal 15 giugno – riprende con grande leggerezza tematiche già affrontate altrove, dal dittico Una settimana da DioUn’impresa da Dio all’esaltazione dell’idiot savant tipica di film come Oltre il giardino (1979).

Premesse e aspettative tutto sommato importanti, che qua e là si infrangono contro una diversa evidenza: il prodotto ideato e interpretato da Ben Falcone assieme alla moglie Melissa McCarthy (anche produttrice) sceglie spesso la via dell’intrattenimento facile facile, tanto teneramente grottesco e sopra le righe quanto superficiale e incompiuto. Ma va altresì detto che il progetto prevede 16 puntate, e che quindi forse vedremo presto la seconda conclusiva parte dell’opera.

God’s Favorite Idiot. Brillare o non brillare? Questo è il problema

Antefatto: una mattina Clark, modesto impiegato informatico, viene colpito da un fulmine nel giardino di casa sua. Una settimana dopo, scopre di avere curiosi poteri sovrannaturali: riesce, ad esempio, a brillare “dall’interno” (tanto che molte persone si domandano se nasconda un telecomando da qualche parte), o a far partire a comando la canzone Sign Of The Times di Harry Styles (che, ovviamente, diventa la colonna sonora della serie). In pochi sono disposti inizialmente a credergli, compresi i colleghi di lavoro Tom, Mohsin e Wendy.

A non mettere mai in dubbio la sua rivelazione è, invece, Amily, impiegata nel medesimo ufficio e di cui il protagonista è segretamente innamorato. Le fondamenta su cui poggia God’s Favorite Idiot sono essenzialmente i pezzi di bravura dei due personaggi principali, che spesso dialogano a briglia sciolta sull’abuso di alcol e farmaci dell’una o sui banali hobby dell’altro (amante dei gatti e delle “belle conversazioni”). Il quesito principale però, per tutti, riguarda le ragioni che hanno portato Clark ad essere stato prescelto.

Chi si ritira non vince mai… ma chi vince a volte si ritira

Si tratta, come facilmente prevedibile, di salvare il mondo dall’arrivo di Satana (che giunge sulla Terra sotto forma di motociclista bionda vestita di pelle), divulgando anche un messaggio di pace e condivisione universale: “Dio è reale, Dio è buono e tutti hanno ragione su Dio”. God’s Favorite Idiot indugia molto sui personaggi secondari e su lunghe parentesi poco funzionali al prosieguo della trama, con conseguente sensazione di superfluità e carenza di idee. Oppure possiamo intenderlo come un arguto inside joke: considerato che il punto di vista è quello di un uomo timido, mite e privo di fantasia come Clark, anche la serie inevitabilmente avrà le stesse caratteristiche.

Compreso un drastico calo di ritmo e mordente negli ultimi due episodi, in concomitanza con la presa di coscienza da parte di Clark della propria impotenza – nonostante i poteri divini – di fronte a Lucifero, ai quattro cavalieri dell’Apocalisse e all’invasione delle locuste. Forse si poteva fare di meglio, visto il materiale di partenza a disposizione; forse si sarebbe potuto impiegare in modo più intelligente il talento di Melissa McCarthy (troppo spesso, chissà perché, sprecato). Ma come piccolo riempitivo estivo God’s Favorite Idiot fa il suo lavoro, lasciando tutto sommato intatta la curiosità su come riuscirà l’ingenuo e bonario Clark a sopravvivere alla fine del mondo.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 3
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3
Emozione - 1.5

2.6

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